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IL PIANETA STA GUARENDO… IN PARTE, FORSE

IL PIANETA STA GUARENDO… IN PARTE, FORSE

di Sumaia Saiboub

ECCO COME STA VERAMENTE REAGENDO IL PIANETA, ORA CHE IL MONDO SI È FERMATO

Indiscrezioni, foto e lunghissimi thread sulla salute del pianeta sono all’ordine del giorno sul web da quando ci siamo fermati ed ogni nazione ha dichiarato, in via più o meno ufficiale, l’inizio del lockdown. Ma quanto di quello che è stato diffuso, ricondiviso e ritwittato nelle ultime settimane è vero? In questo momento la risposta giusta a questa domanda sembrerebbe essere: ben poco.  

Il tweet circa l’avvistamento dei cigni, andato virale (sotto) che recitava “Ecco un inaspettato effetto collaterale della pandemia, l’acqua dei canali di Venezia è limpida per la prima volta da tempo immemorabile. Si possono vedere i pesci e i cigni sono tornati.”, è stato subito smentito dal National Geographic.

Per quelli della zona questa non è affatto una novità, infatti i cigni hanno sempre nuotato nelle acque vicine alla laguna, come ad esempio nell’isola di Burano, notamente meno trafficata del capoluogo veneto.

Lo stesso vale per tutti i tweet che sostenevano che con il fermo del traffico a Venezia l’acqua avesse cambiato colore e che si riuscissero dopo tanto tempo a vedere i pesci nuotarci.

Anche le altre notizie su alligatori e delfini nella Laguna si sono rivelate bufale.

Questo fenomeno, tuttavia, non si limita solo al nostro paese, l’Italia è stata solo uno dei primi a finire in un vortice di fake news.

A seguire, infatti c’è stata la Russia e la presunta decisione del governo del paese di liberare leoni per le strade delle città così da impedire ai cittadini di uscire di casa, proprio come riporta questo tweet del magnate britannico Lord Sugar, che ha indubbiamente contribuito a diffondere la notizia.

Non sono mancate indiscrezioni neanche sulla Cina, in particolare riguardo ai dati che sono stati diffusi sul numero di morti per Covid – 19, che molti hanno reputato non tanto veritieri. C’è chi tra loro non si è limitato a fare  supposizioni, ma ha diffuso immagini che sosteneva essere della NASA e che riportassero rilevazioni insolite di calore, perché in quell’area si stavano cremando i corpi di tutte le altre vittime del virus, che il governo cinese non aveva dichiarato

Inutile dire che nonostante la notizia sia stata smentita nel giro di poche ore, questo tweet è ancora online. Tant’è che il media americano Buzz Feed ha stilato una vera e propria lista di tutte le fake news sugli effetti del lockdown che sono andate virali sui social più di recente.

Questa settimana è arrivata l’ennesima smentita e riguarda le condizioni dei livelli di CO₂ e l’inspessimento dell’Ozono. Dopo che per giorni erano circolate immagini diffuse dall’Agenzia Spaziale Europea che mostravano la drastica riduzione di gas inquinanti nell’aria a marzo 2020, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, gli ultimi report sulle condizioni climatiche del pianeta ci mostrano che non è abbastanza.

Immagine che contiene testo, mappa, uomo

Descrizione generata automaticamente
Fonte: ESA 2020

Nonostante il calo di emissioni nell’aria, la triste costante che si registra ogni anno a inizio maggio anche questa volta si è ripresentata puntualissima, stabilendo il nuovo record assoluto di CO₂ in atmosfera. Lo storico osservatorio di Mauna Loa ha rilevato, il 3 maggio una concentrazione di 418.2 ppm (parti per milione) di CO₂, e nel mese di aprile 2020 di 416.18 ppm, i valori più alti mai registrati da quando esistono queste misurazioni, iniziate nel 1954.

Aprile, inoltre, è stato uno dei mesi più caldi in assoluto, alla pari di quello del 2016. A dirlo sono i dati sulla temperatura dell’aria in superficie del Copernicus Climate Change service (C3S), il programma per l’osservazione della Terra dell’Ue. Una riduzione delle emissioni, quindi, per quanto drastica non è abbastanza per fermare il cambiamento climatico in atto. Servono misure più a lungo termine, soprattutto visto il rischio che corriamo in questo particolare periodo, dove il costo umano assieme al disastro economico innescato dalla malattia, potrebbe rendere ancora più difficile combattere tali cambiamenti, poiché le risorse che si pensava destinare a progetti ambientali, dovranno essere dirottate sulla ricostruzione delle macerie.

Solo nel caso in cui, ora che è iniziata la ripartenza, le catene di fornitura venissero ripensate e di conseguenza accorciate e lo smart working diventasse un modello di lavoro, allora forse questa terribile pandemia avrà contribuito a guarire il pianeta, aprendo ad un futuro diverso da quello che “gli scioperi per l’ambiente” prevedevano.

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