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Un mondo di bambù al Labirinto della Masone: Intervista con Elisa Rizzardi

Un mondo di bambù al Labirinto della Masone: Intervista con Elisa Rizzardi

di Francesca A. Baldo

Alla maggior parte delle persone la parola “labirinto” evoca l’antico mito greco del labirinto di Cnosso di Creta commissionato da re Minosse a Dedalo per rinchiudervi l’orrendo Minotauro.
Oggi, a distanza di secoli ed in una dimensione diversa da quella mitologica, esiste a pochi passi da Parma, precisamente a Fontanellato, il Labirinto della Masone ,un vero e proprio luogo fisico e tangibile che in poco tempo è diventato un reale tavolo di lavoro dedicato alla sostenibilità ambientale.
Il suo fondatore è Franco Maria Ricci, editore, collezionista e designer di grande fama internazionale che ha avuto l’idea di costruire un grande parco culturale, ogni anno ospitante moltissimi visitatori, che si distingue per essere diventato il labirinto più grande del mondo, interamente formato da piante di bambù del quale si sfruttano le proprietà fondamentali per migliorare lo stato di salute del nostro ambiente. L’esperienza di camminare sotto ad un numero indefinito di piante di bambù ricurve su se stesse, che creano una sorta  di tunnel  sopra la propria testa garantendo ombra e quindi temperatura fresca, è sorprendentemente suggestiva e capace di indurre chiunque ad una piacevole riflessione; infatti il labirinto è per antonomasia anche sinonimo di perdizione ma allo stesso tempo di ritrovamento del proprio essere, della propria memoria e dell’immaginazione.
Ma l’aspetto forse più interessante del Labirinto della Masone è la filosofia che sta al principio della sua creazione: il parco culturale è il primo ad aver proposto ad industrie, associazioni e realtà provenienti da diversi settori una visione d’azione nel rispetto dell’ecologia ambientale dando vita a nuovi progetti per abbellire dal punto di vista paesaggistico aree industriali degradate e, allo stesso tempo, salvaguardare e prendersi cura del  territorio e dell’ambiente.

Ho avuto il piacere di intervistare la dottoressa Elisa Rizzardi, responsabile della collezione d’arte della Fondazione Franco Maria Ricci (il Labirinto della Masone è anche un museo d’arte e casa editrice)  chiedendole di parlarmi della pianta di bambù, per la quale dal 3 al 25 ottobre è organizzata la rassegna Under the bamboo tree. (https://www.labirintodifrancomariaricci.it/it/labirinto/homepage-labirinto/), delle sue proprietà e valori di cui dobbiamo fare tesoro per poterli applicare in diversi aspetti della nostra vita quotidiana.


Qual è la logica di fondo di Franco Maria Ricci dietro alla creazione del Labirinto della Masone e perché proprio la scelta della pianta di bambù?

Il labirinto della Masone è una perfetta ed equilibrata unione tra estetica, pratica e sostenibilità.
Estetica perché è senza dubbio una pianta bellissima. Ma alla base del progetto di Franco Maria Ricci, oramai sessantenne quando gli venne in mente di creare un parco culturale come questo, c’era l’idea molto pratica di creare un labirinto dalle grosse dimensioni nel minor tempo possibile. Dunque il dottore Ricci ha scelto la pianta più veloce a crescere al mondo per avere le pareti alte in modo da nasconderne un po’ i percorsi interni e renderlo anche più giocoso e misterioso.

L’altra scelta invece è quella che segue la filosofia della sostenibilità : il bambù cresce così in fretta che tira tantissima anidride carbonica, buttando fuori grosse quantità di ossigeno e tutto ciò gli permette di pulire l’aria. Il bambù pulisce l’aria molto più velocemente rispetto alle altre piante.
Noi che lavoriamo qui, e i visitatori che prolungano la loro permanenza fino a sera, al tramonto vediamo il cielo coprirsi di stormi che, durante la migrazione tendono a privilegiare le zone con molti alberi sia per avere possibilità di fare molti nidi, sia perché l’aria è più pulita.

A primo impatto, un occhio non esperto, pensa si tratti di un labirinto di piante di bambù indifferenziate tra loro.  Seppur la scelta si è riversata su una sola pianta, c’è varietà? Da dove provengono le piante del Labirinto?

“Il bambù che vedi qua è principalmente “made in Italy”, viene dalla Versilia soprattutto. Inizialmente è partito anche dalla Francia, c’era una delle bambouseraie più grandi del mondo e Franco Maria Ricci aveva acquistato anche lì.
Sì certo, ci sono diverse specie di bambù, non uno solo, con caratteristiche diverse;
inizialmente erano quindici, ora qualcuna in meno, ma il bambù è una pianta molto infestante, le più piccoline sono state inglobate dalle più grosse. C’era il bambù nano in alcune piazzole, ormai non più presente qui.
Inoltre all’interno del  labirinto alcune piante sono anche segnatale da apposite targhette descrittive; per esempio nella piazzola  numero 8 si trova il bambù gigante cinese, da sempre un attrazione per tutti i visitatori.


Avete mai pensato di promuovere l’idea ecologica di fondo di Franco Maria Ricci anche ad altre realtà oltre a quella del Labirinto?

“Si tratta di una purificazione dell’aria che tra l’altro Franco Maria Ricci ha promosso fin dall’inizio con una proposta che ha fatto a tutta Italia partendo proprio dalla regione Emilia Romagna che ha già iniziato a coprire alcune parti della Pianura Padana con piantagioni di bambù.
Il progetto prevedrebbe la copertura delle industrie, che come sappiamo sono molto inquinanti, con delle piantagioni di bambù attorno ad esse in modo tale da donargli un’estetica più accettabile anche dal punto di vista paesaggistico e allo stesso tempo rendendo l’ambiente più verdee l’aria più pulita.
Dunque sì, c’è il progetto di collaborare con altre realtà, aziende che puntano a volgere le proprie attività nella salvaguardia dell’ambiente, ma naturalmente tutto questo richiede tantissimi anni.
Qui lo stiamo già facendo, prima nel piccolo, nel labirinto e poi fuori, se tu guardi si è ampliato tantissimo il parco e arrivando, c’è un bosco di bambù che non fa parte del labirinto in cui le piante sono lasciate crescere liberamente”

Ci sono già aziende che stanno mettendo in pratica il progetto di Franco Maria Ricci?

Si, è stata accettata prima di tutto da un’azienda della zona che l’ha aiutato anche a sponsorizzarlo ed i lavori sono già iniziati. Chiaramente non ci fermiamo ad una sola azienda e l’idea viene naturalmente pensata anche su altre realtà.

La dottoressa Rizzardi mi ha infine illustrato Kilometroverdeparma, progetto ideato da Alberto Giuntoli per creare una barriera verde con valenza paesaggistica e ambientale da estendere all’A1 che attraversa Parma, uno dei tratti autostradali più trafficati d’Europa; Kilometroverdeparma è un progetto innovativo e concreto di sostenibilità rivolto a tutti, partito proprio dall’idea del Labirinto della Masone.
L’obiettivo principale è quello di creare aree verdi e boschi permanenti a Parma e nella sua provincia con lo scopo di diventare un modello replicabile ovunque. La partecipazione al progetto è semplice, fattibile e alla portata di tutti: basta mettere a disposizione un terreno o un pezzo di giardino di casa propria donando il proprio tempo come volontari o partecipando alle attività di promozione, informazione e divulgazione anche a livello scolastico, perché l’educazione delle nuove generazioni è un punto focale del progetto.
Il progetto inizialmente prevedeva la creazione di un bosco di arbusti e alberi lungo 11 chilometri lungo il tratto autostradale dell’A1 che attraversa Parma. Successivamente si è ha ampliato il suo raggio d’azione, arrivando a raggiungere tutti i territori della provincia di Parma. L’obiettivo è quello di creare una barriera vegetale per combattere le emissioni di CO2, promuovendo processi di pianificazione partecipata tra gli attori del territorio.
Come è ben noto siamo di fronte ad una incessante lotta contro al tempo per “rimediare” gli errori commessi nei confronti del nostro unico pianeta Terra. In un futuro, speriamo più vicino possibile, sarà proprio la pianta di bambù, con le sue sconosciute ma preziosissime proprietà naturali a farci respirare aria più pulita e a salvarci da un possibile disastro ambientale imminente?

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