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Diga di Mignano e del Molato: simboli di efficienza idrica nel piacentino

Diga di Mignano e del Molato: simboli di efficienza idrica nel piacentino

di Emanuela Strini

In Val Tidone e in Val d’Arda sorgono rispettivamente la diga del Molato e di Mignano che rappresentano per il territorio piacentino un’importante riserva idrica.
Gli invasi sono stati costruiti nel XX secolo con lo scopo di affrontare le frequenti inondazioni: la diga di Mignano ha dei dispositivi in grado di ottenere lo svaso completo in poco tempo grazie alle opere di sbarramento fluviale che consentono approvvigionamento idrico per le zone agricole e produzione di energia elettrica; mentre quella del Molato è stato un simbolo importante durante l’epoca fascista e tra i suoi obiettivi vi sono quello irriguo, idroelettrico e potabile.
Dopo l’esplosione del Covid19, è emerso un problema rilevante per l’invaso di Mignano: portare a termine la laminazione della diga stessa. Questo intervento garantirebbe un aumento della disponibilità dell’acqua per l’agricoltura e per scopi idropotabili facendo fronte a periodi di siccità e a cambiamenti climatici.
Il messaggio che vuole essere lanciato è sicuramente positivo: l’intenzione di dimostrare ai cittadini che, anche se stiamo vivendo un periodo difficile a causa della pandemia, la Regione non ci abbandona.
Nonostante le piogge di fine 2019 abbiano causato un significativo riempimento delle dighe, la situazione non ha provocato particolari danni, grazie alle costanti manutenzioni degli invasi.


Piacenza ricorda ancora la drammatica notte tra il 13 e il 14 settembre 2015: un’alluvione si è riversata in Val Nure e in Val Trebbia, teatri di ponti crollati, case distrutte, paesi invasi da acqua e fango e tre persone morte inghiottite dalla furia dei fiumi. La prima a finire nell’occhio del mirino fu la diga del Brugneto, situata nei comuni dell’Appennino ligure, che pare sia stata aperta durante la notte danneggiando anche Roncaglia, in provincia di Piacenza.
Confedilizia ha attaccato duramente il Consorzio di Bonifica ritenendolo responsabile della mal gestione dell’invaso, sostenendo inoltre l’inefficienza del sistema di difesa idraulica appoggiato sui Consorzi.
A questo canto si sono aggregate le voci della Lega Nord di Piacenza: il dirigente del Carroccio Giampaolo Maloberti ha espressamente dichiarato che i fiumi fino al giorno prima erano asciutti e in breve tempo alcuni paesi si sono trovati ad essere vittime di una catastrofe.
Da tempo nel piacentino si richiedeva, infatti, che venisse rilasciata più acqua dalla diga del Brugneto poiché gli agricoltori avevano bisogno di risorse idriche per i campi.
Ancora oggi è rimasto un grande punto interrogativo su questo drammatico evento.
Avvalersi di infrastrutture è fondamentale anche per la produzione di cibo. In tempi di corona virus, la diga di Mignano e del Molato risultano essere quindi un’importante fonte di approvvigionamento d’acqua.
Ogni anno il servizio consortile fornisce 85 milioni di metri cubi d’acqua che garantisce un alto valore della produzione agricola.
Vi sono altri metodi per accumulare acqua rispetto alla diga? È il quesito che si pone Lega Ambiente Piacenza ritenendo quindi necessario vagliare altre soluzioni e non solo soffermarsi sulla diga come unico metodo per trattenere l’acqua, nonostante rappresenti un grande appalto per le società.
Tra le proposte dell’associazione vi sono diversi modi di realizzare bacini: in cave, seminaturali creati sbarrando piccoli bacini naturali e casse di espansioni a fini di riduzione del rischio di inondazione.
L’associazione Amici Val Nure ha pensato invece, al posto delle dighe, a dei laghetti aziendali alimentati da rivi che potrebbero aiutare le aziende agricole di Piacenza. Il suo obiettivo è quello di tenere sempre vivo il tema dell’acqua: le soluzioni alternative sono meno costose e più efficaci per la valle.

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