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Dallo sport alle scuole: il coronavirus non frena il boom delle borracce

Dallo sport alle scuole: il coronavirus non frena il boom delle borracce

di Nicolò Valli

Oggetto-cult sempre più in voga, nonostante l’emergenza sanitaria in corso. Fino a pochi anni fa la borraccia era solo un accessorio del kit del perfetto sportivo, ed era quindi facile poterla trovare nello zaino dell’escursionista, in uno spogliatoio di calcio piuttosto che attaccata alla canna della bicicletta. Memorabile in tal senso è l’episodio ciclistico del 1952, quando sul Monte Galibier per una tappa del Tour de France Coppi e Bartali furono immortalati nel gesto di passarsi l’acqua ed aiutarsi così reciprocamente durante la difficile scalata verso la cima.

Inventate intorno al 1860 da Pietro Guglielminetti per pura funzione pratica, oggi le borracce hanno anche un’altra valenza, rivestendo un ruolo fondamentale nella battaglia contro l’inquinamento. Merito anche di Greta Thunberg, l’attivista svedese che nelle sue conferenze e manifestazioni ha spesso visto nella borraccia uno dei simboli della battaglia contro l’eccessivo utilizzo della plastica. Praticità, economicità, igiene, estetica: queste le caratteristiche principali, oltre ovviamente alla possibilità di riciclo che riduce in maniera esponenziale il numero di bottigliette utilizzate; anche il mercato globale, considerato l’aumento di richieste, si sta velocemente adattando aumentando così la reperibilità di questo genere di prodotti: è come se fosse nata, in questi ultimi anni, una sorta di borraccia-mania ad ogni latitudine. Con il logo o personalizzate, colorate o semplici, sono sempre più gli enti e le aziende che vedono nella borraccia uno strumento per la promozione di un messaggio di eco-sostenibilità, e sulla scia di questo movimento anche le istituzioni politiche hanno preso coscienza della realtà, passando all’azione per provare a garantire un futuro migliore alle nuove generazioni; qualche mese fa il Parlamento Europeo aveva emanato una legge che dal 2021 proibirà l’utilizzo di oggetti di plastica usa e getta, e anche in Italia le amministrazioni comunali delle varie città sono spesso in prima linea nella sfida allo spreco.

Borraccia di Pietro Guglielminetti

Il comune di Reggio Emilia ha dato vita, nelle settimane precedenti allo scoppio della pandemia ed in collaborazione con Iren, ad un progetto che prevedeva la consegna di borracce in alluminio a circa 8.000 ragazzi di 11 istituti scolastici di scuola elementare. Un grande passo in avanti per una sfida eco-sostenibile, portata avanti anche nei territori della provincia, a cominciare dalla frazione di Scandiano. Qui il comune è riuscito a coinvolgere due importanti imprese del territorio per finanziare l’acquisto di 1500 recipienti da donare agli studenti: la proposta era partita da alcuni genitori che avevano parlato con i rappresentanti politici, i quali hanno a loro volta contattato MBI Energie e Pizzikotto; si tratta di due ditte specializzate nella progettazione termo-dinamica e nella ristorazione, che hanno accettato volentieri di entrare nella partita e dare il proprio contributo. E nella “Bassa” reggiana è sceso in campo addirittura il colosso Immergas: la multinazionale specializzata nella realizzazione di caldaie aveva fatto partire “Scuole Plastic Free”, un progetto di educazione civica riservata agli allievi di istituti elementari e medie. Si tratta di borracce in alluminio, con il doppio logo della ditta e del comune, destinate ai ragazzi delle scuole di Brescello, Poviglio e Viadana; i responsabili avevano spiegato ai ragazzi l’importanza dell’iniziativa, supportandola attraverso l’installazione per ogni plesso un erogatore d’acqua pulita. E che dire del Gattatico Calcio, società della zona limitrofa? La piccola società biancoazzurra ha avuto un’idea brillante per addobbare l’albero dello scorso Natale: il presidente aveva infatti chiesto ad ogni tesserato di portare un bottiglia di plastica che serviva per decorare l’abete. In cambio, ai ragazzi sono state donate le attesissime borracce per la felicità di atleti e genitori, mentre sullo sfondo l’albero pieno di bottigliette (poi portate in discarica secondo la corretta procedura di smaltimento) illuminava la piazza della frazione. Insomma, negli ultimi mesi la borraccia ha abbandonato la dimensione prettamente pratica, diventando sempre più il simbolo della reazione giovanile agli sfruttamenti ambientali.

Il Covid-19 ha chiaramente interrotto molti di questi progetti, destinati a riprendere non appena si verificheranno le condizioni; la borraccia, paradossalmente, ha invece continuato a scalare le gerarchie poiché ritenuto strumento fondamentale in un periodo come quello che stiamo vivendo. “Vietato passarsi l’acqua tra amici e compagni di sport”, è una delle numerose regole che abbiamo imparato a conoscere in questo periodo di convivenza con il virus: tantissime famiglie si sono dunque organizzate acquistando una borraccia e personalizzandola per evitare scambi interpersonali. La speranza, in ogni caso, è che presto l’invenzione di Guglielminetti possa tornare ad essere elemento di socialità com’è sempre stato, per esempio, per gli sport di squadra, senza tralasciare quello che è l’aspetto ambientale: una sfida contro noi stessi per il benessere dell’umanità e per il futuro dei nostri figli, auspicando in un mondo più pulito nel più breve tempo possibile. Non sarà facile, questo è noto, ma col sacrificio di tutti e anche grazie al contributo delle borracce quello che ad oggi sembra un problema con la P maiuscola potrebbe allora diventare pienamente risolvibile, facile “come bere un bicchier d’acqua…”.

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