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Ritorna la voce imponente dei Fridays For Future contro la crisi climatica.

Ritorna la voce imponente dei Fridays For Future contro la crisi climatica.

di Emanuela Strini

Quando le piazze si riempiono di giovani c’è sempre speranza per un futuro migliore.
I manifestanti del movimento Fridays For Future tornano a farsi sentire sulle questioni climatiche, ma in mezzo imperversa un grande vuoto lasciato dalla politica.
La protesta delle giovani generazioni sta sempre di più catalizzando l’attenzione della popolazione, ma anche dei partiti che sembra non abbiano risposte da fornire sia a chi chiede una politica basata sulla solidarietà e sul rispetto dei diritti civili sia a chi chiede di salvare l’ambiente.

Un mare in rivolta – Se nelle scatole di Amazon c’è l’emblema del consumismo, nelle scatolette delle “sardine” c’è invece speranza per l’ambiente.
In occasione del Black Friday del 29 novembre 2019, il movimento dei “pesci azzurri” ha affiancato per la prima volta il gruppo del “Fridays For Future” contro il consumismo e i rischi dei cambiamenti climatici.
“I grandi marchi – dissero dal comitato di Roma – concedono sconti sui beni di consumo per incoraggiarci a comprare cose che normalmente non acquisteremmo. Dobbiamo cambiare questo modello insostenibile che distrugge l’ambiente per il profitto di pochi”.
Lo hanno chiamato “Block Friday”, il venerdì di ribellione, per contrastare gli acquisti sfrenati. Milioni di multinazionali, fanno notare i gruppi giovanili uniti nella protesta, producono prodotti inutili e aumentano lo sfruttamento, tutto per un guadagno economico che non lo è altrettanto per il futuro della popolazione.


Dopo un anno la questione ambientale è ancora viva. L’Italia è vittima di un alto rischio idrogeologico: bombe d’acqua hanno colpito regioni come Piemonte e Liguria lasciando presagire a qualcosa di molto più importante di un semplice maltempo. Dopo l’esplosione del Covid19 la richiesta di intervenire su questioni climatiche non tarda a farsi sentire dai manifestanti del Fridays for Future che ora parlano di “Ritorno al futuro“, una campagna che tocca temi come energia ed edilizia, trasporti, turismo, produzione agroalimentare, risorse idriche, rifiuti e tutela del territorio. Lo scopo è tornare a un’economia basata sui combustibili fossili, ma la politica sembra sempre più sorda.
“Continuando a immettere CO2 in atmosfera ai livelli attuali – spiegano gli attivisti- supereremo il riscaldamento globale di 1,5 gradi, il limite sicuro per evitare di innescare reazioni a catena irreversibili che sconvolgerebbero la vita umana sulla Terra. Gli incendi, gli uragani, la siccità, la distruzione dei raccolti, le alluvioni e le migrazioni stanno mietendo vittime oggi e di anno in anno rendono la vita sempre più difficile a milioni di persone in tutto il mondo”.
I manifestanti infatti chiedono al governo di intervenire più velocemente possibile sull’attuale stile di vita. Rispettare gli Accordi di Parigi è l’obiettivo che devono prefissarsi i paesi del mondo per contenere l’aumento della temperatura media globale entro +1.5°C rispetto all’era industriale. Entro il 2030 devono essere ridotte le emissioni globali e azzerarle entro il 2050.

Ieri, 20 ottobre 2020, si è tenuto un incontro fra le attiviste Adélaïde Charlier, belga, Luisa Neubauer, tedesca, le italiane Martina Comparelli e Laura Vallaro, oltre a Greta Thunberg. e il premier italiano Giuseppe Conte ed è emersa l’urgenza di passare all’azione il prima possibile. “L’Italia ha firmato l’accordo di Parigi, ma sta facendo marcia indietro sull’azione per il clima – ha commentato Martina Comparelli – Non c’è una via di mezzo: bisogna eliminare le infrastrutture del gas e le campagne di greenwashing che le circondano per rispettare gli obiettivi di Parigi. Si tratta di scegliere tra il nostro futuro e i gasdotti. Come è possibile mettere i fossili prima delle persone?”
“Le persone stanno già perdendo il lavoro, si ammalano, e muoiono a causa della crisi climatica – ha aggiunto Laura Vallaro. “La pandemia ci ha mostrato quanto sia fragile l’attuale sistema economico e politico, e pensare di poter sopravvivere come civiltà su un pianeta più caldo di 3 o 4°C – che è la direzione in cui stiamo andando – è semplicemente assurdo. Il tempo per evitare il collasso climatico si sta esaurendo. Ma rinunciare significa condannare noi stessi e le generazioni a un futuro nel caos, e noi non lo accettiamo. Dobbiamo affrontare la realtà e trattare la crisi climatica come una crisi”.

I protagonisti sono i ragazzi che hanno capito che in ballo c’è il loro futuro e hanno così deciso di far sentire la propria voce.





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