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Mission Blue: la campagna oceanica di Sylvia Earle

Mission Blue: la campagna oceanica di Sylvia Earle

di Anna Turco

Secondo James Cameron, la Giovanna D’Arco degli oceani. Sylvia Earle è la protagonista di “Mission Blue”, un documentario che segue la campagna della oceanografa per salvaguardare gli oceani da rifiuti tossici e dalla sovrapesca. Disponibile sulla piattaforma Netflix da febbraio 2014, è stato diretto da Robert Nixon e Fisher Stevens con la partecipazione di James Cameron. Il documentario ha vinto il prestigioso premio “News & Documentary Emmy Award” per la categoria Montaggio – Documentario e Lungometraggio.

Mission Blu” ha l’obiettivo di rendere protetti kilometri di oceano per difendere le sue acque, le creature che vivono sotto la sua superficie ed i nostri cari fondali marini. Non tutti lo sanno, ma l’oceano è una parte fondamentale per la nostra stessa esistenza: produce l’ossigeno che noi respiriamo e grazie al quale sopravviviamo. D’altra parte, solo l’1% degli oceani viene protetto contro il 12% della superficie terrestre. Parte sostanziale del progetto è, infatti, creare degli hope spots (punti di speranza): kilometri oceanici da proteggere ovvero punti nei quali è possibile provvedere alla loro salvaguardia. Provvedimenti concreti che possono rendere quei posti luoghi di speranza e ripresa.

Con alle spalle, durante il periodo delle riprese, ben 8 mila kilometri di oceano protetto, l’obiettivo per la fine del 2020 è raggiungere il 20% del fondo marino. Ci riusciranno?

“Vedo cose che gli altri non vedono”


Sylvia Earle in “Mission Blue”

Il documentario segue due linee parallele che infine si incontrano: il racconto del progetto della Earle ed il suo team da una parte; e la sua storia, dalla nascita alla vita lavorativa e sentimentale, dall’altra.

La scena introduttiva ci fa immergere in quella che è stata la più grande fuoriuscita di petrolio nella storia degli USA. La Earle ed il suo team si occupavano in quel periodo di controllare quel perimetro in quanto, a meno di 100 chilometri da quel punto, era stato avvistato il più grande gruppo di squali bianchi. “Vivono qui da 100 milioni di anni, siamo noi i loro nuovi vicini di casa” commenta lei, ma questo non è bastato: dopo l’accaduto non si fecero più vedere, sparirono. Nel 1947 c’era solamente una base petrolifera, nel 2014 ben 33 mila in tutto il mondo.

Scienziata, ricercatrice ed ingegnere, la oceanografa ha iniziato il suo lavoro ben 66 anni fa, quando l’oceano era ancora un paradiso. La sua passione per l’oceano nasce da piccola, quando a 12 anni si trasferisce in Florida con la famiglia ed incontra lì il Golfo del Messico. Non dimentica neanche Tampa Bay, di come questa palude, che lei aveva vissuto prima dell’urbanizzazione, ora non è altro che un ammasso di hotel, case e strade. La consapevolezza di quello che gli uomini posso fare e possono distruggere è la forza che la spinge a continuare, anche a 85 anni, a tenere conferenze, scrivere libri e raccontare a dei registi la sua vita e le sue scoperte. È per questo che crea “Mission Blue”.

Numeri, studi e avvenimenti disastrosi: un resoconto di quello che è successo in tutti questi anni e della denuncia di quelle pratiche che ancora oggi esistono e continuano ad avvenire e distruggere i nostri oceani. Non si parla solamente di pesca intensiva o sovrabbondanza di plastica nel mare: l’uccisione di decine di milioni di squali per le loro pinne o i fertilizzatori azotati utilizzati per l’agricoltura e allevamento che finiscono in mare, sono altre tematiche che vengono affrontate.

Il documentario ci trasporta in questa avventura fatta di foto, video e grafici multimediali che ci raccontano e mostrano sia l’oceanografa a lavoro, i suoi successi e le varie scoperte tecnologiche che le dettero la possibilità di esplorare l’oceano, ma anche quelle tragedie che ci lasciano senza parole, che mostrano come il nostro mondo è stato ridotto. Ironicamente, la Earle riflette sul fatto che gli uomini che distruggono la terra sono anche quelli che finanziano studi e ricerche per creare nuovi strumenti per comprenderla.

“Dobbiamo capire come utilizzare l’oceano senza annientarlo” è così che l’oceanografa conclude il documentario. “Dobbiamo muoverci perché sia possibile salvare tutto”. Come abbiamo cambiato, noi uomini, gli equilibri del nostro amato pianeta terra, possiamo risistemarli. Fra 50 anni non avremo più le stesse opportunità che abbiamo adesso. Non c’è più tempo da perdere.

Per maggiori informazioni su “Mission Blu” e per donare: https://mission-blue.org/

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