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APPROVATA LA RIFORMA “PAC”: CRITICHE dal mondo “green”

APPROVATA LA RIFORMA “PAC”: CRITICHE dal mondo “green”

di Emanuela Strini

Il Parlamento Europeo ha approvato la riforma “Pac”, la politica agricola comune che ha l’obiettivo principale di aiutare gli agricoltori sempre più importante in questo periodo di pandemia.  Tale riforma contempla una serie di misure per regolare le attività agricole e il loro impatto su ambiente e clima per i prossimi 7 anni ed è stata voluto con 425 voti a favore, 212 contrari e 52 astenuti. 

A seguito del Covid19 gli agricoltori tengono ancora più vivo il tema della sicurezza alimentare per i cittadini europei colpiti da questi mesi di crisi. Finanziamenti agli agricoltori che coltivano il terreno nel rispetto degli animali, clima e ambiente modernizzazione delle aziende agricole sono fra i pilastri della Pac.  

Tra gli obiettivi primari si troverà, con l’entrata in vigore della riforma il primo gennaio 2023, la politica agricola europea allineata alla sfida dei cambiamenti climatici, della sostenibilità e la riduzione delle emissioni di gas serra. Secondo un rapporto presentato nel 2018 durante il forum Ambrosetti del 19 e 20 ottobre 2018 sul tema dell’agricoltura e alimentazione il 20 % del cibo importato in Italia non rispetta le norme nazionali e comunitarie, soprattutto a causa dell’impiego di pesticidi. 

Diventa quindi fondamentale ricorrere alle energie rinnovabili. Metano e anidride carbonica rappresentano le principali emissioni: la prima dall’utilizzo di fertilizzanti, la seconda da fermentazione enterica. 

Del denaro della Pac non sarà più Bruxelles a occuparsene, bensì gli Stati con una conseguenza non di poco conto: che la politica agricola comune venga gestita a piacimento secondo la logica del mercato del momento e a seconda della volontà del governo. Gli Stati dell’UE potrebbero gestire i soldi in modo non adeguato. Inoltre la metà dei fondi verranno usati per aiutare il reddito degli agricoltori senza tener conto della protezione dell’ambiente.  

Il Consiglio ha infatti deciso che il 20% dei finanziamenti degli aiuti diretta siano destinati alle politiche verdi, fra cui strategie gestionali come l’agricoltura di precisione, agroforestale e agricoltura biologica.  

La ministra per le politiche agricole Teresa Bellanova ha dichiarato che l’Italia ha provveduto a far inserire nel pacchetto “una percentuale dei pagamenti agli agricoltori per costituire un fondo con funzioni assicurative nel caso di eventi avversi e saremo finalmente in grado di attuare interventi di investimento e ristrutturazione nel settore dell’olio di oliva, a beneficio anche dei produttori danneggiati dalla xylella (batterio che colpisce le piante, ndr), così come di continuare a sostenere il settore vitivinicolo, ad esempio finanziando l’impianto di nuovi vigneti”.  

Misure più severe verranno applicate in caso di infrazioni ripetute, ad esempio norme sul benessere degli animali e ambiente: l’importo della sanzione è del 10% dell’importo totale dei pagamenti. 

Sì ai veggie burger, no al Green Deal europeo: per gli hamburger vegani non verrà cambiata l’etichettatura di questi cibi e non verranno cambiate le norme su questi tipi di prodotti. Oltre il 35% del budget totale dell’UE vengono usati per agricoltura industriale e intensiva. è un modello dannoso perché impatta negativamente su acqua, aria e clima. 

La politica agricola dell’Unione Europea – come sostengono i deputati – deve corrispondere alle esigenze di ogni singolo paese, ma dall’altro ripetono quanto sia necessaria la parità dei membri dell’UE. I paesi redigeranno piani strategici che dovranno essere approvati dalla Commissione per rispettare gli obiettivi dell’Unione Europea.  

I cambiamenti climatici sono uno dei primi problemi che la Pac vuole affrontare. Per ottenere un sostegno diretto, gli agricoltori dovranno tenere conto della “condizionalità”, ossia il rispetto verso ambiente e clima. 

Il Parlamento insiste sulla necessità che gli aiuti debbano essere elargiti a chi attua un minimo di attività agricola. 

Per affrontare i momenti di crisi per l’attività degli agricoltori in caso di instabilità di prezzi o dei mercati, il Parlamento ha chiesto che lo strumento ad hoc diventi strumento permanente.  

Gli eurodeputati si schierano dalla parte degli agricoltori chiedendo che, nel caso in cui questi ultimi non riescano ad accedere ai fondi dell’UE, ci sia la possibilità di denunciare il governo nazionale nel caso in cui non riesca a gestire adeguatamente il reclamo. 

Una voce contro la vittoria della riforma è quella di Lega ambiente e Greenpeace i quali sostengono quanto questo modello avvalorato dalla politica agricola comune sia in realtà un incentivo a impiegare politiche aggressive che contribuiscano a un crollo climatico. Tali schieramenti ritengono che la Pac non adotti scelte a favore dell’ambiente eCHE non abbia come obiettivo la riduzione dell’ impatto ed emissioni: circa 60 miliardi vengono utilizzati per sostenere un’agricoltura intensiva e allevamento industriale. 

«Così com’è la proposta della PAC tutela solo gli interessi dei maggiori produttori industriali e dei proprietari terrieri più ricchi. Agricoltori, natura e ambiente sono stati messi da parte da una manciata di potenti deputati del Parlamento europeo, e gli obiettivi climatici dell’Ue sono ora a rischio» dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia. «Miliardi di euro di denaro pubblico spingeranno ulteriormente l’agricoltura verso la catastrofe climatica, a meno che la Commissione europea non cestini questa proposta e ricominci da zero». 

Il piano approvato non è in linea con il mondo “verde” che viene difeso nel Green Deal europeo e nemmeno con la strategia “Farm to Fork“, la quale aiuta a trasformare il sistema alimentare rendendolo più sostenibile e a basso impatto su Paesi terzi. Il commissario europeo per l’agricoltura, Janusz Wojciechowski, sostiene che “alcuni degli emendamenti concordati non condividono la nostra ambizione per una PAC più verde ed equa”

La richiesta di Greenpeace alla Commissione Europea è chiara: chiedere di rivalutare la riforma per aiutare il nostro pianeta e renderlo più verde ed ecologico.  

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