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Sammezzano: il Castello dal triste destino. O forse no.

Sammezzano: il Castello dal triste destino. O forse no.

di Annarita Paglia

Immerso nel territorio fiorentino, a Reggello, si trova il Castello di Sammezzano. Potrebbe essere l’inizio di una bella fiaba ma, al contrario, nelle sale del palazzo non troviamo principi e dame, ma una storia complessa e travagliata dettata dall’abbandono della struttura. Un triste destino che, però, potrebbe avere un lieto fine, come ogni fiaba che si rispetti, grazie all’intervento del FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Il castello di Sammezzano, presentato da molte testate come il castello più “Instagrammabile” per la bellezza degli ornamenti che caratterizzano i suoi interni, in realtà è il più importante esempio di architettura orientalista in Italia, uno degli edifici più prestigiosi in stile moresco realizzato in Europa nel XIX secolo. Nato come fortezza medievale, il castello ospitò varie famiglie nobili (Gualtierotti, Altoviti e, infine, i Medici) e acquisì il suo attuale aspetto grazie al marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona che, nel 1852, iniziò a stravolgere lo stile del palazzo seicentesco, trasformandolo nell’edificio in stile eclettico-orientalista più originale d’Italia. L’ultima data che si trova scolpita nel Castello è il 1889, considerato anche come l’anno che segna la fine degli straordinari lavori.

Sala dei Pavoni.

Da quel momento in poi, il Castello non ha più avuto la stessa faccia: nel corso degli anni furono venduti dall’ultima erede tutti i suoi suppellettili, venne utilizzato come deposito militare durante il periodo delle due Guerre e poi requisito per circa un anno dalle Truppe Alleate. Trasformato in albergo di lusso e ristorante per cerimonie tra gli anni 70-80, rimase in piena attività e nel suo stato
di massimo splendore fino al ’90, anno di chiusura definitiva del Castello.

Sala Bianca.
Sala degli Amanti.

Da quel momento in poi, le magnifiche sale, gli ornamenti dal carattere unico velati di mistero, con simboli e scritte in latino nascosti tra i ghirigori, e il giardino con la più grande collezione italiana di alberi di sequoia gigante, sono caduti nell’oblio. Segnato ormai da anni dall’abbandono e dal degrado dovuto agli agenti atmosferici e agli atti vandalici, con il tempo le splendide opere del palazzo sono state deturpate e vi è il rischio che le condizioni del castello peggiorino fino a un punto di non ritorno che porterebbe alla perdita del suo grande valore artistico e culturale. Le foto che ritraggono il palazzo in tutta la sua bellezza risalgono a rarissimi e brevi momenti in cui, grazie all’associazione “Save Sammezzano” da anni dedita al recupero dell’edificio, è stato possibile riaprire la struttura e renderla fruibile (anche se solo in parte) ai fortunati turisti che hanno goduto di
questa eccezionale possibilità.

Stato di degrado del Castello. (Tutte le foto che testimoniano il livello di decadimento della struttura nella
gallery http://www.savesammezzano.com/la-situazione-attuale/nggallery/thumbnails)

Il Castello, infatti, oggi è di proprietà privata e chiuso al pubblico. A causa di intricate questioni legate ai passaggi di proprietà dell’immobile e progetti di ristrutturazione e recupero mai andati in porto, l’edificio rimane inaccessibile con problemi strutturali sempre più gravi che necessitano di un intervento immediato, prima che lo spettacolo offerto dalle luci che tingono con vari colori le affascinanti sale cali per sempre il sipario.

“Save Sammezzano”, con numerose iniziative, è riuscita nel corso degli anni a destare l’attenzione sia a livello nazionale che internazionale, mettendo in evidenza il serio rischio di perdere una struttura unica nel suo genere nel panorama italiano. Il grido d’aiuto è arrivato anche al FAI, l’associazione che, in questo momento, rappresenta l’unico barlume di speranza per salvare Sammezzano dallo stato di abbandono. Il Castello, infatti, è entrato di nuovo in gara tra “I luoghi del cuore” del FAI, una raccolta voti che permette ai luoghi prescelti di essere assegnatari del Censimento Nazionale (un fondo monetario volto al recupero e alla valorizzazione delle strutture). Il palazzo nel Reggello è già stato eletto dagli italiani e, quindi, vincitore del premio in denaro
equivalente a 54.000 Euro, nel 2016. Tale somma venne però “congelata”, in attesa dell’individuazione della nuova proprietà e della definizione delle intenzioni per il futuro del Castello. Perciò, perché promuovere nuovamente la sua tutela e portarlo alla vittoria anche quest’anno? Save Sammezzano, ancora una volta in prima linea per portare avanti la propria battaglia, spiega: “ anche noi di Save Sammezzano inizialmente non avevamo programmato di promuovere questa nuova raccolta voti… Il nostro “cambio” di idea si è verificato poiché, con l’avvio dell’attuale edizione del censimento, è successa una cosa straordinaria: migliaia di persone, in modo spontaneo e non coordinato, hanno iniziato a votare Sammezzano, facendogli scalare la classifica fino a giungere al 7° posto. Abbiamo quindi deciso di attivarci e di “registrare” nuovamente il nostro comitato sul sito del FAI, così da dare ufficialità alla
candidatura e alla contestuale attività di raccolta voti. In poco meno di una settimana dalla nostra nuova scesa in campo, avvenuta il 4 giugno (quando Sammezzano era ancora 6° con poco meno di 3.000), siamo inaspettatamente riusciti a portarlo al 1° posto”
(http://www.savesammezzano.com/perche-promuovere-una-nuova-vittoria-di-sammezzano).

Il Castello di Sammezzano oggi conta più di 12mila voti ed è al primo posto nella classifica del FAI, un risultato inaspettato, non tanto importante per la conquista del premio in denaro (che quest’anno comunque non gli spetterebbe in quanto, nel regolamento del censimento del 2020, sono esclusi tutti i beni di proprietà privata), ma per riporre l’attenzione, soprattutto a livello nazionale,
sull’importanza della struttura e l’urgenza di un intervento per il suo recupero e una eventuale apertura al pubblico. Le votazioni resteranno aperte fino al 15 dicembre 2020 e ci lasceranno con il fiato sospeso, speranzosi di rivedere la struttura di nuovo nel suo massimo splendore.
“L’arte degli italiani sta nella bellezza”, disse il poeta Kahil Gibran, e in questo caso è necessario lottare per salvarla rendendo visibile uno dei tanti luoghi italiani da non dimenticare.

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