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Il Giappone azzererà le emissioni per il 2050, parola del nuovo Primo Ministro

Il Giappone azzererà le emissioni per il 2050, parola del nuovo Primo Ministro

di Anna Turco

La terza economia più grande al mondo risponde positivamente alla richiesta da parte di António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, di raggiungere l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica per il 2050.

Il Giappone si accoda così all’Unione Europea e alla Cina (per il 2060) nella promessa ufficiale di fare un passo in più per rallentare l’aumento della temperatura terrestre e prevenire future azioni dannose per il nostro pianeta.

La promessa viene direttamente dal nuovo Primo Ministro giapponese, Yoshihide Suga, che dopo solamente due settimane dall’inizio del suo incarico, ha reso chiaro che farà di tutto per poter raggiungere questo obiettivo. “La carbon neutrality (zero emissioni) è una strategia di crescita, e dovremo portarla avanti con tutto quello che abbiamo” afferma Suga.

Il governo non sa ancora bene come potrà avvenire, ma porsi una meta è già un modo per iniziarne a parlare” afferma Kameyama Yasuko dell’Istituto Nazionale degli Studi Ambientali.

Per raggiungere il suo obiettivo il Primo Ministro avrebbe in mente di utilizzare nuove celle solari ed il riciclo del carbone, accompagnato dallintensificazione delle ricerche e degli sviluppi in queste aree, insieme alla digitalizzazione della società – una policy che porta avanti dall’inizio del suo incarico.

Dopo le dimissioni del longevo Shinzo Abe, avvenute dopo ben quattro mandati, il nuovo Primo Ministro del Giappone, è pronto per prendersi carico del Paese e anche delle sue emissioni.

Suga non è un volto sconosciuto ai giapponesi: ha lavorato al fianco di Abe per molti anni come Capo Segretario del Gabinetto, dopo essere stato Ministro degli interni e delle comunicazioni. Alcuni potranno ricordarlo quando l’anno scorso presentò al mondo il nome della nuova era imperiale (“Reiwa”) con il passaggio dall’Imperatore Akihito al figlio Naruhito.

Sia Abe che Suga appartengono allo stesso partito, LDP, di stampo conservatore ma questo non ha reso impossibile il raggiungimento di una consapevolezza più sostenibile. Non si può dire lo stesso di quello che avviene dall’altra parte del mondo, negli USA, con il pericolo di una ri-elezione del repubblicano e “poco verde” Trump che alle spalle si ritroverebbe con 6 conservatori su 9 alla Corte Suprema grazie all’ultimo incarico affidato alla giudice Amy Cory Berrett.

Ma il Giappone sembra rigare dritto, almeno per l’ambiente: il Segretario delle Nazioni Unite è positivo nei confronti delle future misure e strategie che il Paese est-orientale metterà in azione, e del suo NDC (Contributi Nazionali Determinati) che dovrà presentare entro il 26esimo incontro della COP a Glasgow nel 2021.

I dubbi, però, rimangono: il Giappone si appoggia in gran parte al combustibile fossile ed al carbone per l’energia. Infatti Greenpeace Japan accoglie la proposta del governo, ma ribadisce che non ci dovrà più essere spazio per il nucleare. “Sono quasi passati 10 anni dal disastro di Fukushima e stiamo ancora affrontando le disastrose conseguenze, e questa eredità radioattiva ha reso chiaro che l’energia nucleare non fa parte di un futuro verde e sostenibile” afferma il direttore esecutivo dell’organizzazione, Sam Annesley.

“Se dobbiamo raggiungere l’azzeramento per il 2050, dobbiamo incrementare in grande quantità la capacità dell’energia rinnovabile, con un obiettivo del 50% per il 2030. Una percentuale più bassa rischia di non condurre il Giappone al raggiungimento dell’obiettivo dello zero netto, e molto più importante rischia di far aumentare la temperatura del mondo di 1.5 gradi, contro l’accordo sul clima di Parigi” conclude.

Il Giappone deve, quindi, agire il prima possibile per riuscire a raggiungere i propri obiettivi e rispettare gli accordi mondiali contro il cambiamento climatico. Con al comando il nuovo Primo Ministro, il Paese si ritrova a chiedere aiuti costanti e soluzioni per affrontare non solo il problema ambientale e delle emissioni, ma anche quello causato dalla attuale pandemia.

Riuscirà il quinto paese con la più alta percentuale di emissioni ad azzerarle in 30 anni?

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