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MASCHERINE IN TEMPI DI PANDEMIA: AIUTO PER NOI, DANNO PER L’AMBIENTE

MASCHERINE IN TEMPI DI PANDEMIA: AIUTO PER NOI, DANNO PER L’AMBIENTE

di Emanuela Strini

A seguito della pandemia globale ora in atto, troviamo in commercio tantissimi tipi di mascherine: colorate, chirurgiche, lavabili, FFP1-FFP2-FFP3 che hanno una elevata protezione e una notevole capacità filtrante.

Ma tutti noi sappiamo dove vanno poi gettate una volta terminato il loro uso?

#ButtaliBene è l’hashtag di sensibilizzazione per promuovere il corretto smaltimento delle mascherine promosso dal Ministero dell’Ambiente. Guanti e mascherine vanno gettati nella raccolta indifferenziata e non per terra dove spesso li troviamo. Mentre ci proteggiamo dal Covid19, buttandoli per le strade delle nostre città non custodiamo il nostro ambiente. Ciò che non tutti sanno è che le mascherine e i guanti finiscono anche in mare danneggiando inoltre anche le specie acquatiche.

A Hong Kong – sulle isole di Soko – un team di OceanAsia, un’organizzazione che si occupa di inquinamento marittimo causato dalla plastica, ha lanciato l’allarme dopo aver trovato una gran quantità di mascherine sulle rive della spiaggia sostenendo che se non correttamente smaltita avrà un enorme impatto sull’ambiente.

Un importante intervento viene anche da Teale Phelps Bondaroff, direttore della ricerca di OceanAsia, il quale ha dichiarato quanto pesanti sarebbero i rischi ambientali e per la biodiversità marina: “Una mascherina che viene ingerita da una tartaruga locale, un delfino rosa o una focena potrebbe facilmente rimanere bloccata nel sistema digestivo di questo animale, uccidendolo. La maggior parte di queste mascherine contiene o è realizzata in polipropilene, che non si degrada rapidamente. L’inquinamento marino da plastica è un problema serio. Si stima che ogni anno oltre otto milioni di tonnellate di plastica entrino nei nostri oceani. Questa plastica non scompare ma si scompone piuttosto lentamente in microplastica, che entra nella catena alimentare con effetti devastanti. Le stime indicano che ogni anno vengono uccisi dalla plastica marina oltre 100.000 mammiferi e tartarughe marine e oltre un milione di uccelli marini. La plastica marina assorbe le tossine, provocando l’avvelenamento degli animali che la ingeriscono accidentalmente”.

Per informare sul corretto smaltimento di questi dispositivi di protezione, il presentatore Enrico Brignano è stato il testimonial di una campagna importante.

Quanto ci costerà negli anni il gesto dannoso di buttare per terra una mascherina che deve essere smaltita insieme alla raccolta indifferenziata?

É necessario inoltre tenere in considerazione delle differenze fra persone positive ai tamponi (o in quarantena obbligatoria) e persone sane. L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) consiglia come comportarsi in quelle case dove vivono persone malate. È necessario interrompere la raccolta differenziata e inserire tutto nell’indifferenziato, usare almeno due sacchetti l’uno dentro l’altro e chiuderli bene evitando di toccare i rifiuti e il sacco senza guanti.

il tempo per lo smaltimento delle mascherine è altissimo. Il Dipartimento per l’ambiente marino del Servizio sanitario pubblico federale belga ha dichiarato che necessitano 450 anni e ha deciso di promuovere la campagna “Il mare comincia in casa”. Gel disinfettanti, mascherine protettive e guanti sono i nuovi nemici dell’ambiente se non smaltiti correttamente.

Le mascherine sanitarie contengono materiali plastici che possono raggiungere le nostre tavole se vengono inghiottite dai pesci.

Molte sono le associazioni che stanno pensando a soluzioni alternative per ridurre l’impatto sull’ambiente. Gli scienziati hanno stimato che a livello mondiale stiamo usando 129 miliardi di maschere per la bocca e 65 miliardi di guanti ogni mese” dichiara Edith Cecchini, di Ocean Conservancy Trash Free Seas. “Abbiamo già rapporti su animali marini, inclusi uccelli, che ingeriscono questi oggetti o restano impigliati in essi. La pandemia ha portato un’esplosione di plastica monouso: ha rivelato quanto abbiamo disperatamente bisogno di trovare modi migliori per gestirei i nostri rifiuti”. In Svizzera i ricercatori hanno ideato HelloMask, derivata dal 99% di biomasse organiche e biodegradabile. In Australia la Queensland University of Technology ha riflettuto sull’impiego di un materiale vegetale di scarto.

Molti stanno cercando di capire come realizzare mascherine a impatto zero sull’ambiente, ma quel che è certo è che il vero intervento viene dalle nostre azioni quotidiane quanto più necessarie per aiutare il nostro pianeta.

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