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La Benetton sceglie l’eco-recycle per la collezione 2020

La Benetton sceglie l’eco-recycle per la collezione 2020

di Anna Turco

Per la nuova collezione 2020 dell’azienda d’abbigliamento italiana, la Benetton Group, fondata dalla famiglia trevigiana nel 1965 da cui prende il nome, propone una nuova linea d’abbigliamento eco-recycle. Con questo termine si ci riferisce a dei capi creati dal riciclo di materiali in modo sostenibile. Il nuovo costoso giubbotto, per esempio, è costituito da ovatta ottenuta da bottiglie di plastica: ne servono 195 per 3 Kg di questo materiale.

Foto pubblicata da Benetton su Instagram

O possiamo scegliere di comprare la nuova polo rugby con cotone biologico al 100%.

L’azienda, però, non si ferma qui: con l’acquisto di un prodotto eco-friendly si riceverà una borraccia colorata per poter spingere i compratori ad abbracciare una vita più sostenibile.

La famiglia Benetton ha già, in passato, promosso un tipo di produzione sempre meno inquinante. Come ci ricorda la sessione “verde” del sito, essi fanno parte dal 2017 del SAC (Sustainable Apparel Coalition), “la più grande alleanza per la produzione sostenibile”. Hanno adottato anche l’Higg Index, strumenti che servono per misurare quanto la loro produzione sia effettivamente sostenibile, coinvolgendo anche i loro fornitori a rispettare l’ambiente ed evitare l’uso di sostanze chimiche. Nel 2018 in collaborazione con The Woolmark Company hanno creato la collezione Wool so Cool con capi fatti di lana al 100% Merino extra fine, naturale, rinnovabile e biodegradabile.

Questa svolta non è una novità per la Benetton e non riguarda solamente la produzione effettiva dei capi, quindi le sostanze e i materiali utilizzati, ma anche i loro uffici e stabilimenti, per concludere con i packaging dei prodotti. Uno dei loro obiettivi è quello di raggiungere il 100% di cotone sostenibile entro il 2025, avendo registrato il 53% di cotone BCI (calcolato sul fabbisogno totale annuo di cotone) nel 2019. Obiettivi che ormai molte aziende stanno tenendo in considerazione, cercando di poter ridare all’ambiente quello che gli hanno tolto in tutti questi decenni.

C’è ancora tanto da fare per la Benetton, come abolire l’utilizzo di penne di animali per i piumini, anche se “certificate” o applicare una scelta sostenibile a più capi possibili, non solo a diverse collezioni. I prezzi non sono accessibili ai molti, ma una scelta verde comporta anche questo: aumento del prezzo a causa dell’utilizzo di materiali grezzi.

Che questi possano essere i primi passi verso una produzione più rispettosa per l’ambiente?

È una domanda che ci poniamo ogni volta che un’azienda propone un nuovo (ennesimo) prodotto sostenibile, un po’ come con l’iPhone 12. Questo cambio di rotta può effettivamente salvare il mondo? Viviamo in una realtà fatta di grandi piani quinquennali o decennali in cui si predica il riciclo, zero emissioni e utilizzo di materiali naturali. L’eco-capitalismo è un modello molto discusso in questi ultimi anni con il progressivo peggioramento dei cambiamenti climatici e lo sfruttamento di terre e esseri viventi.

Sarà un modello funzionante? Potrà avere, in futuro, un notevole impatto sul cambiamento climatico? Solo il tempo ce lo dirà, e forse qualche altro piano decennale.

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