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Ivrea: sulle orme delle architetture olivettiane

Ivrea: sulle orme delle architetture olivettiane

di Francesca A. Baldo

“Talponia”, così è stata chiamata dagli eporediesi, gli abitanti di Ivrea, la città industriale ideata, a partire dal 1968, da Adriano Olivetti, imprenditore dell’omonima azienda di macchine da scrivere, da calcolo ed elettroniche, seguendo una logica architettonica ben precisa che rispettasse la vita dei  dipendenti dell’azienda e del paesaggio.
Pensata per i lavoratori della fabbrica Olivetti temporaneamente trasferiti ad Ivrea,  questo complesso  utopico di circa ottanta abitazioni chiamato “Unità residenziale Ovest”, per la posizione geografica in cui si trova rispetto al centro della città, è scavato sotto terra, realizzato in cemento e vetro e si mimetizza con l’ambiente circostante sembrando a primo impatto, anche grazie ai colori, parte integrante del paesaggio naturale.

E’  una città “strana”, diversa dalle altre, quella di “Talponia”, che presenta edifici moderni fatti con pochi materiali ma estremamente all’avanguardia, frutto di ingegnose idee messe insieme sino al 1971, anno di ufficiale inaugurazione dello stabilimento. L’idea nasce da Camillo Olivetti, padre di Adriano che, ancor prima del figlio, nel 1926 con architetti, urbanisti e sociologi , decise di costituire il primo gruppo di case, unifamiliari con giardino, per i dipendenti della sua azienda;  Olivetti chiese esplicitamente di dare forma ad una città che, in linea con i suoi valori morali ed etici, disponesse di tutti i servizi utili e necessari grazie ai quali i propri dipendenti potessero trarre beneficio : se un dipendente è felice e appagato lavorerà meglio, questo è l’ideale di produzione del dottor Olivetti cui idea di base è sempre stata quella di vedere la fabbrica non solo come una struttura piena di macchinari e operai ma un luogo dove la piacevolezza del viverla ne è il principio guida. Gli ambienti devono essere capaci dunque  di far coesistere bellezza, che può essere ammirata in qualsiasi momento si voglia attraverso le grandi vetrate, e funzionalità unite per migliorare sempre più le condizioni di lavoro  all’interno dell’impresa e la qualità di vita fuori dal posto di lavoro.
Per accedere alla residenza è stata progettata una strada sotterranea che dall’esterno è identificabile con i lucernari a forma di cupola, alcuni oblò che si affacciano sul prato nonchè tetto dell’intero residence, dentro i quali si possono vedere i parcheggi privati  delle abitazioni pensati proprio per agevolare l’ingresso direttamente dal livello sotterraneo.
Della struttura di Talponia  salta all’occhio immediatamente la sua pianta semicircolare, completamente interrata, lunga circa 300 metri e costituita da una vetrata enorme che affaccia sul parco di Villa Casana, struttura che oggi ospita l’archivio storico Olivetti ma in passato era adibita per gli uffici della presidenza prima ,diventata asilo per i figli dei dipendenti dopo ed infine studio dentistico gratuito. Dalla balconata di Villa Casana si ha la vista sulla fabbrica e ciò riflette lo spirito della città;  si immagina di affacciarsi e trovarsi di fronte ad un lago o ad un fiume ma invece il panorama offre l’intera vista della città industriale Olivetti del XX secolo.

Si è soliti immaginare un contesto industriale come un blocco di cemento fumante destinato a produrre ed inquinare incessantemente e costruito trascurando una zona  verde sana e luminosa in un ambiente più o meno urbano.  Ma la novità della città industriale di Talponia, integrata da Adriano Olivetti, sta proprio nella presenza di grandi  spazi liberi e verdi che raccontano una città che ,oltre ad essere un’area destinata alla produzione e al lavoro, è al contempo  il luogo in cui gli stessi lavoratori vivono, fanno crescere i propri figli ed instaurano le vitali relazioni sociali con i propri colleghi nonché vicini di casa.  Il progetto olivettiano eco sostenibile ha voluto sfruttare il declino naturale della collina costruendo sotto essa l’intero stabilimento;  tutto ciò fa riflettere su quanto fossero già molto futuriste le idee di Olivetti e dei progettisti  degli anni ‘60, periodo storico  in cui  in Italia l’unica preoccupazione era costruire, progettare, produrre seguendo soltanto le regole del Dio denaro senza interesse per il tema dell’eco sostenibilità, oggi invece assai ricorrente, né tanto meno dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Dunque tutti coloro che erano coinvolti nella costruzione di Talponia entrarono nell’ottica moderna e si chiesero il perché costruire raso suolo quando si poteva ricreare una congeniale struttura simile , funzionale e speciale  sotto terra  senza produrre troppo danno e impatto all’ambiente.


Va ricordato anche che il caso di costruzione di città industriale di Ivrea non è isolato, infatti, Talponia è un modello che è stato esportato in giro per l’ Italia: Crespi D’Adda ,altro bene dell’Unesco, venne progettata, ancor prima di Ivrea, nel 1878 fino ad assumere il suo aspetto attuale nel 1920, lo stesso vale per  Rosignano, in Toscana,  in cui la Solvay , importante azienda del settore chimico e della plastica, dal 1923 fece costruire una città per i suoi dipendenti. Successivamente, ispirata agli architetti razionalisti, la stessa Olivetti iniziò a costruire stabilimenti su questa filosofia anche a Pozzuoli, a Massa Carrara e a Crema sino a fare arrivare  l’idea olivettiana negli anni 70’ anche all’estero in Argentina, Brasile, Giappone, Inghilterra e USA coinvolgendo i maggiori architetti dell’epoca come Kenzo Tange per lo stabilimento giapponese, Louis Kahn per quello americano e Corbusier per quello di Rho , a Milano, però mai realizzato.

Oltre ad essere una struttura con un’architettura stramba, Talponia è anche e soprattutto un progetto davvero interessante dal punto di vista sociale: grazie alla filosofia che sta alla base della sua costruzione dal 2018 è diventata Patrimonio Mondiale dell’Unesco perché la città industriale Olivetti,  per la prima volta nella storia ,unisce la cultura della fabbrica a quella dell’ambiente e del rispetto per l’uomo riuscendo a “nascondersi” nel sottosuolo senza mai  rovinare la bellezza paesaggistica, ma anzi dandogli  un valore aggiunto , e offrendo i più svariati comfort ai lavoratori dell’industria in modo da regalargli uno stile di vita agiato per il bene della produzione aziendale stessa. Entrando nello specifico l’area si divide in tre zone che offrono spazi dedicati all’industria, per il lavoro, alle zone residenziali, per la vita e alle zone dei servizi sociali non a pagamento per strutture come la scuola, l’asilo, la biblioteca, la piscina, la palestra, la mensa e altri spazi vari di ricreazione. L’unicità della città “olivettiana” è stata l’idea, la visione e il coinvolgimento di architetti e urbanisti moderni e al contempo l’integrazione all’interno di essa di progetti culturali di primissimo ordine (per esempio Pasolini e Montale sono stati ad Ivrea a tenere lezioni, conferenze e discussioni aperte a tutta la città).
La città di Olivetti  racconta il senso di comunità, l’ideale sociale con il quale è stata realizzata per il benessere dei lavoratori, in quanto uomini prima di tutto. Ivrea è certamente un museo a cielo aperto: semplicemente passeggiando per la città si incontrano le varie architetture olivettiane; è molto facile potersi orientare anche grazie alle mappe che la struttura dispone  su internet sul sito ufficiale : una cartina in formato pdf, che i turisti possono anche stampare, che li guida tra gli edifici della produzione, gli uffici, i servizi e le residenze della città industriale del XX secolo o , per i più tecnologici, “VisitAMI” una applicazione agevolmente scaricabile sul proprio telefonino che offre una breve spiegazione di ogni tappa importante del percorso.

Certamente negli ideali e nella filosofia di Olivetti non c’era soltanto l’intento pratico di produrre macchine da scrivere ma si sono intrecciate diverse discipline come l’architettura, l’urbanistica, la sociologia, l’arte, la musica, la grafica, la letteratura, la fotografia, la politica, il design, la tecnologia e l’impresa tanto che nel1952 il Moma di New York segnalò la Olivetti come simbolo di trasparenza tra fabbrica e città, tra imprenditore e lavoratori, come miglior esempio di immagine coordinata da cui le aziende americane avrebbero dovuto prendere spunto.
Infine  per non farci mancare niente, Airbnb concede ai più curiosi, appassionati di strambe architetture per esempio, di alloggiare a circa 40 (onestissimi) euro a notte, in uno degli appartamenti dell’ ”Unità residenziale Ovest” per un esperienza senza dubbio sui generis.

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