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Con la vittoria di Biden che ne sarà della lotta al cambiamento climatico?

Con la vittoria di Biden che ne sarà della lotta al cambiamento climatico?

di Anna Turco

Una lotta durata troppi giorni quella del 77enne Joe Biden che è stato eletto 46° Presidente degli Stati Uniti d’America, diventando il candidato con il maggior numero di voti nella storia, superando così Obama. Il mandato inizierà il 20 gennaio 2021 e fino ad allora ci si aspetta una collaborazione fra l’ormai sconfitto Trump e il vincitore. Grandi cambiamenti, quindi, per il Paese che ritorna in mano ad un Presidente democratico, accompagnato dal suo braccio destro Kamala Harris, che si spetta di vedere alle elezioni 2024.

Gli Stati Uniti sono diventati tutti blu, ma quello che ora preoccupa è il futuro. Diritti, coronavirus, economia e cambiamento climatico. Cosa succederà con una tale vittoria si può solamente ipotizzare e non è così roseo come sembra.

La vittoria di Biden non è stato l’unico rinnovamento per il Paese a stelle e strisce: solamente due settimane fa la nuova giudice della Corte Suprema, Amy Coney Berrett, ha preso il posto della amatissima e stimata Ruth Bader Ginsburg. Berrett è stata nominata da Trump, come ultima mossa decisiva prima della resa dei conti. 48enne repubblicana, è una figura che si è distinta per le sue ideologie fortemente conservatrici, sull’onda del quasi ex-Presidente. Grazie a questa decisione strategica, la Corte Suprema ora conta ben 6 repubblicani e solamente 3 democratici. Anche con la caduta di Trump, i repubblicani continueranno a detenere posti di potere nel Paese per altri decenni. La scelta della repubblicana Berrett non è stata felicemente accolta dalla maggior parte dei cittadini più progressisti e liberali, fra cui gli ambientalisti. La giudice ha più volte ribadito le sue visioni del mondo, affermando di non credere all’azione deleteria dell’uomo sulla natura, mostrandosi anche un osso duro. In un dibattito con Kamala Harris, ora vicepresidentessa al fianco di Biden, dichiarare che la questione climatica è contenziosa e non contingente alla sua figura di giudice. Sostiene anche di aver letto molti documenti scientifici a riguardo ma di non aver ancora formulato una idea ben precisa. “Non esprimerò la mia posizione su una questione di ordine pubblico, soprattutto una così controversa”.

Questa sua affermazione è disastrosa da tanti punti di vista. La giudice si pone verso il cambiamento climatico come qualcosa che potrebbe non esistere, deve essere ancora studiato e “controversa”. Una figura importante come la sua non può non avere una qualsiasi opinione su una situazione che non si arresterà e continuerà a distruggere la terra su cui camminiamo (e le nostre vite). Quello che peggiora la situazione è che, durante il periodo nel quale l’intervista è stata fatta, Trump e Biden (con la Harris) erano in piena campagna elettorale. Un portavoce di Greenpeace US ha, infatti, commentato la vicenda per The Independent così: “La sua candidatura è una vergogna per i milioni di americani che stanno votando ora”. Far parte della Corte Suprema le dà molto potere decisionale, così come agli altri 8 giudici, ma è la maggioranza repubblicana che fa paura, stessa situazione al senato. Si è creato un disequilibrio che non gioverà ai democratici e quindi a Biden.

Giudice Amy Coney Barrett (Foto di OLIVIER DOULIERY/AFP per Getty Images)

Joe Biden, durante la sua campagna, ha sempre promosso grande attenzione per l’ambiente e la sostenibilità, promettendo di stanziare 2 mila miliardi per combattere le emissioni, a differenza del predecessore che negava la sua esistenza e ha deciso di uscire dall’accordo di Parigi. Il nuovo Presidente ha promesso di rientrare in tale accordo e supporta una posizione attiva nella riduzione delle emissioni. Quello che, invece, non supporta sono le estrazioni di combustibile fossile dal terreno pubblico.

Non bastano solamente le buone intenzioni e le parole per riuscire a fare qualcosa, bisognerà proporre dei piani, o nuove regolamentazioni, in accordo con la EPA, come fece Obama con il Clean Power Plan. Tale sarà la vera sfida per Biden: mancando la maggioranza, diventerà molto più difficile far sì che una legge progressista venga approvata. Nel campo del cambiamento climatico sono due i problemi che possono intralciare i piani del prossimo Presidente: la possibilità di citare in giudizio il governo contro le sue incompetenze e i danni ambientali; e i regolamenti bloccati da parte della Corte Suprema, nel caso incontrassero varie problematiche, come successe con Obama con la CPP che fu ostacolata fino alla fine del suo mandato.

Lo scenario non si prospetta in favore di Biden, anche se c’è chi pone speranza in un futuro più green per gli Stati Uniti con la messa in pratica delle politiche del Presidente. “Ha il potere per farlo e c’è un’enorme attesa nella comunità scientifica americana” così spiega Gianni Silvestri per l’HuffingtonPost. Tuttavia non tutti si aspettano grandi svolte nella politica ambientale: parliamo sempre di un uomo ricco che continuerà a strizzare l’occhio alle multinazionali e a chi ha supportato anche le sue campagne elettorali.

Quelle trattate qui sono solamente ipotesi sul lavoro che spetterà a Joe Biden una volta diventato Presidente degli Stati Uniti. Incontrerà degli ostacoli ma tutta la comunità ambientalista e l’ONU si aspettano molti passi per poter recuperare il tempo perduto sotto il comando di Donald Trump.

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