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WWF: 30 le città indiane a rischio sete per il 2050

WWF: 30 le città indiane a rischio sete per il 2050

di Anna Turco

Secondo gli ultimi risultati della WWF Water Risk Filter ben 30 città, sulle 100 che rischiano seri problemi d’acqua per il 2050, sono indiane. Nella lista compaiono città come Jaipur, che si trova prima e con 3 milioni di abitanti, Indore e Thane, anch’esse molto popolose. Mumbai, Kolkata e Delhi compaiono anche nella lista. Nella lista non fanno paura solo i numeri registrati in India, ma anche le quasi 50 città cinesi.

Il WWF Water Risk Filter è uno strumento on-line, fondato nel 2012 dalla WFF e DEG, in grado di riportare le condizioni idriche dei vari paesi nel mondo. Esso è stato creato con l’obiettivo di rispondere ad investitori e aziende sulle problematiche che i paesi nei quali operano e investono stanno affrontando. Con l’aggiornamento del 2020, il sito web è in grado di informare i migliaia di seguaci dei possibili rischi idrici nel 2030 e 2050.

Il cambiamento climatico e la popolosità delle città fanno sì che il rischio di carenza d’acqua non si arresti e che gli anni porteranno solamente un peggioramento della situazione attuale. È questo, infatti, che viene mostrato e descritto: le mappe distinguono anche tre possibili futuri in base alle scelte che verranno prese ora. Quello che viene illustrato, con un’India completamente rossa, è che se nessun provvedimento dovesse venir preso, il paese rischierebbe di non avere sufficiente risorse per dissetare la popolazione.

L’India si inserisce, quindi, tra gli Stati con più città a rischio. Il livello di rischio viene calcolato dalla WWF in base a tre categorie: rischi regolatori (infrastrutture e finanza, istituzioni e governo etc.), fisici (siccità, qualità, quantità, ecosistema), della reputazione (conflitto, importanza della biodiversità e cultura, media).

“Il futuro dell’India è nelle sue città. Con la rapida urbanizzazione del paese, le città saranno in prima linea per quanto riguarda la sua crescita e sostenibilità. Per far sì che esse possano uscire da questo ciclo di inondazioni e siccità, servono soluzioni “naturali” come uno spartiacque e zone umide. […]” afferma il Dottor Sejal Worah, direttore di WWF India.

Il report sostiene che la chiave per iniziare un processo di salvataggio sono i rapporti multilaterali e di appartenenza delle comunità locali. Queste strategie saranno in grado di creare e conservare infrastrutture sostenibili per l’acqua e rivitalizzare i sistemi di acqua urbani. Aggiunge anche che come specificato sopra da Worah, è essenziale un piano urbano e zone umide che devono essere ristorate o create per consentire zero perdite di acqua nelle città. Continua spiegando che sistemare spartiacque distrutte e riconnettere fiumi alla loro pianura alluvionale è anche essenziale per poter diminuire la perdita d’acqua.

L’India, però, non si fa trovare impreparata ed è già entrata in azione nel 2019 con il progetto quinquennale “Smart Cities Mission”, realizzato dal governo indiano nel 2015, per aggiornare e sistemare vecchi apparecchi e rendere così le città più intelligenti e sostenibili. Il piano pone come obiettivo quello di rendere ben 100 città indiane a prova di uomo entro il 2023 stanziando ben 14 miliardi di dollari.

Il 2050 è ancora lontano e, secondo i calcoli della WWF, l’India potrebbe limitare i danni solamente in uno scenario ottimistico ovvero in un futuro in cui avvenga una svolta socio-economica sostenibile e una diminuzione difficilmente realizzabile delle emissioni.

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