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FIUMI E CITTÀ: UN RAPPORTO ODI ET AMO

FIUMI E CITTÀ: UN RAPPORTO ODI ET AMO

I casi di Parma, Cremona e Piacenza e la loro convivenza con i fiumi.

di Mattia Dallaturca

Com’è cambiato nel tempo il rapporto tra le persone e i fiumi della loro città? Quali sono i progetti che tentano di valorizzarli? Qual è il ruolo delle associazioni no-profit in tutto questo?

Durante l’incontro “I fiumi riscrivono le città”, svoltosi nell’ambito della 25^ edizione di Scritture d’Acqua, si è cercato di rispondere a tutte queste domande. I casi di Parma, Piacenza e Cremona sono stati utili per capire quali siano i punti di forza e quali siano gli aspetti da migliorare del rapporto tra le province e i loro corsi d’acqua.

Il webinar, moderato dal sociologo e ispiratore della ricerca Giorgio Osti, ha visto la partecipazione di Davide Papotti, Alessio Picarelli, Susanna Ravelli e Giampaolo Nuvolati, i quali hanno esposto rispettivamente le situazioni in cui si trovano le province di Parma, Cremona e Piacenza.

Parma

La Parma è il torrente che attraversa l’omonima città e la divide in due parti: il centro storico e l’Oltretorrente. Tale divisione non è solo geografica, ma anche identitaria. Le due parti sono connesse da dieci ponti, mentre sei varchi permettono l’accesso alle aree verdi lungo il fiume.

In tempo di Covid, con la chiusura dei parchi, la fruizione del gretto della Parma da parte dei cittadini è aumentata poiché si trattava di uno dei pochi spazi pubblici rimasti aperti. Successivamente è stato normato anch’esso.

Il principale problema del torrente è legato alla variazione del livello d’acqua durante l’anno. Un aneddoto racconta di quando, in occasione dell’inaugurazione del ponte dedicato a De Gasperi, Andreotti disse: «il ponte è bello, ma il fiume dov’è?».

In generale, come per molti corsi d’acqua, l’attenzione dei cittadini nei confronti della Parma è alta soprattutto in occasione delle piene, come è avvenuto nel 2011. Il Consiglio del Comitato Volontario del quartiere d’Oltretorrente, insieme all’amministrazione comunale, si è fatto promotore di iniziative come passeggiate ed altri eventi con lo scopo di stimolare ed innalzare l’interesse degli abitanti verso il fiume.

Tuttavia, il progetto di costruzione di una pista ciclabile lungo il fiume, proposto dalla giunta comunale nel 2019, è stato respinto senza alcuna esitazione da parte dei parmigiani che hanno ribadito l’importanza delle aree verdi fluviali, salvaguardandole da ogni possibile tentativo di infrastrutturazione.

Cremona

Nel capoluogo lombardo il Po è stato oggetto di interesse a fasi alterne: fino agli anni ’80 i cittadini erano soliti intrattenersi frequentemente lungo le sue acque, poi c’è stato un periodo di crescente disattenzione ma, a partire dai primi anni 2000, la tendenza si è nuovamente invertita.

Come accaduto per la Parma, anche il Po è stato riscoperto durante il periodo Covid, sia come ambiente naturale, sia come luogo culturale e sportivo.

I canottieri, infatti, hanno modificato il rapporto tra il fiume e la città: se da un lato hanno aumentato i presidi lungo il suo gretto, dall’altro hanno reso tali accessi esclusivi solamente per chi ne è socio. Una politica simile ha limitato e limita tuttora enormemente le possibilità di una fruizione libera e senza vincoli.

L’amministrazione comunale è molto attenta a ricreare il processo di identificazione tra Cremona e il suo fiume principale, aderendo a progetti in grado di valorizzare il Po come la MaB PO Grande Unesco. Inoltre, combatte quotidianamente le illegalità che vengono commesse lungo le sue rive, come ad esempio il bracconaggio.

Anche l’associazione no-profit di giovani laureati CRART sta promuovendo iniziative, quali biciclettate ed eventi che coinvolgano i cittadini, per cercare di riallacciare i rapporti tra quest’ultimi e il Po. L’attività di CRART non è semplice volontariato, ma il loro obiettivo è di poter fare di tutto ciò un vero e proprio lavoro professionale.

Piacenza

A differenza delle altre due province, il rapporto tra Piacenza e il Po è molto complicato. Durante il ventennio fascista il fiume era balneabile e aveva anche una colonia per ragazzi, poi con il boom economico e la successiva industrializzazione del Paese si è venuta a creare una frattura tra gli abitanti e il corso d’acqua che non è più stata ricucita.

Ad oggi il Po è un luogo più associato alla devianza (in quanto zona di prostituzione) che allo svago o al divertimento e l’attenzione dei piacentini si è spostata sulla Trebbia.

Lo sport rimane l’unico momento di fruizione del fiume e il governo locale non sembra intenzionato a promuovere alcuna politica di valorizzazione nei suoi confronti. I cittadini, dal canto loro, rimangono totalmente indifferenti al problema.

Anche qui sono due le principali associazioni sportive: la motonautica piacentina, che si incarica di mantenere pulite le sponde del fiume e l’associazione pescatori. Entrambe non riescono ad attirare l’interesse delle nuove generazioni, così come non ci sono riusciti molti progetti che si sono rivelati fallimentari nel corso degli anni.

La costruzione del polo di Architettura ed Ingegneria Energetica e Meccanica a Piacenza, come distaccamento del Politecnico di Milano, è parsa l’occasione giusta per modificare il waterform, ma anche in questo caso i progetti non sono andati a buon fine.

L’attenzione dei cittadini, ad oggi, è rivolta non al Po, bensì ai suoi affluenti.

Non mancano i punti di rilevanza ecologica del fiume che, però, non vengono valorizzati, sponsorizzati e resi accessibili a dovere. Manca, invece, quella cultura del turismo fluviale che è molto diffusa all’estero. Prima ancora di viaggiare e visitare il mondo, si dovrebbero (ri)scoprire i luoghi nostrani e il piacere di frequentarli.

Una soluzione per sopperire alla mancanza di turismo consisterebbe nel cercare di rendere i corsi d’acqua accessibili durante la quotidianità, magari organizzando feste, aperitivi ed eventi che promuovano la socialità e che incentivino le persone a recarcisivi più spesso.

Di fatto quello che si sta vivendo è un rapporto a fisarmonica tra i fiumi, le città e i suoi abitanti, dove, nella maggior parte dei casi, sono le situazioni drammatiche e inattese ad innalzare l’attenzione verso i primi. Come è successo ad Arena di Po (Pavia), dove i due alluvioni che l’hanno colpita nel 1994 e nel 2000,hanno contribuito alla nascita del Comitato dei bialluvionati, il quale si occupa della valorizzazione del fiume e della tutela del paese. Questa iniziativa ha fatto da apripista per lo sviluppo di processi simili in altre città italiane e non.

I fiumi, spesso, separano territori tra cui vi è una forte rivalità storica, ma possono anche essere fattori unificanti. Il termine rivalità, infatti, proviene da riva, mentre il termine sponda può assumere anche il significato di collaborazione. Nel caso di Piacenza e Cremona, il Po comprende entrambi questi aspetti: durante le piene e gli straripamenti la protezione civile riesce a mobilitare un gran numero di abitanti sia dell’una che dell’altra sponda, i quali accantonano per un istante la forte ostilità che da sempre li caratterizza, per cercare di risolvere e superare un problema comune.

Il Po, e i fiumi in generale, si fanno promotori di momenti di grande solidarietà tra le persone, permettendo loro di riscoprire il proprio lato più umano e generoso.

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