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Emergenza petrolchimico di Augusta: continua la battaglia dei cittadini

Emergenza petrolchimico di Augusta: continua la battaglia dei cittadini

I cittadini lanciano un grido: “Respiriamo aria cattiva”

di Martina Vittoria Oddo

È stato definito “triangolo della morte” quel tratto di costa formato da Augusta, Priolo e Melilli, in provincia di Siracusa, contente il polo petrolchimico italiano, il secondo più grande in Europa. A combattere questa guerra sono i cittadini e padre Palmiro che ha definito questa zona una vera e propria pattumiera.

Nel 2017, infatti, furono sequestrati tre impianti di petrolchimico; mentre nel 2019 si registrarono quattro sequestri di depuratori nella zona di Priolo, contando ben 19 indagati. La magistratura avrebbe imposto una serie di prescrizioni per il miglioramento degli impianti, che sono accusati di aver immesso nell’aria delle sostanze inquinanti connotate dal cattivo odore, in particolare si parla dell’H2S (idrogeno solforato), elemento estremamente tossico poiché è irritante e asfissiante, che in elevate concentrazioni può causare la morte anche in 5 minuti, dell’NMHC (idrocarburi non metanici), che possono determinare danni alle vie respiratorie e del Benzene, sostanza cancerogena di prima classe, in grado di produrre varie forme di leucemia.

Ad avvertire il cattivo odore e quindi la presenza di queste sostanze rilasciate nell’aria sono gli abitanti che, purtroppo, sono costretti a convivere con questo problema ormai da troppi anni. Si tratta infatti di stabilimenti industriali costruiti negli anni ’50 che, vent’anni dopo, avrebbero costretto gli abitanti a scappare dai propri domicili a causa della situazione divenuta ormai insostenibile. Ad accusarne il colpo inoltre, in quel periodo, furono i nascituri che presentavano malformazioni di tipo genitale e venivano curati attraverso operazioni invasive. All’apice di queste malformazioni vi era il mercurio, che veniva rilasciato illecitamente nella rada che poi entrava nella catena alimentare attraverso i pesci. Sono passati ormai decenni da quei versamenti, ma il problema pare ancora sussistere: l’inquinamento è ancora in atto ed è necessario trovare una soluzione per combattere questo disastro ambientale.

Anche se oggi non si registrano più malformazioni, si segnalano comunque numerosi malati di tumore e cancro, causato dell’amianto, risultato di continue esposizioni di trenta/ quarant’anni fa. Fermare questa rovina diventa sempre più difficile, perché da un lato non si può attingere a chi ha causato l’emissione nell’aria di queste sostanze, e dall’altro ci sono ormai troppi fattori che si agganciano fra di loro come i vagoni di un treno, poiché a ridosso di questi poli petrolchimici vi sono piantagioni e pascoli che non garantiscono, quindi, una buona qualità dei prodotti che poi mangiamo.

L’inquinamento è ormai diventato una potente arma, e questo problema, che apparentemente colpisce solo il siracusano, in realtà è un campanello d’allarme per tutti. Le ultime notizie che abbiamo ricevuto in merito a questo problema risalgono al maggio 2020 che negano l’esistenza di una soluzione; ad oggi quindi le domande sorgono spontanee: chi è in grado di fermare questo disastro ambientale? Chi garantisce agli abitanti di condurre una vita tranquilla respirando ogni giorno aria pulita? Chi pone fine all’inquinamento atmosferico che si riversa poi nei nostri polmoni?

Siamo ancora in attesa di risposte e di soluzioni per mettere un punto a questa storia.

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