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Piangi tre volte quando vedi Porto Selvaggio

Piangi tre volte quando vedi Porto Selvaggio

di Agnese Capoccia

Un lembo di terra che divide l’Adriatico dallo Ionio: il Salento è uno dei luoghi che non si può fare a meno di visitare. Spiagge bianche bellissime, scogliere mozzafiato, acqua limpida e cristallina, se cerchi il mare calmo basta seguire il vento: se è Scirocco vai a fare il bagno sull’Adriatico, se è Tramontana puoi affacciarti sullo Ionio, sono distanti solo un’ora. Da San Cataldo a Campomarino, da Torre dell’Orso a Porto Cesareo, i posti da visitare sono tantissimi e il tempo non è mai abbastanza per scoprirli a fondo, ma è sufficiente per restarne ammaliati e per volerci ritornare.

“Quando vieni al Sud piangi due volte: quando arrivi e quando te ne vai”; ma quando vieni in Salento piangi tre volte: quando arrivi, quando te ne vai e quando vedi Porto Selvaggio.

Tappa obbligatoria per chi non ha paura di camminare e ama l’avventura, Porto Selvaggio (Comune di Nardò – Le) è uno di quei paesaggi suggestivi che ti entra nel cuore e che non puoi dimenticare, uno specchio d’acqua immerso nella natura e incastonato nella roccia dove il silenzio regna ed è interrotto solo da lu rusciu te lu mare, il rumore del mare, e dalla caciara del turismo estivo.

Percorsi per accedere alla baia di Porto Selvaggio

Il Parco naturale di Porto Selvaggio e la Palude del Capitano si estende per circa 1100 ettari, dei quali circa 300 di pineta, e comprende le baie di Porto Selvaggio, Torre Uluzzu e Palude del Capitano. Negli anni Cinquanta la vasta distesa pietrosa di Porto Selvaggio fu trasformata nel Parco che oggi conosciamo grazie a una riclassificazione del territorio ad opera del Corpo Forestale dello Stato che la rese una fitta zona boschiva.

La baia di Porto Selvaggio è la più vicina a Santa Caterina ed è la più gettonata tra le spiagge della riserva, per accedervi sono disponibili diversi percorsi e sentieri. Per godersi al meglio l’esperienza, è consigliabile passare un’intera giornata nella baia, poiché arrivarci non è semplicissimo, ma attenzione: se non conoscete bene il luogo non attardatevi oltre il tramonto, perdersi è molto facile!

Per chi decide di lasciare la macchina presso il Parcheggio Porto Selvaggio (al costo di 5,00 € per l’intera giornata), entrerà dall’ingresso Villa Tafuri e seguendo il sentiero attraverso la pineta raggiungerà il mare in una ventina di minuti. Il sentiero si estende per circa un kilometro e consiste in una discesa ripida tra le rocce, bisogna fare molta attenzione alle indicazioni da seguire per non perdersi e per poter raggiungere la spiaggia di ciottoli e la pineta.

Per chi, invece, vorrà ammirare la baia dall’alto, è consigliato l’ingresso Belvedere. Una lunga scalinata di pietra (tanto bella quanto ripida e scivolosa) vi porterà su Torre Santa Maria dell’Alto: chi conosce il Salento sa che l’intera costa è puntellata da numerosissime torri costiere – costruite tra il XV e il XVI secolo – che difendevano il territorio dagli attacchi dei nemici, Torre dell’Alto è una di queste. Si affaccia su uno strapiombo a picco sul mare (la “rupe della dannata”) e si trova a un’altezza di circa 51 metri dal livello del mare. Il paesaggio, visto da lassù, è spettacolare: una distesa azzurra in cui cielo e mare si abbracciano e un po’ più distante si vede la baia, la meta finale. Proseguendo lungo il percorso si troverà un’altra scalinata, questa volta in discesa, che conduce – dopo circa venti minuti – alla pineta e finalmente al mare. Dopo una camminata così faticosa, un bel bagno nelle gelide acque di Porto Selvaggio è la giusta ricompensa. Per i più coraggiosi la baia offre diverse opzioni per chi vuole tuffarsi: le rocce alte di certo non mancano!

Una targa per Renata Fonte

Se oggi possiamo ammirare l’ancora incontaminato paesaggio della marina di Porto Selvaggio, dobbiamo un immenso e doveroso grazie al coraggio e alla perseveranza di una donna che si è battuta a lungo per questa perla del Salento: Renata Fonte. Scendendo da Torre dell’Alto possiamo ammirare una targa dedicata a lei e al suo impegno, che cita:

“E sono ancora qui che cerco di scrivere una storia, la mia storia. Ma che cosa scriverò di me, io, poeta mai nato? Volevo solo cantare l’antico Inno alla Vita… io, essere umano che vivo di pane, illusioni e speranze come mille altri, io che volevo cantare l’antico Inno alla Vita. Qualcuno ha fatto tacere la mia voce… ma c’è ancora in sottofondo un motivo di poche note, un ritornello struggente che esce da qualche angolo del mio animo e che è il tema musicale di tutto quello che ho dentro.”

“Un ritornello struggente” che abbiamo l’obbligo di sentire anche noi quando visitiamo questo luogo e che ci ricorda sempre di rispettare l’ambiente e di lottare per esso, perché è parte di noi e sarà parte dei nostri figli e nipoti.

Nel 1980, questa giovane donna innamorata della propria terra fondò il Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio e in quegli stessi anni entrò in politica diventando la prima Consigliera donna di Nardò. Assumendo questa carica importante, combatté con forza per la tutela del Parco e contro la speculazione edilizia: la riserva naturale doveva rimanere intatta, ad ogni costo. Ma per Renata Fonte il costo fu alto, il 31 marzo del 1984 fu assassinata davanti al portone della propria abitazione per gli illeciti ambientali che aveva scoperto opponendosi alla lottizzazione cementizia nella zona di Porto Selvaggio. Fu il primo omicidio di mafia nel Salento.

Grazie al suo coraggio e al suo sacrificio, possiamo oggi ammirare la bellezza della Riserva naturale di Porto Selvaggio e possiamo prendere parte al suo sogno.

Tre curiosità su Porto Selvaggio

Porto Selvaggio è dedicato a Renata Fonte, ma quello che forse ancora si conosce bene è che c’è anche un fiore dedicato a lei: ophrys x renatafontae, scoperta nel 2016 da Roberto Gennaio, è una nuova specie di orchidea presente nel Parco di Porto Selvaggio e che, proprio come Renata Fonte, è riuscita a vincere l’aridità e le difficoltà del territorio.

Per gli appassionati di misteri, invece, sarà interessante conoscere la leggenda della “rupe della dannata”, lo strapiombo che si estende ai piedi di Torre dell’Alto. Secondo questa leggenda, nelle notti di luna piena si può vedere ai piedi della torre una donna vestita da sposa che prega e si lamenta: è il fantasma di una giovane fanciulla che per sfuggire allo ius primae noctis – imposto dal Guercio di Puglia – si è gettata in mare.

Un’altra leggenda, ben più recente, narra di alcune piccole sfere luminose che di notte è possibile avvistare sugli alberi del bosco di Porto Selvaggio. Alcuni turisti, che hanno deciso di trascorrere lì la notte, hanno affermato di aver visto queste piccole fatine muoversi tra gli alberi e ridacchiare.

Sceglierete voi a cosa credere e cosa visitare nel Parco di Porto Selvaggio, il consiglio è quello di lasciarsi trasportare dalla bellezza del paesaggio e dalla suggestività del mare: non ve ne pentirete!

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