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L’impollinazione dei mandorli e la strage delle api

L’impollinazione dei mandorli e la strage delle api

di Alessandro Mambelli

Negli ultimi anni, i derivati dalle mandorle hanno avuto un grande successo. La gente intollerante, quella che vuole mangiare più sano, quella che vuole una dieta più varia ed equilibrata… Tutti adorano il latte di mandorle e gli altri prodotti basati su questo frutto. Secondo diverse fonti, i mandorleti nella sola California sono passati dai 160 mila degli anni ’90 ai più di 400 mila di oggi, e il fatturato è in costante crescita. Secondo la American Almond Board, il mercato delle mandorle in America vale almeno 21 miliardi di dollari.

Il problema è che questo vasto mercato delle mandorle ha un lato oscuro che pochi conoscono. Ogni anno, infatti, migliaia e migliaia di api vengono “sacrificate” per incrementare le colture.

Il mercato del miele è in crisi. Gli apicoltori che un tempo vivevano grazie alle loro arnie oggi non hanno più questa possibilità. The Guardianin un’inchiesta sull’argomento – scrive che molti di loro, per arrotondare, sono costretti a trasportare gli alveari attraverso il Paese fino ai mandorleti della California.

L’impollinazione è una pratica fondamentale per l’apicoltura. Permette alle api di produrre nettare – e quindi miele – e garantisce all’ambiente di rigenerarsi. I coltivatori di mandorli hanno bisogno che le loro colture crescano e prosperino, quindi pagano gli apicoltori fino a 200 dollari ad arnia perché portino le loro api nelle piantagioni. Le api americane possono impollinare i fiori e far crescere i mandorleti, e gli apicoltori possono arrotondare un po’ i guadagni che con la sola vendita del miele non bastano mai.

Tutta questa faccenda, però, è molto spesso controproducente. Da un lato, molte zone degli Stati Uniti si ritrovano per un mese o due all’anno prive di milioni di api. Senza api, le impollinazioni in queste regioni subiscono bruschi arresti. Dall’altro lato, le api devono essere trasferite in California intorno a gennaio, quindi interrompendo anzitempo il loro letargo. Un letargo più corto, per le api, significa lavoro più faticoso e meno efficienza. Senza considerare che l’impollinazione dei mandorli non è semplice: gli apicoltori sono costretti a correggere l’insufficiente nettare prodotto con lo sciroppo di zucchero.

E poi ci sono i pesticidi e le malattie. È risaputo che i mandorleti vengono cosparsi di veleni che uccidono le api, e milioni di api di provenienze diverse concentrate in un unico posto provocano spesso scambi di malattie e altri problemi simili.

Dal sito di “The Guardian”

Tirando le somme, per gli apicoltori questa situazione ha forse più svantaggi che altro. Eppure, la pratica di impollinazione dei mandorleti va avanti da parecchio tempo. Probabilmente gli apicoltori non hanno scelta: o questo – anche a costo di perdere le arnie –, oppure un’alternativa che nel migliore dei casi potrebbe significare entrate insufficienti per tirare avanti.

In Italia la situazione non è migliore. Nel 2019, il mercato del miele ha subito una contrazione del 41%, facendo perdere circa 73 milioni di euro. L’impollinazione è al centro della tempesta: venendo meno gli habitat naturali, per le api è più difficile praticarla. L’Europa intera, come gli Stati Uniti, sta attraversando una profonda crisi apistica.

È molto triste scoprire che dietro il latte di mandorle – apparentemente migliore degli allevamenti intensivi da cui si ricava il latte vaccino – c’è uno scenario apocalittico che coinvolge migliaia di persone e che distrugge l’ambiente.

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