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IL CONSUMISMO AUMENTA LA DEFORESTAZIONE GLOBALE

IL CONSUMISMO AUMENTA LA DEFORESTAZIONE GLOBALE

di Jacopo Agnesini

L’essere umano è formato da acqua, ma è anche composto da foreste. Non è solo una metafora, è la realtà: l’80% della deforestazione è causata dalla carne bovina, dal pellame, dalle piantagioni e dal consumismo mondiale. I consumi sono del 10% in Europa, mentre per gli altri Paesi, è molto di più.                                                                                                                          

Quanta foresta avete mangiato, usato e indossato oggi?” è il titolo emblematico del nuovo report del Wwf. (https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/commodities_last.pdf). Un dato allarmante emerge dalla relazione: negli ultimi 30 anni sono stati deforestati 420 milioni di ettari di terreni, soprattutto nelle aree tropicali. Più o meno come la superficie dell’Unione Europea.

Le principali cause di deforestazione, Film Home (2013). (www.youtube.com/watch?v=Rl0hvC3HUk8).


10 cause di deforestazione, Wvf (2020). (www.youtube.com/watch?v=nOQSz-zjL00).
Le 4 cause principali della deforestazione.  
(Fonti: www.wvf.itwww.missioniafricane.itwww.ilfattoalimentare.it).

La perdita di foreste amplifica i temi del cambiamento climatico, della biodiversità e dell’aumento di elevate quantità di carbonio presenti nell’aria.

Il 33% di consumo globale del caffè proviene dall’Europa e l’Italia è il Paese simbolo di questo rito giornaliero. Ogni italiano consuma 6 kg di caffè all’anno, mentre ogni giorno, si bevono circa 2,5 miliardi di tazze di caffè nel mondo. Un tempo si coltivava il caffè ai margini forestali, mentre ora, l’aumento della produzione di questa bevanda coincide con l’abbattimento di alberi e di conseguenza, la perdita di aree naturali e nuove specie sono a rischio estinzione, come la tigre di Sumatra che vive nelle foreste dell’Indonesia. Entro il 2050, si prevede una produzione di chicchi di caffè triplicata per soddisfare la domanda globale e le coltivazioni si sposteranno ad altitudini più elevate, estendendo le aree deforestate.

Il consumo di soia si posiziona al secondo posto. Dal 1950 la produzione è aumentata globalmente di 15 volte a causa dell’aumento del consumo di carne e derivati animali. Il Brasile è il maggiore produttore al mondo, ma il 20% è legato alla deforestazione illegale e il giaguaro è tra le specie animali che rischia di scomparire. 61 kg l’anno è il consumo di soia per ogni europeo e il 90% proviene dai mangimi destinati agli animali. L’Italia è il terzo importatore di farina di soia, ed è riducendo il consumo di carne, che si può contribuire ad aumentare le aree verdi. 

Anche le piantagioni del cacao africano che provengono da parchi nazionali e da aree protette, sono un ostacolo al rimboschimento: le industrie di cacao lucrano sullo sfruttamento del lavoro minorile; forniscono una paga bassissima per ogni lavoratore; portano alcune specie animali quali l’elefante delle foreste, lo scimpanzé, la giraffa, con il loro habitat già minacciato dalle infrastrutture, dalle miniere, dal bracconaggio, sull’orlo dell’estinzione.                                                                                      

L’allevamento del bestiame è una ulteriore conseguenza della deforestazione: in Sud America e Brasile si posiziona al primo posto. In Brasile sono presenti gli allevamenti di zebù, un bovide che con la sua carne può essere utilizzato per produrre bresaola non certificata Igp. Il 60% delle culture e dei prodotti di origine animale correlati alla deforestazione ed esportati in Europa proviene dal Brasile, mentre il 25% dall’Indonesia.        

Il pellame è anch’esso rilevante per la deforestazione globale: in Italia, le scarpe, le cinture, le borse e gli altri prodotti firmati e di moda dell’industria conciaria, sono realizzati al 70% con pellame bovino. Il Brasile esporta l’80% della produzione delle pelli bovine e l’Unione Europea ne acquista all’anno circa il 20%, gran parte ricavate però da aree deforestate illegalmente.

Per proteggere l’Amazzonia, la tribù Uru-Eu-Wau-Wau si è rivolta alla tecnologia moderna. Nonostante la tribù mantenga il proprio stile di vita indigeno, si avvale dei droni per difendere il giaguaro dai bracconieri e tutelare la biodiversità, distrutta dall’allevamento, il disboscamento e l’estrazione mineraria in un territorio di circa 1,8 milioni di ettari. La distruzione della più grande foresta pluviale del mondo per quest’anno è aumentata del 9,5% rispetto al 2019: è però un dato in calo, se confrontato con il 32% del 2019. Anche gli incendi nell’Amazzonia brasiliana negli ultimi tre anni sono aumentati del 24%. L’aumento della deforestazione si lega con il cambio di rotta del governo del Brasile, più incentrato sullo sfruttamento e sul disboscamento illegale, che su politiche di difesa della foresta e dell’ambiente.    

Nonostante si rilevi un incremento positivo di foreste in Europa, l’Amazzonia e l’Africa vanno verso il punto di non ritorno: il rilascio di milioni di tonnellate di anidride carbonica causa a lungo termine conseguenze devastanti. Bruciando gli alberi ed eliminando la fotosintesi clorofilliana si rischia un circolo vizioso senza fine: più emissioni portano ad un clima caldo con incendi più frequenti, che a loro volta aumentano il numero di alberi muoiono a causa del clima. Nelle aree deforestate, le precipitazioni sono calate considerevolmente. Secondo uno studio, nel 2030, le foreste tropicali smetteranno di assorbire il carbonio.     

Bisogna perciò considerare le foreste come un bene che garantiscono l’esistenza dell’umanità e della biodiversità: le foreste sono il polmone della terra, dove si concentra la vita e la storia dell’umanità è legata proprio all’esistenza di aree verdi e incontaminate.  

Praticare una silvicoltura sostenibile, ridurre il consumo di carne scegliendo solo gli allevamenti locali e certificati, si risparmiano i mangimi necessari agli animali. I cereali potrebbero nutrire circa 3, 5 miliardi di persone e migliorare l’equilibrio tra ecosistemi naturali e terreni agricoli. Preferire pasti di origine vegetale, riduce il rischio di malattie cardiache e di cancro e aiuta a vivere a lungo.                                                                                                                                                

Per salvaguardare l’ambiente è necessario infine sviluppare dei meccanismi di cooperazione tra stati limitrofi e prevedere l’utilizzo di droni, immagini satellitari e indagini sul campo. Cooperare significa creare nuove opportunità, incrementare la stabilità dei mercati, acquisire fiducia per gli investitori e contribuire allo sviluppo, al benessere e alla conservazione del mondo e delle varie specie che lo abitano e vincere insieme, contro il tempo, la grande sfida sull’ambiente.


La deforestazione e le sue conseguenze, Save Human. (www.youtube.com/watch?v=SbDiyv5hDM8).

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