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Vuoi la cittadinanza europea? Con 1 milione di euro a Malta puoi

Vuoi la cittadinanza europea? Con 1 milione di euro a Malta puoi

di Stefano Dondi

Dal 2014 il governo laburista ha attivato una politica di “vendita” del passaporto maltese. Il programma è stato approvato dalla Commissione Europea qualche anno fa e, ad oggi, circa mille stranieri ne hanno usufruito. Sono necessari 650.000 euro di base da depositare per la domanda, altri 150.000 spalmati in cinque anni da investire in azioni o bond maltesi ed infine bisogna acquistare immobili dal valore pari o superiore a 350.000 euro (in alternativa si può pagare 80.000 euro d’affitto all’anno per almeno 5 anni).

Henley&Partners, società privata già coinvolta nello scandalo Panama Papers, si occupa di seguire l’intero processo. Fino a qui pare non esserci alcun problema e, anzi, dal punto di vista economico frutta enormi quantità di denaro, tanto da rappresentare il 2,5% del PIL maltese, ma è proprio il caso di dire che non è tutto oro quel che luccica.

I soldi da investire sono tanti, vero, ma per banchieri africani, investitori asiatici o magnati russi sono briciole. Capite cosa significhi per un ricco cittadino straniero ottenere la cittadinanza europea? Significa poter riciclare il proprio denaro all’interno di un altro mercato. Molti cittadini maltesi sono a dir poco indignati di fronte a questo tipo di politica. La paladina di questa inchiesta, Daphne Caruana Galizia, fu la prima a far venire a galla i fatti, pubblicando sul suo blog Running Commentary alcune prove inconfutabili di come il governo maltese svendesse la propria cittadinanza a personaggi poco raccomandabili. L’indagine ha svelato come tramite questo programma venga immesso denaro – il più delle volte sporco – all’interno dell’economia europea, mettendo sotto accusa in particolar modo l’ormai ex Premier Joseph Muscat, considerato il principale artefice.

Non è possibile che l’UE rimanga in silenzio di fronte ad un tema delicato come questo. Per quale motivo un ricco può acquistarsi la cittadinanza, mentre un povero deve attraversare iter burocratici infiniti per ottenerla? La Commissione si giustifica dicendo che non basta pagare quella cifra per diventare cittadini, bisogna anche dimostrare un “legame concreto” con l’isola ottenibile solamente dopo averci risieduto per almeno un anno.

Mark George Hyzler, agente che andava a caccia di questi nuovi cittadini, dichiarò nel 2015 al New York Times: “i nuovi maltesi si vedono due volte l’anno, una per prendere la residenza, l’altra per prendere il passaporto”. Effettivamente è così: se si passa di fronte a queste case è possibile notare come siano a tutti gli effetti disabitate, comprate esclusivamente per ottenere la cittadinanza.

Il governo maltese cerca da anni di coprire questa politica folle investendo parte del ricavato nel sociale per tenere sotto controllo l’opinione pubblica (scuole, associazioni, infrastrutture, ecc.), ma non sembra funzionare. La cosa di cui non si rendono conto è che stanno svendendo anche l’Europa oltre alla loro isola. Malta dovrebbe fare un passo indietro e fermare questa follia, ma le ultime dichiarazioni del nuovo Premier Robert Abela che considera questo business ancora un punto cardine della loro economia, non sembrano andare in questa direzione. In alternativa Bruxelles deve prendere posizione: non può essere ostaggio delle decisioni maltesi. Una giornalista ha già perso la vita per questo: cosa aspetta ad intervenire? Episodi di questo genere rischiano di creare frizioni interne tra i Paesi, rendendo ancor più difficoltosa ed incerta la visione di un’Unione Europea unita.

Fonti:

Daphne Caruana Galizia’s Notebook/ Running Commentary

“Di la verità anche se la tua voce trema” di Daphne Caruana Galizia

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