di Fabiola Stevani

 

Se credevate che il simbolo di Torino fosse la Mole Antonelliana, ebbene, vi sbagliavate!

Ciò che caratterizza maggiormente la mia città non è la Mole. E nemmeno il celeberrimo Museo Egizio. Non sono le grandi piazze o i viali alberati. Non è il gianduiotto e non è neanche la Fiat. Bensì una fontanella dalla quale dissetarsi tra una passeggiata e l’altra. Non una qualsiasi, ma un torèt. Letteralmente un bocchettone a forma di “piccolo toro”, di colore verde bottiglia, da cui sgorga acqua potabile e che dal 1862 è l’emblema della città sabauda.

La prima volta che qualche amico forestiero venne a trovarmi nella mia città rimase sorpreso alla vista del torèt, non si aspettava certo che le fontanelle pubbliche rievocassero il nome di Torino.

Eppure il torèt è una vera star della città subalpina. Tanto importante che ogni qualvolta l’amministrazione comunale avanzava qualche proposta, come ridipingerli oppure direttamente rimpiazzarli o “pensionarli”, la cittadinanza è sempre scesa in piazza a protestare al grido di “giù le mani dai torèt!”.

Nella cultura giovanile di Torino, tutti noi siamo passati da una sorta di rito di iniziazione: “Vieni, ti offro da bere” per poi essere portati davanti al torèt. Questo è uno scherzo che viene fatto anche ai forestieri che vengono invitati (sì, l’ho fatto anche io) a bere qualcosa al Toro Verde, come se fosse chissà che locale della movida. La faccia che fanno quando capiscono che si tratta di una “bevuta gratis” ad una fontanella pubblica è impagabile.

In origine l’acqua che sgorgava dalla fontana proveniva dall’acquedotto di Pian della Mussa, località che si trova nelle Valli di Lanzo. Attualmente i torèt, che in tutta la città sono 813, vengono alimentati dall’acquedotto civico. La leggenda narra, però, che vi sia una fontana in Piazza Rivoli ancora collegata alla sorgente originaria e non è raro vedervi capannelli di persone intorno che riempiono grandi taniche d’acqua.

I torèt hanno caratterizzato anche buona parte della mia infanzia, passata a giocare a pallone in giardini o piazze in cui l’iconica fontanella non mancava mai. Intere estati passate fuori a divertirsi, perché no, con il torèt stesso facendosi i “gavettoni” o bagnandosi i capelli per il troppo caldo.

Se mi chiedete quale sia il momento migliore per visitare Torino, ovviamente, da buona torinese, vi consiglio di farlo nel periodo tra ottobre e novembre. Cercando di fare coincidere la vostra visita con due eventi particolari: uno è CioccolaTò, una sfilza di bancarelle tra Piazza San Carlo e Via Roma che vendono ogni tipo di cioccolata, e l’altro è Vendemmia Torino, una manifestazione interamente dedicata ai vini. Per quale motivo? Perché se siete fortunati troverete il torèt da cui sgorgano rispettivamente cioccolata calda nel primo e del buon barbera nel secondo.

Per i turisti più tecnologici, magari anche ecologici che hanno rinunciato alle bottigliette di plastica, esiste l’app iToret, un’applicazione che aiuta a trovare il torèt più vicino da cui andare a farsi una bella bevuta. Gratis, logicamente.

 

Foto copertina: https://lestradeditorino.com/torino-raccontata-dai-toret/