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Com’è profondo il mar… alle Tremiti

Com’è profondo il mar… alle Tremiti

di Mario Mucedola

 

Quando si parla di isole italiane, oltre a Sicilia e Sardegna, la mente va subito all’Elba, Capri, Ischia, Giglio, Favignana, le Eolie, Pantelleria ma quasi mai si citano le Tremiti. A circa 45 chilometri dalla costa di Termoli (CB) e poco meno di 20 dalle coste foggiane del Gargano, si staglia la macchia bianca e verde delle Isole Tremiti. Fondate secondo la leggenda da Diomede, l’arcipelago si compone di sei isole: San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa, Il Cretaccio e La Vecchia, di cui solo le prime due abitate.

Il buen retiro di Lucio Dalla, che dalla sua villa di San Domino scrisse tutti i testi di “Com’è profondo il mare”, disco del 1977, oltre a prendere ispirazione da Cala Matana per il suo album “Luna Matana” ed altri capolavori della sua musica, rappresenta una delle gioie minori del nostro paese, spesso assente dai grandi circuiti turistici ma inspiegabilmente in voga tra i visitatori stranieri, attratti dai luoghi selvaggi che spesso noi mediterranei, disorientati dal troppo guardare, ignoriamo.

Raggiungibili via mare da tutti i porti vicini: Termoli, Vasto, Rodi, Peschici e Vieste, le Isole Tremiti sono un complesso di isole che conserva il suo aspetto più selvaggio, e ciò le rende affascinanti già solo paesaggisticamente, ma quando si conosce la loro storia diventano davvero irresistibili.

Come si presenta San Nicola arrivandoci in barca

 

Abitate già dal Neolitico, le Isole Tremiti furono luogo di confino dal 1700 in poi. Ferdinando IV di Napoli, infatti, istituì sull’isola una colonia penale per i dissidenti del suo regno. Questo spiega una particolarità dell’arcipelago: il dialetto che vi si parla non è quello foggiano bensì quello napoletano, anzi una sua variante, l’ischitano. In realtà ciò è dovuto anche ad una scelta particolare, ovvero quella di Ferdinando II delle Due Sicilie, che con l’intento di ripopolare le isole, decise di insediarvi diverse famiglie di pescatori, stante anche la buona capacità pescosa delle Tremiti. Nel 1911, inoltre, le Tremiti divennero nuovamente prigione, stavolta però ai danni dei libici che si ribellavano all’annessione coloniale del Regno d’Italia, scelta che spinse – a fine anni ‘80 – Mu’ammar Gheddafi ad annettere simbolicamente le isole alla Libia, al culmine di una crisi diplomatica tra il suo paese e l’Italia. Durante l’epoca fascista, inoltre, le Tremiti e San Domino in particolare furono luogo di prigione per omosessuali. Il regime infatti intendeva dimostrare come nell’Italia fascista esistessero solo “uomini veri”: pertanto, poco meno di sessanta omosessuali furono confinati nell’arcipelago foggiano, dando vita alla prima vera e propria comunità gay, che si integrò bene con i pochi abitanti dell’isola, sopravvivendo con dignità alla prigionia.

 

Vista aerea di Cala delle Arene a San Domino

 

A livello turistico significative sono San Nicola e San Domino. La prima isola ospita l’Abbazia di Santa Maria a Mare, monumento del protoromanico adriatico che sorge, secondo la leggenda, sulla sepoltura di Diomede, valoroso guerriero acheo la cui storia è narrata nell’Iliade di Omero e nell’Eneide di Virgilio. Il santuario fu sede benedettina prima e cistercense poi, fino al 1783 quando Ferdinando IV la rese prigione regia. Con l’arrivo di Napoleone, infine, fu roccaforte murattiana. San Domino, invece, è l’isola dalla superficie più grande oltre ad essere quella che attrae più turisti, grazie a Cala delle Arene che è l’unica spiaggia sabbiosa dell’arcipelago. Notevole è anche Cala delle Viole, che deve il suo nome alla vegetazione floreale che ricopre questa insenatura. È interamente ricoperta da una fitta pineta ed ospita quella che fu la villa di Lucio Dalla. Capraia deve il suo nome alle numerose piante di capperi presenti sull’isolotto. È disabitata ma è la preferita dagli amanti delle escursioni, che percorrono l’isola per poi regalarsi un tuffo dalla Cala dei Turchi. Pianosa, dal 1989 è parte di una riserva marina che la rende inaccessibile ai visitatori e deve il suo nome al fatto di essere completamente in piano, tanto che durante le alte maree spesso viene sommersa. Il Cretaccio e La Vecchia sono invece poco più che due scogli, molto amati dagli immersionisti: nei pressi del Cretaccio infatti si trova la celebre statua sommersa di Padre Pio, che pare essere la statua marina più imponente al mondo.

 

La statua sommersa di Padre Pio

 

Recarsi alle Tremiti, dunque, significa immergersi in secoli di storia, oltre che in un mare cristallino inevitabilmente dichiarato Bandiera Blu. Scordatevi però di scorrazzare in auto per le stradine dell’isola: alle tremiti le automobili sono pressoché inesistenti. Si gira solo a piedi, in bicicletta, al massimo con gli scooter o con le navette messe a disposizione dagli alberghi. Se cercate un posto lontano dai rumori della civiltà, state pur certi che le Tremiti diventeranno la vostra seconda casa.

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