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Hit green. 10 canzoni per l’ambiente

Hit green. 10 canzoni per l’ambiente

di Sara Andreani

Recentemente il problema del cambiamento climatico è diventato un argomento particolarmente sentito soprattutto tra i giovani, molto attivi nei Friday for Future, manifestazioni ambientaliste iniziate da Greta Thunberg. Per molti adolescenti ascoltare la musica in cuffia è un modo per estraniarsi dal mondo e lasciare scorrere liberamente i propri pensieri, alla ricerca della canzone perfetta che riesca a rispecchiare il proprio stato d’animo. Non solo un’espediente per rilassarsi, ma per ritrovare se stessi e spesso anche per lasciarsi ispirare. Ecco perché abbiamo selezionato 10 canzoni che affrontano la questione ambientale. Questa raccolta attraversa mezzo secolo e mostra come negli ultimi anni il tema venga affrontato con maggiore intensità. Molti artisti negli anni hanno dedicato le loro canzoni al tema della crisi climatica e dell’inquinamento, e recentemente questo fenomeno si è intensificato, così come l’urgenza del problema si è accentuata.

Il ragazzo della via Gluck, Adriano Celentano (1966)

Non so, non so

Perché continuano

A costruire, le case

E non lasciano l’erba

Si tratta forse della prima e più famosa canzone ambientalista italiana. Il brano è di stampo autobiografico: la via Gluck del quartiere Greco di Milano era una via periferica adiacente alla linea ferroviaria (Che fischia così/ “Uah, uah”) dove il cantante viveva da ragazzo con la famiglia. Il senso di disagio per la vita in città e per il rapido processo di urbanizzazione del dopoguerra, sono gli elementi che rendono questa canzone un inno al verde nelle città.

Eppure Soffia, Pierangelo Bertoli (1976)

E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi

La chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi

Uccelli che volano a stento, malati di morte

Il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

Un potente grido di disperazione e denuncia contro l’inquinamento e la cupidigia dell’uomo che sta portando alla distruzione del mondo. Le guerre sempre più spietate, la bomba atomica e le industrie inquinanti continuano a contaminare l’ambiente e l’uomo, ma, nonostante ciò, le istituzioni continuano a perpetrare queste tragedie. Eppure il vento continua a soffiare, come un inno di speranza, “che sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori […] accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli”.

Questa poesia è stata riproposta recentemente anche da Ligabue e Luca Carboni, proprio a testimoniare la sua attualità. Una canzone coraggiosa, così come lo stile di Bertoli. Le sue parole taglienti e incisive raccontano la società, portando alla ribalta anche le sue ombre, senza però perdere mai la speranza.

Il Fiume Po, Ricky Gianco (1978)

Il fiume Po che nasce dal Monviso

E dai ghiacciai, trascina piombo e pesticidi

Discende a valle e poi si abbraccia col Tanaro

E porta l’ammoniaca verso nuovi lidi

Un po’ più a valle il Po si incontra col Ticino

E corre ancora giù verso il Panaro

Così si trova dentro il letto anche l’arsenico

Il Sesia e l’Oglio aggiungono il mercurio

Questo è il primo verso della canzone di Ricky Gianco, dedicata al fiume più importante d’Italia, e in pochi versi sono nominati 5 elementi tra i più inquinanti in assoluto: piombo, pesticidi, ammoniaca, arsenico e mercurio. La canzone del 1978 descrive una situazione già drammatica, che con gli anni non è migliorata. Il fiume Po attraversa la maggior parte delle regioni settentrionali, accumulando lungo il suo percorso sostanze inquinanti organiche e chimiche. Inoltre, è in aumento il degrado fisico dovuto alla cementificazione degli argini e faunistico dovuto alla caccia.

Una recente serie di analisi fatta da Legambiente ha dato un quadro generale dello stato di salute del fiume: il tratto più inquinato si trova tra Saluzzo – alla confluenza del Rio Torto – e Piacenza, con un livello d’inquinamento classe 3 e 4 (classe 3- ambiente inquinato o comunque alterato; classe 4- ambiente molto inquinato o comunque molto alterato).[1]


[1] https://www.ilfiumepo.org/it/degrado_ambientale.html

La vita vale, Jovanotti (2002)

Che un brevetto di una medicina

vale più della vita di una bambina

posso capire che così si salvaguarda il lavoro

vorrei vedere fosse figlia loro

Vi siete mai chiesti che costo ha il progresso? Jovanotti in questo brano affronta la dura questione del prezzo da pagare per avere tecnologia, medicina, alimenti di origine etnica, commercio. Una domanda a cui non sappiamo rispondere, ma che porta a una riflessione: “noi dobbiamo convincerli che la vita vale/una vita soltanto più di una multinazionale”. Il continuo progresso consuma l’ambiente, la biodiversità e sfrutta il lavoro e la manodopera sottopagata, ma va riattivata la coscienza per comprendere che spesso la singola vita umana ha meno valore dell’economia. Il brano è inserito in un album (Il quinto mondo è il prossimo livello) che tratta in maniera trasversale l’impegno politico e ambientale.

Cacca nello spazio, Caparezza (2008)

Con uno shuttle stiamo mandando cacca nello spazio.
Meglio così staremo più larghi, cacca nello spazio.
Extraterrestri è in arrivo cacca nello spazio.
Voi siete artisti fate i cerchi nel grano, noi cacca nello spazio.

Il brano, inserito nel concept album “Le Dimensioni del mio Caos”, descrive la creazione di uno spazio-porto destinato al lancio dei rifiuti umani nello spazio. Una situazione fantastica che però rappresenta la condizione vissuta di molte città, sommerse dai rifiuti e senza la capacità di raccolta. E allora molto spesso, in questi casi, la soluzione diventa quella di gettare i rifiuti nell’ambiente, nei fiumi o in mare, per farli sparire “definitivamente”.

Il gigante, I Rio e Fiorella Mannoia (2009)

Passa il gigante calpesta l’erba, di tutto il mondo
Passa il gigante sulle città si porta via lo sfondo

Passa il gigante soffoca l’aria, all’acqua cambia colore
E ci rimane un cielo bucato sopra a un mare da buttare

Uscito in occasione dell’Earth Day (22 aprile), questo brano sostiene il progetto “Impatto Zero” di Lifegate: un progetto finalizzato a concretizzare gli impegni presi con il protocollo di Kyoto. Marco Ligabue (ex chitarrista della band) sostiene che “Il gigante del testo è la nostra società che, per raggiungere i propri interessi economici, non si cura di nulla, schiacciando tutto ciò che incontra”. La canzone apre con una filastrocca, e Fabio Mora dei Rio afferma che la scelta è “per essere più vicini ai bambini ai quali sono rivolte le nostre parole. I bambini sono il futuro, e vorremmo, nel nostro piccolo, farli riflettere sull’importanza del rispetto dell’ambiente”. Oggi moltissimi giovani sono attivi nel movimento Friday For Future iniziato da Greta Thunberg, e portano ancora in piazza questa canzone come inno per l’ambiente.

Il padrone della festa, Silvestri Fabi Gazzè (2014)

Ambiente non è solo un’atmosfera,

una rogna nelle mani di chi resta

e il sasso su cui poggia il nostro culo

è il padrone della festa.

Il padrone della festa è il sasso su cui stiamo seduti, la nostra terra. Anche se ormai sembriamo esserci dimenticati il valore che ha, riducendolo a una questione politica. Le donne-madri sono le uniche figure capaci di dare valore alla vita e al futuro, perché l’uomo ha venduto tutto in favore del progresso. E spesso sembra che ci si dimentichi che ciò che riguarda la terra, riguarda anche i suoi abitanti, perché ci siamo “ammanettati tutti insieme/alla stessa bomba”. Ma forse un passo alla volta, uno per uno, si tornerà ad avere la giusta considerazione di questo grande sasso.

Ha perso la città, Niccolò Fabi (2016)

Le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
Le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
Hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai

Un rassegnato racconto dei cambiamenti subìti dalla città, con i toni delicati tipici di Fabi. Un quadro da ascoltare nel suo complesso, in cui il tema della natura è rappresentato in contrapposizione alla società individualista, che non è stata in grado di vivere in armonia con gli altri e con l’ambiente circostante.

Vincono le montagne d’immondizia, le targhe alterne e le polveri sottili, ed evidenziano il fallimento e la rassegnazione dell’uomo nel tentare di migliorarsi e vivere in un ambiente più sano. E alla fine a perdere è proprio l’uomo.

La punta dell’iceberg, Eugenio in Via di Gioia (2017)

Quando tutti i ghiacciai dei poli ai confini del mondo saranno sciolti,

Gli animali di tutte le altre specie saranno estinti

Nel 2050 saremo alieni, cervelli senza mani

Non siamo mai riusciti a trovare noi stessi, figuriamoci ad essere umani

Questo brano del gruppo indie torinese, da sempre molto attento all’ambiente, offre una visione non troppo fantasiosa di come sarà la nostra vita nel 2050: scarsità di alimenti, coste sommerse a causa dallo scioglimento dei ghiacciai, perdita di biodiversità ed estinzione di numerose specie viventi, epidemie sempre più frequenti. Quest’anno abbiamo avuto un assaggio di questa situazione infernale, eppure il nostro impegno per l’ambiente sembra essersi fermato.

Greta Thunberg – Lo stomaco, Marracash feat. Cosmo (2019)

Ce la posso fare, posso fare
Meglio di mio padre
Io ce la posso fare, cambiare
La mia razza si estingue

Un brano che si ispira e rende onore all’attivista svedese che ha smosso le coscienze dei giovani e della classe politica. Il pericolo più imminente è l’estinzione, umana e animale, così come ci ha più volte preannunciato la Thunberg. Ma l’aspetto su cui il cantante vuole porre l’accento è anche la necessità di un forte impegno politico, perché l’uomo comune da solo può fare poco, come “frenare l’invecchiamento con la centrifugata di avocado e zenzero”.

 

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