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Milano 2035: la città è senz’acqua

Milano 2035: la città è senz’acqua

Di Vincenzo Alessandro

 

Milano da bere, si diceva una volta.
Milano da sete, oggi: siamo nel 2035, non piove da 120 giorni e le temperature medie superano i 40c°, il governo raziona le risorse idriche.
Blackout bloccano tutte le attività produttive, i supermercati presi d’assalto e poi, disordini, folle in tumulto e la mafia che lucra sulla disperazione: organizza viaggi clandestini verso la Scandinavia, evitando i posti di blocco predisposti lungo i confini italiani. Vende pure bottigliette d’acqua a trenta euro.
L’unica fonte d’informazione rimane un’emittente radiofonica, The Source, che funziona attraverso una tecnologia che ne permette l’ascolto anche attraverso gli smartphone scarichi.
Tutto era stato previsto ma per 15 anni gli avvertimenti della comunità scientifica sono stati ignorati…

È questa la cornice apocalittica descritta da “The source” (The Source – Gruppo CAP), il podcast tragicomico realizzato dal Gruppo Cap, l’azienda che gestisce la rete idrica della città metropolitana di Milano.

Uno scenario di devastazione per una serie di climate fiction che mira a sensibilizzare il pubblico sugli effetti del surriscaldamento globale e sui possibili scenari che – a guardare gli ultimi episodi climatici avvenuti – non sembrano poi così remoti. La carenza idrica e i possibili conflitti che ne deriveranno, l’incremento dei cosiddetti migranti climatici, sono aspetti già ampiamente discussi da studiosi come Vandana Shiva, Fread Pearce, Mark Giordano, Joyce Starr. Nel 1995, lo stesso Ismail Serageldin, vice presidente della Banca Mondiale, affermava che “se le guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, le guerre del prossimo secolo saranno combattute per l’acqua”.


Per rimanere ancorati alla realtà del tempo attuale, un recente articolo de il Fatto Quotidiano (Riscaldamento globale, Canada verso i 50 gradi, oltre 200 morti. L’esperto: “Saltati tutti i parametri della climatologia passata” ) riporta alcuni dati allarmanti: nella Russia artica si sono raggiunti i 40°, il Canada che perde 200 vite per i quasi 50° raggiunti a fronte di una temperatura media stagionale di 24°. In California, i tornado sono diventati di fuoco mentre in Italia, riporta il Sole 24ore, siamo “di fronte alla più grave crisi di siccità degli ultimi 60 anni”  (Allarme siccità in Italia: mai così poca acqua negli ultimi sessant’anni)

 

Le immagini e le dinamiche apocalittiche del podcast The Source rischiano di trasformarsi da fiction, da prodotto d’intrattenimento a profezia.
È già successo con un’altra serie, Black Mirror, in cui la distopia tecnologica dei sistemi di misurazione del “punteggio sociale” sono già diventati realtà in Cina (The complicated truth about China’s social credit system).


Ben venga quindi che prodotti d’intrattenimento mettano in luce i rischi già ampiamente discussi dalla comunità scientifica, magari raggiungendo un pubblico più ampio e riuscendo a far breccia su quella fetta di pubblico-popolazione che ancora oggi sminuisce o ignora la gravità della situazione verso cui si sta già andando.

 

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