di Margherita Simonte

 

Mafia o cartoni ? Quando si dice il caso: mentre i telegiornali parlavano delle ricerche di Matteo Messina Denaro, mio figlio di 3 anni voleva guardare i cartoni animati. Gli dissi che qualcosa di importante stava accadendo, che tante macchine della polizia, che fa nino nino, stavano cercando una persona cattiva che aveva fatto molte cose brutte e si nascondeva da tanto tempo, lui faceva bubu ma non seguiva mai il settete. Ci siamo messi a ridere, ma la mia era una risata amara.

Amara perché Cosa Nostra non è parte di quello che noi siciliani consideriamo casa nostra. È ancora più impensabile se si considera che per mano di queste persone sono stati strangolati, sgozzati, sciolti nell’acido, fatti saltare in aria uomini, donne, bambini, tanto da diventare una macchia sul muro come definì suo fratello Margherita Asta, .

Cosa c’è di onorevole in questo? Eppure la parola onore ha riempito le loro bocche e quelle di chi pratica l’omertà, ma la paura di certo non è una scusa plausibile, anche il silenzio ha tinto di rosso la nostra terra.

Una terra ricca di tesori naturali, storici, culturali marchiata da una trinacria avvolta nei tentacoli, così viene genericamente dipinta la Sicilia della mafia, la Sicilia degli omertosi. Ma c’è anche la Sicilia della primavera di Palermo, la Sicilia che urla e insegna giustizia.

Quando avevo 9 anni, mi regalarono a scuola un libro scritto dal preside, nonché giornalista, Giuseppe Bruccoleri, dal titolo Non solo mafia, leggendolo iniziai a comprendere il significato della stele di Pizzolungo in memoria dei gemelli Asta e della mamma Barbara Rizzo, delle commemorazioni, in prossimità del mio compleanno, della strage di Capaci. Compresi che siamo tutti attori coinvolti in questo dramma, anche lo Stato.

Lo stesso che avrebbe dovuto garantire giustizia era vittima e carnefice, in un gioco di potere in cui a volte le due parti si mescolano, a volte lo Stato tornava ad addormentarsi, come scrive Bruccoleri, lasciando alla piovra un abbondante banchetto.

Alla fine del servizio, misi un cartone animato a mio figlio, anche lui siciliano emigrato al quale spero di riuscire ad insegnare che l’amore per le proprie radici e la lotta per la legalità vanno di pari passo, perché la piovra dovrebbe essere un animale marino e non il cancro della nostra terra.