I bambini di tutto il mondo sono in pericolo: lo annunciano l’Unicef e la COP26, perché dei 2,2 miliardi di bambini al mondo il 99% di loro è pericolosamente vicino a una minaccia ambientale. 

L’analisi “Making Climate and Environment Policies for & with Children and Young People” evidenzia non soltanto questi numeri preoccupanti, ma un’altrettanto allarmante noncuranza da parte dei governi e delle autorità nel porre fine a questa problematica. L’atteggiamento di Gautam Narasimhan dell’UNICEF richiama il celebre “blah blah blah”di Greta Thunberg. Ci saranno pure tanti discorsi in cui si parla di bambini e dei giovani, ma mancano le azioni significative, un interesse mirato e attivo che agisca davvero per il bene dei giovani tanto apprezzati. 

E tra le principali vittime di questo eccidio taciuto sono proprio i più innocenti: i bambini delle comunità del terzo mondo, quelle che meno di tutti hanno contribuito di meno alle emissioni globali di sostanze come il CO2 – e ci vorranno decenni a porre fine alle conseguenze in termini di salute, anche con i programmi di taglio delle emissioni e il loro impegno di disinfezione. 

La stessa UNICEF manifesta indifferenza verso la situazione: ha rilasciato 103 diversi piani nazionali di riduzione degli sprechi e delle emissioni, ma solo trentacinque di essi manifestano interesse verso i bambini e i problemi specifici che li caratterizzano. Solo nel 12%, ancor meno, i bambini hanno partecipato in maniera attiva. Si cerca inoltre di finanziare maggiormente la resilienza al clima, in accordo con una promessa fatta all’UNICEF dai paesi sviluppati nel 2009. Bisogna inoltre ridurre l’emissione di gas serra, o dove possibile tagliarle del tutto. L’obbiettivo comune – di nuovo, almeno per i paesi sviluppati – è un taglio del 45% entro il 2030.

Ma più di ogni altra cosa, l’elemento che renderebbe concerete le promesse e le parole dell’UNICEF sarebbe il semplice ascolto: un coinvolgimento diretto dei bambini nei piani e nelle iniziative portate ad aiutarli. Capire quali sono i loro bisogni, le loro paure, le loro (spesso disattese) aspettative. Ormai anche i più piccoli e isolati sono a contatto col cambiamento climatico e hanno pensieri e idee al riguardo che meritano di essere ascoltati. E come tali hanno diritto a una comunità sicura e accogliente, che si preoccupi per le loro necessità. Siamo già in ritardo, e le conseguenze del non rappresentare i giovani in politica sono fin troppo visibili. Quanto ancora, ci si chiede, bisognerà aspettare? 

Qui per consultare il rapporto UNICEF

Qui per video e foto