Novantacinque anni, ma tutta la grinta dei giovani e di chiunque altro ci tenga per davvero. Sir David Attenborough si presenta al COP26 con un discorso per i presenti che rimarca, un’altra volta ancora, l’importanza dell’ambiente in cui viviamo e del portare avanti un impegno genuino a impedire che avvenga il peggio.

Chi è Sir David Attenborough?

Insignito del titolo di Cavaliere nel 2020, presso l’ordine della Gran Croce dell’Ordine di San Michele e San Giorgio, per i suoi servizi nella televisione pubblica, Attenborough è una delle massime personalità nel mondo della meteorologia e della divulgazione scientifica, e può fregiarsi di essere l’unica persona ad aver ricevuto un BAFTA per la televisione in tutte le categorie di trasmissione: in bianco e nero, a colori, in alta definizione, in 3D e a 4D. Non c’è dunque da sorprendersi che sia anche uno degli ospiti d’onore del COP26, la conferenza mondiale che si sta tenendo a Glasgow per discutere dell’emergenza cambiamento climatico. E dall’alto della sua autorità ed esperienza si è prodotto in un discorso delicato e immediato. 

L’atteggiamento di Attenborough nei confronti dell’emergenza in corso è cauto, ma non privo di speranza. Si presenta come “portavoce del popolo”, rivolgendosi direttamente ai delegati riunitisi per discutere dell’emergenza cambiamento climatico, e apre il suo discorso presentando un numero: 414. Si tratta della concentrazione di diossido di carbonio nella nostra atmosfera, la misura dietro la quale giacciono le principali misurazioni per calcolare e prevenire il riscaldamento globale. “Siamo già nei guai”, annuncia Attenborough, e guarda in faccia i leader mondiali implorandogli di farsi avanti una volta per tutte.

Tra rischi e speranza

Sir David Attenborough © facebook

I rischi sono tanti, e le cause ancora di più. I carburanti fossili, l’industrializzazione fuori controllo, l’indifferenza da parte degli industriali stessi, sempre pronti a favorire il profitto rispetto alla dignità umana. E ad essere colpiti sono i paesi meno sviluppati, paradossalmente anche i meno colpevoli nell’esacerbare il problema. Si può ancora salvare la situazione? Forse sì, lavorando tutti assieme senza mai perdere la concentrazione sull’impegno da portare a termine. 

“Se lavoriamo da separati siamo una forza abbastanza potente per destabilizzare il nostro pianeta. Certamente, lavorando assieme, saremo abbastanza potenti da salvarlo. Nella mia vita ho assistito a un terribile declino. Nelle vostre potrete e dovrete assistere a un ricovero meraviglioso. Quella speranza disperata, signore e signori, delegati, eccellenze, è la ragione per cui il mondo guarda verso di voi e voi siete qui. Vi ringrazio.” 

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Non manca di mettere in mostra anche la sua cultura, raccontando ai presenti una breve storia del mondo e di come, anno dopo anno, quel temuto numero 414, è salito così in alto. Il tasso di diossido di carbonio prima dell’emergenza climatica oscillava infatti tra le centottanta e i trecento parti per milione, mantenendo stabili le temperature globali. Fino ad oggi, quando “il nostro bruciare combustibili fossili, la nostra distruzione della natura, il nostro approccio all’industria, alla costruzione e all’apprendimento, stanno rilasciando carbonio nell’atmosfera a una velocità e una scala senza precedenti. Siamo già nei guai”. 

Riuscirà una figura di spicco come Attenborough a riportare l’attenzione dei grandi del mondo su una problematica delicata come questa e stimolare all’azione? Possiamo solo aspettare – e ringraziare Sir Attenborough per il suo intervento.