Il nome di Greta Thunberg è da anni sulla bocca di tutti. L’attivista svedese ha iniziato il suo impegno pubblico giovanissima, ma adesso ha compiuto diciott’anni ed è più che mai capace di farsi sentire e conoscere in tutto il mondo. 

Gli scettici tendono a parlare di lei come un caso isolato, una presenza anomala all’interno di un ambiente come quello dell’attivismo per il clima. Allontanando lo sguardo dall’Europa si può cogliere invece un pattern crescente, anche da prima che la Thunberg cominciasse a farsi sentire. Giovani attiviste dedicate alla crisi climatica sono presenti in tutto il mondo, ciascuna di loro con un messaggio forte da gridare al mondo. 

Conosciamo alcune delle giovani donne che si impegnano quotidianamente per fare del mondo un posto migliore, ma che ricevono un credito minore della collega svedese.

Disha Ravi: chi è?

Non chiamatemi Greta”. Queste sono le parole con cui l’attivista indiana Disha Ravi, uno dei volti del movimento ambientalista in India e in Asia, definisce i frequenti paragoni con la Thunberg. Se vuole farsi conoscere per il suo impegno deve essere per il suo nome, senza essere assimilata a nessun altro. “Non penso sia giusto chiamare la gente con un nome che non è il loro. […] Forse questo ci rende più appetibili agli occhi dei bianchi, ma vuol dire cancellare la nostra identità e storia”. Nessun rapporto di inimicizia diretto rivolto alla persona della Thunberg: è infatti proprio a partire da una sua iniziativa che ha avuto inizio il calvario, per fortuna in parte concluso, dell’attivista. 

Nata a Bangalore alla fine degli anni novanta, nonché fondatrice del movimento indiano di Fridays For Future, Disha Anappa Ravi si distingue innanzitutto per la sua intelligenza, maturata a contatto con l’ambiente rurale di cui fa parte da almeno tre generazioni. L’istruzione e l’informazione dedicata all’ambiente e il pericolo in cui esso incorre è scarsissima nella sua nativa India, ed è obbiettivo suo e della sua organizzazione assicurarsi che quante più persone possibili entrino incantato con dati concreti su tale fenomeno. 

Arrestata a ventidue anni

La vita di Disha Ravi non è priva di rischi: intelligente, schietta e insofferente verso ogni forma di censura, ella è stata arrestata dalla polizia di Delhi  all’età di soli ventidue anni. La sua colpa? Aver aiutato a realizzare un “kit” per i manifestanti anti-governativi della sua India. L’attivista ha però ricevuto una libertà provvisoria, poiché le prove a suo danno sono state definite “insufficienti e inaffidabili”, nonché per via della sua fedina penale fino ad allora immacolata.

A schierarsi dalla sua parte sono state, oltre a Greta Thunberg, anche la cantante Rihanna e Meena Harris, nipote della vicepresidente Kamala Harris. Tra i manifestanti locali che hanno richiesto a gran voce il suo rilascio figura invece una quantità non indifferente di Sikh. Si tratta dei una minoranza religiosa e politica intesa a combinare Islam e Induismo, e apertamente ostile a numerose pratiche oppressive.  

Le problematiche dell’India

Quest’anno l’inquinamento atmosferico in India sta raggiungendo livelli critici. Accade soprattutto nelle città più popolate come New Delhi, in cui proprio questo autunno è stato indetto uno sciopero nelle scuole a causa dell’aria diventata non più respirabile. Anche i rapporti internazionali, in tale ambito, sono carenti. Non a caso Disha Ravi – che pure aveva ricevuto un badge da spettatrice – è stata costretta a saltare il COP26 di quest’anno a causa della mancanza di un passaporto. 

“Richiedere un passaporto”, scrive in un pezzo di suo pugno per l’Independent, “era chiedere troppo. Ci si aspettava che fossi grata per la mia ‘libertà’, per aver ricevuto il permesso di esistere nella mia casa e nel mio stato. E questa è l’aspettativa generale per chi è incarcerato – ‘sii grato per la libertà vigilata in anticipo’, ‘sii grato di non essere rinchiuso per i tuoi supposti crimini’. Ma di cosa dovremmo essere grati?”. Probabilmente ricomincerà a combattere finita la conferenza: non resta che augurarle ogni bene.