Crisi umanitaria in aumento in Africa centrale, tra Camerun e Ciad. Più di trentamila persone sono state costrette a fuggire dal primo paese per rifugiarsi nel secondo a seguito degli scontri per le poche risorse a disposizione. 

Cosa sta accadendo in Ciad?

Ad annunciarlo è l’UNHCR, la divisione dell’ONU che si occupa della tutela e della cura dei rifugiati. Si tratta di una crisi umanitaria in crescita continua, la cui severità ha subito un’impennata a partire dello scorso 5 dicembre. Si contano almeno 22 morti, più altri trenta feriti. La motivazione, secondo le fonti locali, è una disputa tra gli esponenti del settore primario per le risorse idriche. Esse sono infatti sempre più scarse, soprattutto a causa del riscaldamento globale.

Nella zona è molto colpito il lago Ciad, nonché fiumi come il Logone. La superficie idrica dell’area si è ridotta del 95, costringendo gli agricoltori locali a ricercare l’acqua più a fondo. Quello che è risultato dai loro tentativi di irrigazione è stata però una fanghiglia appiccicosa, diffusa in fossati profondi e spesso letali per il bestiame. 

Le aree dello scontro

Gli scontri si sono concentrati sulla frontiera in villaggi come Ouloumsa, dove ha avuto inizio la disposta. Successivamente è stata colpita la città commerciale camerunese di Kousseri, distruggendo anche il suo mercato. Dopo il fatto almeno diecimila persone, il 5% della popolazione totale di Kousseri, sono fuggite all’interno del confine del paese. Trentamila, invece, si sono avventurate verso il Ciad. Si tratta di una folla costituita soprattutto da bambini e donne, molte incinte. 

Il Ciad, in collaborazione diretta con l’UNHCR e altre divisioni dell’ONU, ha immediatamente accolto la folla in fuga. Molte aree, come l’estremo Nord della zona, risultano tuttavia irraggiungibili a causa dell’instabilità locale, costringendo le assistenze umanitarie a sospendere il loro intervento. Questa nuova ondata di sfollati si aggiunge al milione già accolto dal Ciad; un milione e mezzo, invece, sono quelli presenti in Camerun. 

I numeri degli sfollati

Per accogliere un tale numero di sfollati sono richieste per l’UNHCR risorse finanziarie, in totale superiori ai duecento milioni di dollari, ben lontane dalle possibilità economiche dei due paesi. L’associazione richiede quindi maggior sostegno dalla comunità internazionale per fare fronte alla crisi e mettere a disposizione di tutti risorse sufficienti per far fronte all’emergenza. 

Una prima esplosione di violenze intercomunitarie si era registrata ad agosto. In quell’occasione, 45 persone erano rimaste uccise e 23.000 erano state costrette a fuggire. Da allora, 8.500 di queste sono rimaste in Ciad.

L’intervento dell’UNHCR

Fin dalla settimana scorsa, a Kousseri l’UNHCR e l’autorità hanno portato avanti sforzi di riconciliazione durante i quali i rappresentanti delle comunità si sono impegnati a mettere fine alle violenze. Ma, in assenza di azioni volte a far fronte con urgenza alle cause prime della crisi, la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente.

L’UNHCR esorta a porre immediatamente fine alle violenze e chiede il sostegno della comunità internazionale per assicurare assistenza alle vittime e ai rifugiati. Il Ciad accoglie quasi un milione di rifugiati e sfollati interni, mentre quelli presenti in Camerun sono più di 1,5 milioni.

Le risorse finanziarie necessarie per rispondere alla situazione in entrambi i Paesi restano estremamente insufficienti. Le richieste dell’UNHCR per il 2021 in Camerun (99,6 milioni di dollari) e in Ciad (141 milioni) sono finanziate rispettivamente solo al 52 e al 54 per cento. È necessario garantire maggiore sostegno affinché l’UNHCR possa continuare ad assicurare aiuti vitali in questa crisi che, con tutta probabilità, è destinata a continuare.

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