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Extinction Rebellion: la protesta scende in strada

Extinction Rebellion: la protesta scende in strada

di Nicodemo Bresciani

«L’Italia verrà spazzata via dalla crisi climatica, mentre il Governo non fa niente». È questa convinzione ad aver spinto gli attivisti di Extinction Rebellion, movimento ambientalista nato nel 2018, a protestare in strada.

Nella giornata di sabato 18 dicembre gli attivisti ambientali hanno bloccato parte dell’autostrada A91 a Roma. Si rivolgono direttamente alle istituzioni, e la loro richiesta è di intraprendere azioni immediate per fronteggiare la crisi climatica. Si tratta del nono blocco stradale in meno di due settimane.

Ultima Generazione

Le iniziative fanno parte della campagna di disobbedienza civile nonviolenta Ultima Generazione. «La campagna è nata con l’obiettivo di fare pressione sul governo italiano affinché vengano istituite delle Assemblee Cittadine deliberative sulla crisi climatica ed ecologica», spiegano gli attivisti. Il nome della campagna allude al fatto che questa possa essere l’ultima generazione di cittadini ad avere la possibilità di cambiare il corso degli eventi riguardo alla crisi climatica.

È la prima volta che movimenti climatici italiani utilizzano il metodo del blocco stradale per sensibilizzare l’opinione pubblica. Durante l’iniziativa non sono mancati momenti di tensione. Gli attivisti affermano di essere stati schiaffeggiati e presi a calci dagli automobilisti arrabbiati. Inoltre, sono state emesse denunce e sanzioni nei loro confronti.

Nonostante ciò il gruppo è intenzionato a proseguire la sua campagna: «continueremo finché i rappresentanti del Governo non ci concederanno un incontro pubblico per discutere della crisi climatica e della possibilità di istituire un’Assemblea Cittadina che permetta di affrontare l’emergenza prima che sia troppo tardi».

Democrazia dal basso

La soluzione proposta dagli attivisti passa infatti dall’istituzione di un’Assemblea di Cittadini e Cittadine che incida sull’agenda politica e guidi il governo sulle misure urgenti da attuare per rispondere alla crisi climatica. Il loro è un modello di partecipazione diretta e dal basso, già in uso in altri paesi.

Impegnandosi a mettere l’ambiente in cima all’agenda politica, a febbraio il Governo ha istituito il Ministero per la Transizione Ecologica. Circa 59 miliardi di euro che l’Italia riceverà dal Fondo per la ripresa economica post-pandemia dell’Unione Europea sono stati stanziati per investimenti in iniziative verdi. Beatrice Costantino, portavoce di Ultima Generazione, ha però affermato che le promesse delle istituzioni sono puro greenwashing: «vogliono dare l’impressione che stanno pensando al problema, ma in realtà non è abbastanza».

Extinction Rebellion chiede dunque al Governo di adottare politiche climatiche più ambiziose, come la riduzione delle emissioni di carbonio del 92% entro il 2030.

La necessità di agire

L’Italia è particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. Eventi metereologici estremi, come l’alluvione a Catania in ottobre o la temperatura record di 48,8°C registrata a Siracusa la scorsa estate, sono sempre più frequenti. Lo scorso novembre, il tasso di precipitazioni e anomalie meteorologiche è triplicato rispetto all’anno precedente: pioggia, grandine, trombe d’aria e alluvioni hanno colpito ogni parte d’Italia. Tutti questi fatti sono conseguenze dirette del cambiamento climatico.

Spinti dalla paura e dall’indignazione, il gruppo di Ultima Resistenza ha deciso di portare alle estreme conseguenze l’uso della disobbedienza civile per fare pressione alle istituzioni. Sono persone di tutte le età e appartenenze sociali, che hanno perso fiducia nella politica e nella possibilità di cambiare le cose con petizioni e campagne di sensibilizzazione.

Usando i loro corpi per farsi ascoltare, gli attivisti continuano la loro battaglia. «Noi non vogliamo essere l’ultima generazione. Per questo siamo in strada».

 

 

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