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L’ONU monitora i coralli in pericolo

L’ONU monitora i coralli in pericolo

Un grido d’allarme proveniente dalle Nazioni Unite punta i riflettori su un’area spesso in pericolo, ma ancora oggi ignorata: le barriere coralline. 

Cosa sta succedendo ai coralli?

“Le barriere coralline”, recita il sito dell’ONU, “costituiscono meno dell’1% del pavimento oceanico, ma ospitano più di un quarto della biodiversità nella fauna marina. E nonostante tutto rappresentano uno dei luoghi più fragili del nostro pianeta: i coralli sono delicati, e la loro struttura è molto suscettibile all’inquinamento acquatico. Soprattutto di recente. 

Il medesimo rapporto dell’ONU evidenzia una progressiva, crescente perdita di tali forme di vita: solo tra il 2009 e il 2018 è stato perduto il 14% dei coralli di tutto il mondo. L’elemento fisico più riconoscibile del disastro in corso è lo scolorimento delle forme solide, causato da eventi di contaminazione chimica su larga scala.  

La scala delle perdite

Sono andarti perduti più di undicimila chilometri quadrati di corallo solido, ben più di tutto il corallo che al momento si trova in Australia. Una decadenza che ormai va avanti da quattro decenni, in cui il recupero automatico delle barriere non riesce a tenere il passo. 

Persino il franchise di videogiochi Pokémon ha portato attenzione alla questione nel 2018 con i titolI Sole e Luna, ambientati in una regione ispirata alle Hawaii. Una delle loro vecchie creature, Corsola, era disegnata con ispirazione ai coralli della Barriera: in Sole e Luna ne viene presentata una forma “maledetta”, di colore bianco e non più rosa e con un’espressione molto più triste. 

L’azione dell’ONU

Il rapporto dell’ONU sull’argomento, scritto per la prima volta in quarant’anni di esame al problema, riunisce sotto la sua egida il lavoro di più di trecento scienziati di tutto il mondo.

Al suo interno sono presenti alcune delle questioni più delicate nel mantenimento in vita del sistema corallino: l’impatto sulle barriere delle alte temperature oceaniche e le ondate di calore, La motivazione dietro allo sbancamento, e le conseguenze che potrebbero verificarsi nel caso in cui il fenomeno perdesse il controllo. 

Come funziona il Network Globale

Presenti anche grafici geografici e cronologici sulla diffusione del fenomeno nelle varie aree dell’oceano, lo sbiancamento in corso (che si può vivere in tempo reale tramite un disegno illustrativo) e la diffusione parallela delle alghe, che tendono ad occupare lo spazio dei coralli sbiancati. 

Il grafico dell’ONU viene realizzato in collaborazione con il Network Globale per il Monitoraggio delle Barriere Coralline, Global Coral Reef (GCRMN), che lavora quotidianamente per tenere sotto controllo la situazione dei coralli e assicurarsi che non si verifichi il disastro annunciato. 

Leggi anche: Un oceano di plastica: problemi e soluzioni in un’infografica

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