A trenta metri dalla costa di Tahiti, in Polinesia Francese, è stata scoperta una barriera corallina mai vista. È larga tre chilometri e versa in condizioni impeccabili. 

Dove è stata trovata la nuova barriera?

Due miglia di vita sottomarina, in ottimo stato e tutte da scoprire. L’UNESCO ha appena scoperto una nuova barriera corallina a largo delle coste di Tahiti, e si è messa subito a lavoro per tenerle sotto controllo. La prima dichiarazione viene da Julian Barbiere, scienziato dell’UNESCO.

“Ci sono sicuramente tantissimi di questi ecosistemi che non conosciamo ancora. Dovremmo lavorare per mapparli e proteggerli.”

L’esperienza dell’immersione?

La missione esplorativa che ha scoperto la nuova barriera si è tenuta in un’area conosciuta, nell’ambiente, come la “Twilight Zone” del mare: battezzata così durante una missione sottomarina globale, il progetto Seabed2030. A scoprire la nuova barriera è stato il fotografo subacqueo francese Alexis Rosenfeld. Un’esperienza che egli definisce “magica”. 

“Giganteschi, bellissimi coralli rosa che si estendevano finché l’occhio poteva vedere. Era come un’opera d’arte”. 

Il valore della scoperta è immediatamente messo in prospettiva dalle necessità ambientali relative all’ecosistema dei coralli, ogni anno sempre più a rischio. Fenomeni come l’inquinamento chimico e da plastica nell’oceano, che portano a uno scolorimento delle barriere e una loro progressiva scomparsa.

Leggi anche: L’ONU monitora i coralli in pericolo

Da dove viene la nuova barriera

La scoperta di una nuova barriera ha immediatamente attratto l’interesse degli scienziati, tra cui spicca il professore dell’Università di Edimburgo Murray Roberts. “Continuiamo ad associare il corallo ai più leggeri dei mari tropicali, ma qui abbiamo a che fare con una barriera enorme e precedentemente mai conosciuta. Poiché l’acqua bassa tende a scaldarsi prima di quella più profonda, potremmo scoprire in futuro che questi sistemi sono rifugi per i coralli. Dobbiamo farci avanti e mappare questi luoghi speciali, capire il loro ruolo ecologico e assicurarci di proteggerli per il futuro.

Seguiranno altre analisi, che condivideranno il medesimo obbiettivo: analizzare la profondità oceanica della nuova barriera e capire in che modo queste condizioni possano avere impatto sulla crescita del sistema.