Le Hawaii sono il primo Stato al mondo a vietare qualsiasi forma di pesca degli squali.

La Legge 51 è stata approvata nell’ultima sessione legislativa dell’anno passato e ha reso illegale catturare, imprigionare o uccidere ogni specie di squalo nelle acque marine statali. Il provvedimento era già stato simbolicamente firmato nella Giornata Mondiale degli Oceani nel 2021 dal governatore David Ige ed è entrato in vigore nel gennaio 2022. L’ordinanza fa parte di una serie di progetti di legge volti a proteggere le risorse acquatiche.

I trasgressori della legge saranno puniti con una multa che andrà dai 500 fino ai 10.000 dollari in caso di violazione reiterata. Chi non rispetterà la normativa, inoltre, potrà essere punito con il ritiro della licenza di pesca e subire il sequestro della propria imbarcazione e dell’attrezzatura da pesca.

Brian Nelson, amministratore della Divisione delle Risorse Acquatiche Hawaiiane, ha espresso la propria soddisfazione in un comunicato stampa: “Il nostro dipartimento è ben consapevole di quanto siano importanti gli squali per mantenere sani gli ecosistemi marini. E riconosciamo la loro importanza per le pratiche e le credenze culturali native hawaiane”.

Non è la prima volta che le Hawaii salgono agli onori della cronaca per l’approvazione di provvedimenti in difesa degli squali. Nel 2010, infatti, sono state il primo Stato degli USA a varare una legge che rendesse illegale il possesso, la vendita o la distribuzione di pinne di squalo. Dopo aver approvato questa legge, molti altri Stati hanno seguito il suo esempio, a partire dalla Florida.

A causa della pesca intensiva e dei cambiamenti climatici, gli squali sono vittime di un vero e proprio massacro, tanto che molte specie sono considerate a rischio estinzione. La speranza è che, anche stavolta, molti altri Stati seguano l’esempio delle Hawaii, proteggendo gli oceani e gli animali che li abitano.