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Sono tornati i Puffi. Da sempre ecologisti

Sono tornati i Puffi. Da sempre ecologisti

di Davide Nanni

 

“I puffi sanno che un tesoro c’è nel fiore accanto a te” cantava, nel 1989, Cristina D’Avena nella sigla delle celebre serie animata. Nati dalla matita del fumettista belga “Peyo” prima, nel 1958, come comparse nella serie a fumetti “John e Solfamì” poi, nel 1959, come protagonisti di una serie ad essi dedicata, I puffi hanno da subito riscontrato enorme successo su scala globale, diventando icone della cultura popolare e del movimento ambientalista.

Il fumetto, ma ancor più la serie animata, si sono rivelati importantissimi per lo sviluppo di una sensibilità ambientale ed ecologica nei bambini di più generazioni. Tutti, grandi e piccini, dovrebbero ascoltare la canzone “I puffi sanno”, scritta da Alessandra Valeri Manera, per imparare ad apprezzare la bellezza e l’importanza della natura e vedere da un altro punto di vista il mondo che ci circonda.

I puffi ci insegnano l’importanza che ognuno può avere nella società mettendo a disposizione le proprie capacità individuali diverse da quelle di chiunque altro. Questa attitudine ha permesso loro di vivere in un rapporto armonioso d’equilibrio con natura ed animali, nel pieno rispetto di essi.

I piccoli ometti blu attraverso la solidarietà verso il prossimo, la loro capacità di collaborare l’uno con l’altro, il rapporto armonico con il bosco ed il rispetto di Madre Natura, ci insegnano la ricetta per poter vivere in una società felice, sana e serena.

La narrazione nei puffi è stratificata e, come in ogni prodotto rivolto ai bambini che si rispetti, è possibile individuare diverse tematiche e piani di lettura, apprezzabili anche da adolescenti ed adulti. Ma è proprio l’aspetto pedagogico ad avere un ruolo predominante. Come scrive Alessandra Pertosa in “I puffi e l’utopia”, “Il villaggio può essere considerato a buon diritto al pari di un’aula scolastica. Ma la giornata si svolge in modo ben diverso. Potremmo dire che la Descolarizzazione della società, proposta da Ivan Illich, prende qui pienamente corpo. Il Grande Puffo, infatti, non è un insegnante nel senso classico del termine, bensì un educatore.

L’atto dell’insegnare, espresso dalle istituzioni scolastiche occidentali, schiaccia dall’alto verso il basso il discente. Nell’insegnare, il docente indica, dice, impone all’alunno la nozione definita, il programma ministeriale, la sua visione personale spacciata per oro colato. Il Grande Puffo, invece, educa, che vuol dire letteralmente “trarre fuori””.

Guardare ogni mattina, prima di andare a scuola, un episodio della serie animata dei puffi (o leggere un capitolo del fumetto), prodotta dal celebre studio “Hanna-Barbera Productions Inc” nel 1981 e da li in poi trasmessa a ripetizioni fino ad oggi, può essere di fondamentale importanza per incoraggiare i bambini ad affrontare la vita scolastica in modo più positivo e propositivo, nonché per un approccio più rispettoso per l’ambiente e la società che li circonda.

Avere rispetto dell’ambiente e della società significa anche avere rispetto di se stessi. Un ambientenaturale non sano, dal momento che siamo parte di esso, potrebbe segnare la nostra fine ma soprattutto, con riguardo alla società ritornano importanti le parole di Alessandra Pertosa: ”Il luogo in cui si sta costituisce anche chi in quel luogo si trova a vivere.

Ognuno è il portato di incontri e relazioni che intreccia quotidianamente: ciò sta a significare, allora, che un ambiente deturpato, vilipeso, distrutto determina una trasformazione antropologica e ontologica. Chi vive immerso nella bruttezza finisce per trasformarsi in un mostro, non ha più cura di sé, né dei suoi simili, né ancor meno del territorio che lo circonda”.

I puffi sono tornati pochi mesi fa con una nuova serie animata andata in onda per la prima volta in Italia l’8 ottobre su Nick Jr. La serie torna per la prima volta dopo quarant’anni come reboot della prima serie animata della Hanna-Barbera sopra citata, ma questa volta di produzione esclusivamente belga.

Interamente realizzata in CGI 3D, la serie strizza l’occhio alle nuove generazioni di spettatori e riprende lo stile grafico dell’ultimo film,“I Puffi – Viaggio nella foresta segreta”, uscito nel 2017 sotto la regia di Kelly Asbury, discostandosi invece dai due film di grande successo del 2011 e 2013 in cui gli omini blu venivano inseriti in un contesto live action accanto ad attori in carne ed ossa.

La serie, seppur con uno stile più irriverente e canzonatorio tipico delle moderne serie televisive d’animazione dedicate ai bambini, riprende perfettamente le tematiche fondamentali di cui si è parlato prima e rappresenta una perla di fondamentale importanza che potrà far avvicinare anche le nuove generazioni ai puffi, perché non è possibile, anche solo immaginare, che vi siano bambini che non abbiano la possibilità di crescere con i valori ed in compagnia di quei piccoli omini blu alti due mele o poco più, soprattutto se vogliamo guardare con ottimismo al mondo del domani.

 

Link di approfondimento:

https://www.ilmessaggero.it/televisione/il_ritorno_puffi_dopo_40_anni_nuova_serie_nuovi_personaggi-6261011.html

 

http://www.educazione-salute.it/1/i_puffi_3_4447711.html

I Puffi tornano in Tv, tutte le sigle più belle del cartone animato

 

Sitologia:

I puffi e l’utopia

 

I Puffi sanno rispettare la natura e tutto quello che ci dona….

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