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Arriva l’effetto anguria! Alla scoperta di Fantapolitica

Arriva l’effetto anguria! Alla scoperta di Fantapolitica

“L’Italia è piena di giovani coraggiosi, che devono solo essere visti e da cui è necessario partire per dare una scossa a questo Paese”.

È questa la convinzione di Fantapolitica, un giovanissimo progetto politico su base volontaria dedicato a candidati under 30 di sinistra che mette al centro del proprio impegno temi di giustizia sociale ed ecologisti.

Il loro motto è “Vogliamo l’effetto anguria!” ed esprime pienamente l’identità di questa comunità. L’effetto anguria, infatti, consiste infatti nell’essere verdi fuori e rossi dentro, “essere ambientalisti ed ecologisti ma con un cuore socialista”.

Il progetto è stato fondato da Cristiana Cerri Gambarelli, Sokaina Chroukate e Gabriella Sesti Osséo, tre giovani donne under 30. Il progetto ha debuttato alle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 e conta già 9 candidati eletti nei consigli comunali di varie città, tra cui Bologna, Torino e Milano.

Abbiamo intervistato Gabriella Sesti Osséo per saperne di più.

 

Come nasce Fantapolitica?

Fantapolitica è nato in un modo molto strano. Cristiana ed io ci siamo conosciute perché seguivamo insieme la Scuola di Mobilitazione Politica, che si è tenuta tra febbraio e maggio 2021.

Poche settimane dopo la fine della Scuola mi ha contattata per parlarmi di un progetto, Fantapolitica per l’appunto. Lei ne aveva già parlato con Sokaina, sua compagna di università ai tempi della triennale.

Io non conoscevo nessuna delle due. All’inizio rispetto all’idea di Cristiana pensavo di dare solamente dei feedback. Adesso è diventato praticamente un lavoro e sono felice di averle detto di sì!

Di cosa si occupa precisamente il vostro progetto?

Fantapolitica è innanzitutto un percorso di formazione per giovani candidati di sinistra. Nello specifico, persone che si candidano alle elezioni amministrative.

Nella prima edizione il percorso è avvenuto come accompagnamento alla campagna elettorale. Abbiamo tenuto questo corso dal 18 agosto al 25 settembre, proprio durante la campagna elettorale stessa.

La nostra non è però una formazione sui contenuti: scegliendo un gruppo di persone politicamente affini, immaginiamo infatti che le persone che selezioniamo siano già formate da questo punto di vista. Inoltre, noi fondatrici abbiamo tutte e tre formazioni diverse, e ciò che offriamo è il frutto di attivismo.

La nostra formazione, quindi, verte soprattutto su metodi per fare campagna elettorale e per rendere i processi e le assemblee più partecipativi, oltre a metodi di comunicazione politica. Per fare questo utilizziamo metodi di educazione non formale, con attività partecipate come giochi di ruolo o simulazione di dibattiti.

Non c’è dunque una lezione frontale. Avendo supportato anche alcuni candidati che venivano da partiti, immaginiamo che già i partiti facciano formazione, e noi non vogliamo sostituirci a loro. I partiti dovrebbero imparare a formare le persone che presentano.

Il vostro compito però non si esaurisce una volta giunto l’appuntamento elettorale.

Esatto. Quello che vogliamo fare è un accompagnamento continuo, quindi anche per chi ha partecipato ma non è stato eletto.

Adesso Fantapolitica si sta allargando e sta diventando una comunità, per cui l’idea è di creare anche dei momenti di condivisione tra candidati della prima stagione e candidati futuri: una sorta di buddy system, preferibilmente regionalizzato, dove l’eletto faccia da mentore a chi si vuole candidare.

I giovani si sentono già insicuri per via dell’età, e la facilitazione di confronto tra pari li aiuta molto. Questa cosa si era già sviluppata autonomamente durante il percorso formativo, con candidati che si sono incontrati nelle reciproche campagne elettorali o hanno fatto dirette Instagram insieme per confrontarsi su temi specifici e su come questi venivano affrontati nelle loro città. Si sono ispirati a vicenda.

Nella vostra prima partecipazione alle elezioni avete già riscontrato un notevole successo, con 9 eletti ed elette in vari consigli comunali. Come avviene la selezione dei fantacandidati?

La modalità di selezione è cambiata rispetto allo scorso anno.

Nel 2021 eravamo tre ed il modo in cui abbiamo trovato i candidati è stato molto rocambolesco. Abbiamo realizzato un volantino con un messaggio di accompagnamento e abbiamo contattato un po’ di persone che ci sembravano “angurie” e avevano partecipato alla Scuola di Partecipazione Politica. Ci siamo poi rivolte ad altre persone tramite nostri contatti personali.

Mentre facevamo scouting abbiamo contemporaneamente disegnato il percorso di formazione. Questo è avvenuto soprattutto a luglio, per cui abbiamo raccolto persone già certe di candidarsi e non potenziali, proprio perché non c’era tempo.

Quest’anno invece, avendo già una comunità, abbiamo una rete molto maggiore per procedere in termini di conoscenze o di contatti, a partire dai nostri candidati della prima edizione, molto attivi nei loro contesti locali. Il team di Fantapolitica si è inoltre allargato ed è passato da tre a dodici persone.

Anche lo scouting sta iniziando adesso, con conseguente anticipo del percorso formativo. Abbiamo intenzione di lanciare a breve una piccola campagna social “Caccia al fantacandidat*”, dove gli utenti potranno taggare una persona che secondo loro ha il profilo giusto per far parte di Fantapolitica. La prima esperienza ci ha insegnato molto in termini organizzativi.

I/Le 9 fantacandidatə elettə

La comunità che state costruendo sembra avere un’identità e dei valori ben precisi, che vanno aldilà dell’essere semplicemente giovani e di sinistra. Avete dei criteri di selezione specifici, oltre all’essere “angurie”, per scegliere i candidati?

In termini di definizione del profilo abbiamo discusso. Dire “di sinistra” in effetti è un po’ interpretabile. Per scelta, ad esempio, non abbiamo seguito nessuno del PD. Abbiamo seguito magari liste che seguivano candidati sindaco del PD, ma non persone del partito. Un po’ per il discorso di prima: se sei un partito così strutturato non hai bisogno di avere una formazione esterna (spero). La nostra volontà poi è quella di supportare chi non ha supporto, quindi soprattutto le liste civiche. Stiamo comunque lavorando ad alcuni criteri di eleggibilità più definiti che saranno resi pubblici sul sito.

Abbiamo già comunque individuato delle caratteristiche che ci fanno prediligere un certo tipo di candidato rispetto ad altri: appartenenza a liste civiche (o partiti piccoli), candidati che appartengono a minoranze di genere o di orientamento sessuale, candidate donne piuttosto che uomini, candidati appartenenti a minoranze linguistiche o religiose, o che si presentano in contesti con alta percentuale di criminalità organizzata o con conclamate problematiche ambientali.

Se ci sono più candidati cerchiamo quindi di supportare chi viene da gruppi più marginalizzati o sottorappresentati a livello politico. Anche perché abbiamo deciso di continuare a supportare 16 candidati, lo stesso numero dello scorso anno. Avere un legame diretto con i candidati per noi è fondamentale. Se il numero aumentasse sarebbe difficile mantenere questo aspetto e crediamo che la qualità del percorso potrebbe risentirne.

Avete dei criteri anche su base territoriale? 

Nella prima edizione non avevamo deciso a monte su quali regioni puntare di più o su quali città: abbiamo mantenuto il gruppo che si era costruito. Effettivamente non c’era però molta distribuzione territoriale, la maggior parte delle persone veniva da Nord. Ciò è sia specchio della situazione attuale (al Sud, purtroppo, ci sono meno persone giovani che si candidano) che un nostro limite. Per la seconda edizione vorremmo concentrarci su regioni del Sud e su centri più piccoli rispetto alle grandi città.

Nei centri più piccoli, infatti, vedi di più l’impatto che ha un amministratore locale. Abbiamo avuto un candidato, Oscar Porcelli, che è stato eletto in un centro di 6000 abitanti in provincia di Mantova. Mi interessa moltissimo seguirne gli sviluppi: in un comune più piccolo si veda molto di più cosa puoi fare, puoi avere un contatto diretto con la popolazione.

C’è stato un modello a cui vi siete ispirate per fondare Fantapolitica?

Più che da un modello ci siamo fatte ispirare dall’insoddisfazione. Fantapolitica, come ogni forma di attivismo, nasce da uno scontento. Ci chiedevamo “Com’è possibile che ci sia tutta questa energia a livello di movimenti giovanili non istituzionali e allo stesso tempo ci sia un’assenza assoluta o quasi nelle istituzioni?”.

La filosofia a monte è “Se lasci tutto lo spazio a persone che non ti piacciono, loro faranno cose che non ti piacciono”. Se anche sei più a tuo agio nella piazza piuttosto che nel palazzo del comune, conviene che nel palazzo del comune qualcuno ci vada, altrimenti gli altri prenderanno tutto lo spazio.

Ci sono comunque modelli che prendiamo ad esempio. Uno di questi è Run for something. Loro fanno un lavoro di rappresentatività fantastico. A livello di riferimenti teorici invece ci ha stimolate molto la teoria del community organizing, dove la comunità si auto-organizza intorno a dinamiche basiche locali e dove c’è un modello di leadership a fiocco di neve: non c’è un capo e gli altri lo seguono; c’è invece un leader che potenzia chi è accanto a lui, e queste altre persone a loro volta ne potenziano altre, disegnando questo fiocco di neve.

Il community organizing si mobilita anche durante le elezioni e lo fa spesso attraverso il modello del canvassing, una campagna porta a porta dove si chiede non solo il voto, ma anche la mobilitazione. Questa cosa da noi non esiste, si fanno comizi sempre molto verticali in cui si cerca di vendere qualcosa invece di chiedere alle persone dei problemi che hanno. Vuoi rappresentare: allora vuoi chiedere a queste persone qual è la loro principale istanza? Questa cosa puoi farla solo se cominci a parlarci, con le persone. Secondo noi esperienze come quella del community organizing sono un modo per ricucire la ferita tra eletti ed elettori, dove c’è sempre enorme distanza. Questa cosa la puoi fare solo a livello locale.

 

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È abbastanza paradossale vedere in Italia quanto siano attivi e partecipati movimenti giovani ed ecologisti, da Extinction Rebellion a Fridays For Future, senza che questi trovino poi rappresentazione in un partito o in un movimento politico a livello nazionale. In altri paesi europei, come Spagna e Germania, invece è successo. Cosa si può fare a livello nazionale per dare voce a questa comunità?

Dovrebbe nascere un partito che non è nato. In Spagna hanno Podemos, che è nato dai movimenti anti austerity del 2011. Da noi lo stesso anno è nato il Movimento 5 Stelle, che all’inizio aveva un grande potenziale, ma credo che in questi 10 anni in cui poteva (perché aveva tantissimi parlamentari), abbia invece buttato tutto all’aria. Secondo me c’è un vuoto enorme a sinistra, che esiste anche a causa della sinistra estrema che pecca di purismo ideologico: è più concentrata a dire chi è o non è abbastanza di sinistra invece di proporre qualcosa.

È un peccato che non ci sia un partito a livello nazionale che raccolga chi si rispecchia nei valori eco socialisti. Il mio sogno è che le persone che si stanno impegnando adesso si appassionino così tanto alla politica che poi decidano in futuro di farlo anche a livello più alto.

E il futuro di Fantapolitica come lo vedi? Avete già definito progetti a lungo termine?

Finito la prima edizione abbiamo discusso se “salire” di elezioni, abbandonando le amministrative, e fare le politiche e le europee. Abbiamo deciso di continuare con le amministrative perché le politiche nazionali hanno un enorme problema: la legge elettorale, che non ti permette di indicare la preferenza. Perché devo sostenere dei candidati quando questi non possono essere scelti dagli elettori? Farei un lavoro ai partiti, che magari cavalcano l’onda dell’ecologismo più per moda che per convinzione. Per cui finché la legge elettorale sarà questa il lavoro che facciamo non ha senso nell’ottica di elezioni nazionali.

A livello europeo ci stiamo pensando (le prossime elezioni saranno nel 2024). In questo contesto si può indicare la preferenza, per cui sarebbe bello, ma non è semplice trovare candidati under 30 che in Italia si candidino per il Parlamento europeo.

Avete da poco inaugurato la newsletter di Fantapolitica. Questo strumento lo avete pensato per mantenere vivi i contatti con la vostra comunità o con l’intento di raggiungere un pubblico nuovo?

Un po’ per entrambe le cose. Se da una parte per noi è fondamentale mantenere viva la comunità che si è creata, l’idea è comunque quella di allargarci. Volevamo avere un canale extra rispetto ai social, che si perdono nel nostro deficit dell’attenzione e che costituiscono una “bolla” statica.

Vogliamo invece arrivare, per fare un esempio banale, anche ai genitori che non usano Instagram e far sentire loro la freschezza di Fantapolitica. Magari anche a persone non di sinistra. Vogliamo mantenere una comunicazione fresca che possa arrivare a tutti e dimostri che impegnarsi in politica non è necessariamente noioso, che c’è altro oltre l’idea grigia della giacca e cravatta. La politica può essere anche una cosa divertente e che dà grande gioia.

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