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Avocadomania. Nuovo cibo degli dèi?

Avocadomania. Nuovo cibo degli dèi?

di Ottavia Firmani

È un frutto ma non è dolce, può essere liscio o rugoso, verde o porpora, ha la forma di una pera ma ricorda il sapore della noce, che cos’è?

Se non hai indovinato non scoraggiarti, si tratta del frutto della Persea gratissima, pianta appartenente alla famiglia delle Lauraceae, noto a tutti con il nome di avocado. Con questo termine, proveniente dalla lingua Nahuatl parlata dagli Aztechi traducibile con “testicoli”, si indica il frutto dalla forma simile a quella delle pere racchiuso in una buccia dalla colorazione e dalla texture variabile che nasconde al suo interno una polpa verdastra e un grande nocciolo legnoso.

Salutare e fresco, dipinto come cibo degli sportivi dal marketing e imprescindibile sulle tavole più cool, ma quali sono davvero le proprietà di questo magico frutto verdastro? Rispetto alla maggior parte dei tipici prodotti della dieta mediterranea, l’avocado contiene meno acqua (circa – 10 / 15% di una mela), meno zuccheri e acidi idrosolubili, mentre è ricchissimo di grassi, di vitamine (A, C, E) e sali minerali (ferro, potassio, calcio e magnesio). Al contrario, i frutti carnosi che siamo abituati a consumare in Italia sono poveri di grassi, ma ricchi di zuccheri, di acidi, e non contengono tali livelli di alfa tocoferolo.

Si potrebbe paragonare alle nostrane olive, anche se rispetto a queste contiene circa il 30% di calorie in più, e dunque l’inserimento dell’avocado nella dieta, evitando di alterare l’equilibrio tra i macronutrienti energetici, significherebbe eliminare o ridurre drasticamente l’utilizzo di olio extravergine di oliva nelle ricette e sugli alimenti. Più che cibo salutare, dunque, l’avocado sarebbe da evitare in caso di sovrappeso e obesità.

Nonostante l’avocado non abbia le caratteristiche chimiche dei prodotti che siamo più abituati a consumare in Italia, non è di certo raro consumarlo anche nel Belpaese. Tutti lo conoscono, tutti lo consumano. Dall’avocado toast del brunch domenicale alla salsa guacamole in cui si intingono le nachos il venerdì sera all’aperitivo, l’avocado si è perfettamente inserito nella dieta mediterranea decretando una vera e propria moda alimentare.

Con un fenomeno del genere i dati non tardano ad arrivare: lo studio della Mordor Intelligence, azienda di consulenza e analisi degli ecosistemi di mercato mondiale, parla di un aumento esponenziale del CAGR (“tasso annuo di crescita composto”) previsto tra il 2021 e il 2026. In parole povere: con un valore percentuale, in questo caso il 6,0%, si misura la crescita della vendita di avocado nel mondo in un arco di tempo stabilito.

Oltre a fornire i dati riguardanti il consumo, la Mordor geolocalizza l’area di più grande coltivazione del frutto: il Messico.

Al 2018 i terreni messicani usati per la coltivazione dell’avocado erano circa 218000 ettari. Questo è possibile, nello stato del Michoacàn a patto che si conquisti spazio deforestando. Per stare dietro alla crescita della domanda si piantano sempre più giovani alberi di avocado che prendono però il posto dei locali pini secolari, abbattuti perché rubano suolo e luce alle novelle piantine.

La denuncia del Mexico’s National Institute for Forestry, Farming and Fisheries Research parla chiaro: tra il 2001 e il 2010 la produzione è triplicata, portando alla scomparsa di 690 ettari di foresta all’anno. Inoltre, il bisogno di acqua della pianta dell’avocado è davvero consistente: circa 272 litri per due o tre frutti. Ciò comporta un chiaro impoverimento

delle risorse idriche con conseguenti danni alla flora e fauna e disagi per le popolazioni locali.

A ciò vanno aggiunti i pesticidi, che vengono irrorati nelle coltivazioni per aumentare la produzione, e le conseguenze sociali che le ricchezze da sfruttare comportano. Molte piantagioni, infatti, sono controllate da un cartello della droga locale conosciuto come Caballeros Templarios che sfrutta lavoratori a basso costo e migranti provocando la cosiddetta “Guerra degli avocado” della quale si ha uno scorcio nella docuserie Netflix “Rotten” (stagione 2 episodio 1).

I danni all’ambiente e alle popolazioni locali provenienti dallo straconsumo di questo frutto esotico sono più che lampanti, eppure la domanda non accenna a diminuire. Anzi la produzione si sta espandendo sempre di più, assecondata dalle alte temperature dettate dal cambiamento climatico, tanto da essere esportata anche in Italia. Nonostante la pianta ami un clima tropicale e sia avversa al freddo e al vento, in Sicilia il cambiamento delle temperature ha aperto nuove opportunità agli agricoltor.

Di avocado siciliano abbiamo parlato recentemnte in due occasioni. Segnalando un articolo della BBC ( https://www.wateronline.info/2022/02/03/climate-change-caffe-e-avocado-in-sicilia)  e inserendo nel nostro viaggio attraverso le eccellenze agricole italiane l’esperienza di  Pietro Cuccio, fondatore e attuale titolare di Copitur, azienda agricola in provincia di Messina, nata nel 2001, che si occupa della produzione di piante e frutti tropicali e sub-tropicali (Frutti sub-tropicali. Il mango di Sicilia, https://www.wateronline.info/2022/03/19/20051/

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Fonti:

Frutti sub-tropicali. Il mango di Sicilia, https://www.wateronline.info/2022/03/19/20051/

https://www.focus.it/cultura/curiosita/da-cosa-deriva-la-parola-avocado https://www.mordorintelligence.com/industry-reports/avocado-market https://www.internazionale.it/video/2019/07/25/esportazione-avocado-acqua-cile https://www.internazionale.it/reportage/alic

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