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Nutri-Score. Il made in Italy è in pericolo

Nutri-Score. Il made in Italy è in pericolo

di Giulia Tosoni

Nella strategia “Farm to Fork”, studiata per condurre un sistema alimentare più sano e sostenibile, la Commissione Europea ha proposto un sistema di etichettatura obbligatorio a livello comunitario, che dovrebbe essere adottato entro la fine del 2022. Si tratta di un sistema che non sembrerebbe giovare ai prodotti Made in Italy tanto amati. La proposta vincente, secondo l’Unione Europea, è l’etichettatura Nutri-Score promossa dalla sanità pubblica francese, basata su una scala di cinque colori che va dal verde scuro al rosso (colori che ricordano un semaforo), alla quale vengono associate le lettere dalla A alla E. In sostanza, il Nutri-Score riassume il valore nutritivo dei cibi basandosi su questi indicatori.

Per essere più chiari, i prodotti in verde scuro (lettera A) hanno la migliore qualità nutrizionale, mentre i prodotti in rosso (lettera E) sono quelli da evitare.

Il Nutri-Score, basato su 100 grammi di prodotto, tiene conto di diversi fattori come le calorie, i grassi, il sale, gli zuccheri, il sodio, le proteine e le fibre.

Dobbiamo ricordare che le polemiche sul Nutri Score hanno ormai anni. Risalgono alla prima formulazione di questo “classificatore” del cibo sano che sono del 2017, quando fu adottato dalla Francia e poi a seguire da Belgio e Germania.  Da sempre il nostro paese è contrario alla sua adozione, contestandone addiritttura i principi chiave. La notizia è che il Governo Draghi è sceso decisamente in campo  dicendo no all’etichetrtatura a semaforo  Ribadendo  in toni risoluti che questo sistema sfavorirebbe la dieta mediterranea e i prodotti agroalimentari che ne fanno parte https://ilfattoalimentare.it/nutri-score-governo-italiano-contro-semaforo.html .

Formaggi come la mozzarella di bufala, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, ma anche olio extravergine di oliva, prosciutto crudo di Parma e prosciutto San Daniele – eccellenze a livello mondiale – secondo la valutazione del Nutri-Score, rientrano tra i prodotti più nocivi.

Secondo questo meccanismo la Coca-Cola Zero è considerata più salutare dell’olio di oliva e del Parmigiano. Questo perché, il Nutri-Score ignora del tutto la presenza di grassi “buoni”, Sali minerali e vitamine antiossidanti.

Non solo, i parametri su cui si basa il sistema di etichettatura francese, non rispecchiano le reali porzioni di consumo abituale, ma sono tarati su 100 grammi di prodotto consumato.

Il sistema Nutri-Score funziona già in Francia, Germania, Belgio, Olanda e Spagna. Uno scenario che penalizza i prodotti e produttori del Made in Italy all’estero.

Nonostante si tratti di un sistema da adottare su base volontaria, in questi paesi sono in atto campagne per incentivare i consumatori ad acquistare solo alimenti contrassegnati da bollino verde.

Anche se gli imprenditori agroalimentari italiani scegliessero di non etichettare i propri prodotti, che sulla base dell’algoritmo Nutri-Score sarebbero bollati di rosso o arancione, le eccellenze italiane finirebbero per non richiamare più l’attenzione del consumatore.

Il Nutri-Score, oltre a dare ai consumatori un’idea distorta, creerebbe grandi danni economici all’Italia. Nel periodo della pandemia, in Italia, l’unico settore ad incrementare l’export dell’1,4 % è stato quello agroalimentare.

Secondo la Coldiretti “L’etichetta nutrizionale a colori peraltro boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione protetta (DOP, IGP) che la stessa Unione Europea dovrebbe invece proteggere e tutelare soprattutto nel tempo del Covid”. Nel presente video si può vedere in che modo, secondo la Coldiretti, il Nutri-Score sia un sistema fuorviane e discriminatorio verso i prodotti del Bel Paese.

Contro il sistema di etichettatura francese si è schierata l’Italia, proponendo il Nutrinform Battery, un sistema che più che valutare il singolo cibo, si focalizza sull’incidenza di questo nella dieta del consumatore.

L’etichetta nutrizionale italiana, indica il contenuto di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale presenti in una singola porzione di un determinato alimento. All’interno del simbolo della batteria è indicata la percentuale dei vari valori, apportati alle singole porzioni rispetto alla quantità giornaliera di assunzione consigliata. L’obiettivo del Nutrinform è quello di inquadrare il consumo in un contesto più logico e coerente di assunzione giornaliera e contribuire alla formazione di un metodo per combattere patologie legate a scorrete abitudini alimentari.

Piuttosto che dividere gli alimenti in buoni e cattivi, l’etichettatura italiana, invita a considerare in modo più preciso il consumo di cibi in una dieta sana ed equilibrata.

La messa in atto del Nutrinform Battery è stata compiuta da una pluralità di attori: la filiera agroalimentare, nutrizionisti dell’Istituto di Sanità Superiore e del Consiglio per la Ricerca Economica Alimentare e i ministeri delle Politiche Agricole, della Salute e dello Sviluppo Economico.

Alla base della proposta italiana c’è la dieta mediterranea, una delle migliori al mondo, considerata benefica per la salute generale.

Giudicare un prodotto alimentare come “cattivo” non rende la dieta equilibrata, a questo si preferisce il consumo di qualsivoglia alimento, tenendo però conto, delle quantità consigliate.

Ogni cibo può entrare a far parte di una dieta, ma nella giusta misura. Esattamente su questo si basa il Nutrinform che non classifica nessun cibo come insalubre in sé, ma ne illustra la giusta quantità da assumere giornalmente.

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