di Lia Bucciarelli e Giada Ghisoni

 

La Neofobia Alimentare è una condizione psicologica e ambientale che corrisponde ad una riluttanza, paura e rifiuto di provare alimenti nuovi o sconosciuti. Presenta origini evoluzionistiche, ma le cause possono essere molteplici quali: componente genetica, educazione alimentare, eventi traumatici e componente culturale. Infatti vari studi e ricerche hanno sottolineato l’esistenza di una predisposizione genetica alla neofobia, amplificata poi da un’educazione alimentare e sensoriale ridotta durante l’infanzia.

La neofobia alimentare è spesso una patologia sottovalutata, perché la si considera una semplice fase del percorso di crescita di un bambino. In realtà se trattata in modo errato può prolungarsi nel tempo, durante l’adolescenza e l’età adulta, causando gravi problemi di natura alimentare. È quindi necessario, fin dallo svezzamento, abituare il palato dei bambini a sapori diversi, riproponendo gli stessi cibi in forme e cotture differenti, così da non eliminare gruppi di alimenti dalla dieta.

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha condotto uno studio per indagare la correlazione tra Neofobia Alimentare e apertura verso nuove culture, con un approfondimento legato al consumo di cibo etnico.

Il livello di neofobia è misurabile attraverso un test strutturato con 10 quesiti da compilare con una serie di risposte Linkert in sette punti.

Dai dati è stato possibile creare l’identikit del tipico neofobico: uomo con più di 55 anni, con un basso livello di istruzione (licenza elementare o media), disoccupato o in pensione. Infatti sembra che i giovani e le donne che hanno affrontato un lungo percorso di formazione siano più disponibili all’assaggio e alla scoperta di nuovi alimenti.

Evidente la correlazione tra i valori di neofobia e l’apertura verso nuove culture: i soggetti più neofobici sono anche quelli meno disposti a entrare a contatto con nuove e differenti tradizioni. Questo risultato si può comprendere riflettendo sul ruolo del cibo in una cultura.

La cucina deriva infatti da un insieme di tradizioni, particolari condizioni sociali e storiche che ne hanno comportato lo sviluppo, eppure andare a mangiare in un ristorante etnico non obbliga una persona ad approfondire la conoscenza di certi usi e costumi. Il cibo è quindi un semplice ostacolo che permette il contatto con un’altra cultura senza però costringere ad un’immersione profonda in essa. Al contrario, il forte attaccamento alla propria tradizione culinaria può portare a non compiere questo primo passo e a vivere con una mentalità chiusa, provocando un atteggiamento di rifiuto nei confronti di ciò che si ritiene diverso.

Il report che potete leggere qui è stato realizzato nell’ambito dell’insegnamento di ” Internet research e web reporting” del Master in Comunicazione digitale, mobile e social dell’Università di Parma.

 

Report – Neofobia Alimentare_ espressione di conservatorismo.docx