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Prato si reinventa. La città circolare.

Prato si reinventa. La città circolare.

Determinata e in corsa (veloce) verso l’economia circolare e un futuro sostenibile.  Questa la direzione che ha preso la città di Prato, attivando un modello di governance e una serie di azioni coerenti che tutelino la storica filiera del tessile e riqualifichino l’intera area urbana.

“Metabolismo urbano circolare”: è la formula che riassume un progetto di transizione ecologica, economica e sociale iniziato con l’adozione dell’Agenda Urbana nel 2015 e culminato nel 2020, con “Prato Circular City”, strategia di lungo periodo intrapresa nell’ambito  dell’Agenda Urbana UE su Economia Circolare, dove la Città di Prato rappresenta l’Italia.

La metodologia si sviluppa attraverso tavoli e gruppi di lavoro operativi e trasversali, osservatori e buone pratiche, in una piattaforma di discussione circolare e permanente che, fra i temi prioritari, ha individuato quello del distretto industriale Tessile & Abbigliamento e la gestione delle risorse correlate, dal riuso delle materie prime seconde, a quella idrica, al riuso degli spazi urbani.

Una modalità di co-decisione coordinata dal Comune di Prato che, coinvolgendo in riunioni periodiche gli stakeholder del territorio (associazioni di categoria, sindacati, enti pubblici e privati), ha consentito di elaborare nel 2021 “Next Generation Prato”, un documento strategico e operativo con cui la Città di Prato risponde alle sfide lanciate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In questa cornice, tra le principali azioni concrete che la città ripone nella sua agenda, vi sono la creazione di un hub europeo del riciclo tessile, l’efficientamento degli impianti di depurazione e recupero delle acque gestiti da GIDA e vasti programmi di rigenerazione urbana, come l’Agenzia Urbana del Riuso e il Piano di Innovazione Urbana PIU Prato.

Textile Hub – la circolarità tessile

Quello pratese è il polo tessile più grande d’Italia: con le sue 3.500 imprese occupa 18.660 addetti, pari al 16% del totale nazionale e rappresenta da solo il 3% della produzione europea del settore. Un’industria con 200 anni di tradizione alle spalle, considerata oggi al servizio dei grandi marchi della moda, con il 60% del fatturato generato dall’export, per un valore di 1,5 miliardi di euro (pari al 15% dell’esportazione tessile nazionale).

Il distretto, omogeneo e cooperativo, è costituito soprattutto da aziende specializzate nelle singole fasi del ciclo della lana cardata, largamente basato sul recupero e riuso degli scarti di lavorazione, ritagli e capi di abbigliamento usati. Una pratica sostenibile, dal momento che l’impatto della fibra rigenerata a Prato, comparato alla produzione di lana vergine generica, permette di consumare l’84% in meno di acqua, impiegare il 70% in meno di energia ed emettere il 74% in meno di emissioni di anidride carbonica (CO₂).

 

La Città di Prato può vantare quindi un’attitudine storica alla circolarità e una consolidata leadership internazionale in questo settore che ha inteso promuovere ulteriormente, candidando il nuovo Textile Hub a ottenere un finanziamento attraverso i fondi erogati dai bandi del Pnrr (Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica). L’impianto di Alia, società di servizi pubblici ambientali partecipata al 16% dalla municipalità pratese, punta a realizzare una nuova filiera della raccolta differenziata dei rifiuti tessili, capace di riciclare il 94% delle 34mila tonnellate in entrata all’anno, connettendo il proprio ciclo a quello delle aziende locali.

Il polo, che potrà diventare anche un centro di ricerca sui temi del recupero e della rigenerazione (e vede tra i partner anche Confindustria, Confartigianato, CNA e Next Technology Tecnotessile), sarebbe uno strumento per adempiere agli obiettivi del Piano d’azione europeo per l’economia circolare (Nceap, ripreso dal Pnrr), che punta al “100 per cento recupero nel settore tessile tramite ‘Textile Hubs’”.

Dal primo gennaio 2022, peraltro, l’obbligo di raccolta differenziata per i rifiuti tessili è entrato in vigore in Italia e il Textile Hub di Prato sarebbe il primo con un’innovativa tecnologia a sensori ottici Near infrared che, dopo una cernita manuale, potrà riconoscere e differenziare autonomamente i tessuti per fibra e colore, con una capienza di trattamento di 4 tonnellate l’ora, evitandone lo smaltimento in impianti di termovalorizzazione o in discariche.

Va ricordato che, secondo dati Nceap, a livello di impatto ambientale il tessile occupa “la quinta posizione per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra. Si stima che meno dell’1% di tutti i prodotti tessili nel mondo siano riciclati in nuovi prodotti”. Il costo d’investimento per realizzare il Textile Hub è di 18 milioni di euro, con un contributo nazionale stimabile in 2,1 milioni di euro.

GIDA – la circolarità idrica

Il tessile è anche il quarto “tra i settori che utilizzano più materie prime e acqua dopo il settore alimentare, l’edilizia abitativa e i trasporti”. Un consumo fortemente idrovoro cui la Città di Prato ha deciso di rispondere, già oltre 40 anni fa, investendo sull’economia circolare molto in anticipo sui tempi, creando un’alternativa all’approvvigionamento di acqua di falda per gli usi industriali e realizzando, nel corso degli anni il più importante esempio in Europa, per dimensioni e capillarità, di acquedotto esclusivamente dedicato ai bisogni delle aziende del distretto produttivo locale. Gida Spa, società pubblico-privata partecipata al 46,92% dal Comune di Prato, insieme a Confindustria Toscana Nord (45,08%) e Consiag (8%), nasce nel 1981 con la creazione dell’impianto di Baciacavallo, primo nucleo dell’attuale sistema centralizzato di depurazione delle acque di scarico civili ed industriali. Negli anni è stata poi costruita una rete idrica industriale, che misura oltre 60 chilometri, che rifornisce di acqua riciclata adeguatamente depurata, oltre 300 aziende di Prato e dintorni ed ha una potenzialità di produzione di circa 6 milioni di metri cubi di acqua all’anno.

 

Consapevole di ‘possedere’ le due principali sorgenti di acqua “riciclabile” – ovvero le acque di scarico di provenienza sia civile che industriale – Gida ha acquisito un ruolo determinante nel recupero ai fini del riutilizzo delle acque reflue. Ciò ha garantito nel tempo un equilibrio fra le  esigenze fondamentali dell’industria tessile pratese e i bisogni irrinunciabili della popolazione. Il recupero, la depurazione, l’affinamento e la redistribuzione delle acque usate permette di affrontare tempestivamente la carenza idrica, evitando di dover drammaticamente scegliere, in un prossimo futuro, fra consumi civili e industriali. Attualmente Gida gestisce gli impianti di depurazione a servizio dei comuni di Prato, Vaiano, Vernio e Cantagallo, l’impianto di trattamento liquami di Calice e la rete dell’acquedotto industriale. L’azienda è più che mai preparata ad accogliere le nuove sfide imposte dall’economia circolare attraverso la ricerca e l’applicazione di tecnologie innovative e a basso consumo energetico, lo sviluppo del riciclo delle acque usate mediante l’acquedotto industriale, il potenziamento della piattaforma di smaltimento di rifiuti liquidi, il recupero del potenziale energetico dei fanghi di risulta della depurazione e la collaborazione fattiva alla realizzazione della fognatura separata per le acque di scarico industriali, ultimo tassello necessario a chiudere questa parte del ciclo di recupero delle acque.

 

Con Next Generation Prato, la Città e il distretto tessile guardano con interesse a questa struttura in continua evoluzione anche per attrarre i fondi del PNRR. Per Gida si prevedono un insieme di interventi tra cui il nuovo polo di essiccamento dei fanghi da 8 milioni di euro, già entrato in fase di progettazione esecutiva, che permetterà di ridurre del 70% il volume dei fanghi di depurazione inviati ad altri stabilimenti per lo smaltimento.

L’obiettivo è trasformare Gida in una “fabbrica ancora più verde” attraverso impianti che consentano, oltre alla depurazione e al riutilizzo delle acque, anche il recupero e la produzione di energia tramite la diminuzione del volume dei fanghi residuali derivanti dai processi di depurazione. La conseguente riduzione del numero di trasporti dei fanghi da smaltire produrrà come ulteriore beneficio in termini ambientali anche una sensibile diminuzione dell’inquinamento prodotto dai mezzi utilizzati per raggiungere impianti terzi. Grazie al nuovo essiccatore, che avrà una capacità di circa 10mila tonnellate, i fanghi non saranno più “semplicemente” disidratati, come avviene attualmente: di conseguenza, i costi complessivi di gestione saranno più contenuti, il prodotto finale da smaltire sarà minore (portando a 2.800 tonnellate annue di fango essiccato rimaste dopo il processo le attuali 10.000), sarà più stabile e meno impattante dal punto di vista odorigeno e ambientale.

Il polo di essiccamento disporrà di un sistema di raccolta, trasporto e trattamento delle arie esauste e sarà autonomo a livello energetico, grazie alla realizzazione di un sistema di cogenerazione a gas naturale, effettuato con due apparecchi per la produzione di energia elettrica e termica.

PIU PRATO – la rigenerazione urbana

Se da un lato il rapporto con le materie prime e le risorse naturali viene mediato da infrastrutture innovative, dall’altro la Città di Prato punta a recuperare gli stessi edifici industriali inutilizzati e abbandonati come risorsa dal grande potenziale per attivare specifiche strategie di politica urbana. Il tema implica, in ottica di governance, la transizione dall’urban planning tradizionale a un nuovo modello di “urban re-use management”, volto al miglioramento della qualità di vita per i cittadini e alla diversificazione della proposta di valore proveniente dal territorio, in funzione di una nuova vision complessiva della città, che guarda all’orizzonte delle Smart Cities e Circular Cities europee.

Il Comune di Prato – che aderisce agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e che ha approvato una propria “Agenda Urbana 2050” – ha inserito dentro Next Generation Prato il progetto di un’Agenzia Urbana del Riuso, organismo che avrà l’obiettivo di rifunzionalizzare gli spazi urbani inutilizzati. A partire da un vero e proprio “censimento” degli edifici non utilizzati, dovrà creare un nuovo modello di sviluppo ripensando le funzioni del territorio, attraverso sinergie tra pubblico, privato e sociale; un facilitatore per la transizione funzionale dei quartieri.

L’amministrazione comunale ha già intrapreso, sulla base di questo paradigma, il programma di rigenerazione urbana PIU Prato nell’ex area industriale del Macrolotto zero, dove i nuovi edifici pubblici recuperano vecchi opifici artigianali dismessi, con l’obiettivo di realizzare un Distretto Creativo e innovativo in un’area caratterizzata da fattori di criticità sociale. Realizzato con un finanziamento Por-Fesr della regione Toscana e co-finanziato dal Comune di Prato, il progetto prevede l’intervento su oltre 10mila metri quadrati di edifici e spazi privati, ma non si limita a riqualificare i soli asset fisici.

Nel quartiere a più alta densità abitativa della città, in una delle zone col più alto tasso di immigrazione di tutta l’Italia, le aree dismesse sono state adibite a nuove funzioni pubbliche e introdotte nel quartiere in modo da accelerare la transizione verso una dinamica di riuso degli edifici artigianali e industriali esistenti, attraendo le attività economiche legate ai comparti creativi. Il nuovo Macrolotto ospiterà quindi un Mercato Coperto di prodotti agroalimentari a filiera corta, un coworking ed una medialibrary con bar-ristorante annesso, un grande playground con aree verdi, aree fitness, gioco e skate-park, e una piazza per eventi pubblici. Attività, collaborazioni e percorsi partecipativi sono stati promossi per attrarre gli investimenti privati nel quartiere e l’insediamento di nuove attività.

 

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