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I supermercati britannici tolgono la data di scadenza da 500 prodotti freschi

I supermercati britannici tolgono la data di scadenza da 500 prodotti freschi

di Alessandro Balconi

 

Quante volte è capitato di scegliere una confezione di cibo piuttosto che un’altra semplicemente perché più lontana nel tempo dalla sua data di scadenza e quindi più facilmente conservabile? Una decisione ponderata al fine di non portarsi a casa prodotti che di lì a poco sarebbero potuti andare a male. Peccato che, dal lato opposto, la scelta di non acquistare alimenti vicino alla scadenza, inevitabilmente porti i gestori dei supermercati a doverli buttare via perché, appunto, avariati.

Per cercare di far fronte alla spirale dello spreco alimentare, i supermercati britannici hanno deciso di mettere in atto una soluzione che alla lunga potrebbe rivelarsi particolarmente virtuosa e degna di essere replicata anche altrove: lo scopo del progetto, infatti, è indurre i consumatori a valutare la commestibilità di frutta e verdura preconfezionata senza alcun tipo di condizionamento.

Protagonista dell’iniziativa è la popolare catena di supermarket Waitrose che, a partire da settembre, ha scelto di rimuovere la data di scadenza da ben 500 prodotti alimentari freschi e in particolare frutta e verdura preconfezionata. Su tutti questi articoli, quindi, non comparirà più la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”.

 

Supermercati britannici: via la data di scadenza da 500 prodotti freschi

L’iniziativa non è di certo una novità per il Regno Unito, ma l’allargamento di tale prassi anche ad altre catene di supermercati testimonia come oltre Manica ci si voglia adoperare per ridurre al minimo gli sprechi alimentari.

Il progetto di Waitrose, tuttavia, non rappresenta una vera e propria novità per il Regno Unito: dal 2018, infatti, il gruppo Tesco aveva dato per primo il via ad un’idea simile rimuovendo le date di scadenza da un centinaio di alimenti freschi. Dopo un periodo di prova, anche la catena Marks & Spencer ha deciso di tagliare il best before da oltre 300 prodotti ortofrutticoli.

Ecco quindi che dopo Tesco, oggi anche Waitrose si unisce al progetto di rimuovere la data di scadenza da 500 prodotti freschi, soprattutto frutta e verdura preconfezionata. Rimossa la dicitura “da consumare preferibilmente entro”, sarà quindi compito dei consumatori valutare la commestibilità del cibo che trovano sugli scaffali dei supermercati senza farsi condizionare da alcun tipo di fattore esterno.

 

Valutare la commestibilità del cibo senza condizionamenti

A questi due supermarket, quindi, ora si aggiunge anche Waitrose. Senza più il condizionamento della dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, spetterà ai consumatori valutare la commestibilità del cibo che stanno andando ad acquistare, mettendo quindi in atto delle scelte che potrebbero portarli a prendere alimenti vicini alla data di scadenza.

Secondo le stime del “Programma d’azione per le risorse dei rifiuti (Wrap)” sostenuto dal Governo, la rimozione di date su frutta fresca e verdura potrebbe salvare l’equivalente di 7 mila sacchetti della spesa nel Regno Unito.

Marija Rompani, direttrice Sostenibilità ed Etica alla John Lewis Partnerhsip, compagnia che controlla Waitrose, afferma a riguardo: “Le famiglie britanniche buttano via 4,5 milioni di tonnellate di cibo commestibile ogni anno, il che significa che tutta l’energia e le risorse utilizzate per produrle sono andate sprecate. Usando tutto il cibo fresco che abbiamo nelle nostre case, possiamo risparmiare sulla spesa settimanale, che sta diventando una preoccupazione sempre più pressante per molti”.

 

Quanto può essere virtuosa una scelta simile?

I vantaggi derivati dalla decisione di rimuovere le date di scadenza dalle confezioni di alimenti freschi può essere sicuramente un’ottima opzione per evitare che grossi quantitativi di cibo vengano lasciati deperire sugli scaffali dei supermercati solamente perché troppo vicini alla scadenza e quindi già considerati di bassa qualità.

Agire verso una sempre più completa diminuzione degli sprechi alimentari comporterebbe benefici anche a livello di impatto ambientale: un sistema alimentare più sostenibile equivale anche ad una riduzione dei gas serra nei meccanismi di produzione del cibo, ad una maggiore protezione delle risorse naturali, nonché ad un vantaggio in termini economici relativo ad un consistente risparmio di denaro per imprese e famiglie. In questo senso il Wrap sostiene che adottare buone pratiche di produzione e consumo del cibo, ad esempio, potrebbe portarci a ridurre fino al 45% delle emissioni globali di gas serra.

Ragionando però dal punto di vista del consumatore medio, tuttavia, orientarsi nella scelta degli alimenti facendo riferimento alla data di scadenza consente di evitare di acquistare prodotti che nel breve periodo potrebbero diventare nocivi per la salute. La Food and Drink Federation, in tal senso, ha affermato che la dicitura “da consumarsi entro” deve essere dichiarata su tutti quegli articoli alimentari che, da un punto di vista microbiologico, sono altamente deperibili, ossia che possono generale pericolo per la salute umana se ingeriti fuori scadenza. Mangiare pollo avariato può provocare un rischio maggiore di crescita microbica, che può condurre ad intossicazione alimentare.

La dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, invece, è più lasciva e sottintende che l’alimento, anche dopo la sua data di scadenza, può essere comunque consumato, pur non mantenendo al meglio le sue proprietà specifiche. La Food and Drink Federation raccomanda in questo caso una valutazione sensoriale per giudicare le condizioni del cibo, annusandolo e osservandolo attentamente, prima di decidere di gettarlo via.

L’iniziativa dei supermercati britannici potrebbe rappresentare una scelta virtuosa, ma anche un rischio. La direzione giusta da seguire, tuttavia, risiede in una corretta collaborazione tra rivenditori, marchi di alimentari e consumatori.

Se da un lato bisognerebbe confezionare, etichettare e prezzare il cibo nel miglior modo possibile, dall’altro è necessario saper informare al meglio i consumatori per consentire loro di orientarsi nelle decisioni alimentari. Una via di mezzo che ci porti ad integrare la prassi di ridurre lo spreco inutile di cibo.

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