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Invasione di granchi blu: a rischio la biodiversità nel Mediterraneo

Invasione di granchi blu: a rischio la biodiversità nel Mediterraneo

di Alessandro Balconi

Il granchio blu: una specie esotica, importata dalla sponda occidentale dell’Atlantico e dal golfo del Messico, che sta sempre più invadendo le coste del Mediterraneo. Questo animale, un tempo bistrattato dai pescatori, oggi sta diventando anche da noi una prelibatezza gastronomica. Nonostante la sua bontà, tuttavia, il cosiddetto Callinectes sapidus, rischia di rappresentare un grosso problema per i nostri mari. Essendo un organismo vorace, mangia i pesci autoctoni e gli altri granchi, alterando l’ecosistema marino e la biodiversità del Mediterraneo.

Granchi blu: presenza in crescita nei mari italiani

La presenza dei granchi blu sulle nostre coste è in continua crescita. Gli ultimissimi avvistamenti riguardano sia la Riserva Naturale di Torre Flavia tra Ladispoli e Cerveteri nel Lazio, dove questi crostacei si sono spinti a ridosso della battigia, fino a popolare il bagnasciuga di alcune aree, sia il lungomare di Ostia, dove l’appassionato di immersioni subacquee Francesco Bianchi Cagliesi, di recente, si è imbattuto in una tana di granchi blu: “Stavo facendo una delle mie solite perlustrazioni quando, a circa 30 o 40 metri dalla riva, mi sono imbattuto in quella che credevo fosse la tana di un polpo, più o meno a due metri e mezzo di profondità”, racconta. “In realtà, dentro c’erano tre enormi granchi blu, forse ancora più grandi delle loro dimensioni standard, che li vorrebbero intorno ai 15 centimetri di lunghezza e 23 di larghezza. La buca era gigante”.

Da dove proviene e come è arrivato in Europa

L’habitat naturale del granchio blu non sarebbero le acque del mar Mediterraneo, ma bensì la sponda occidentale dell’oceano Atlantico e il Golfo del Messico.
Il suo primo avvistamento in Europa risale al 1947 nel Mar Egeo (Grecia), mentre in Italia bisogna attendere due anni con il loro ritrovamento a Grado. Le cause della loro presenza sono diverse: alcuni fanno riferimento alla tropicalizzazione del mare ossia alle temperature sempre più elevate delle maree; altri, invece, spiegano questa consistente presenza legandola alla complicità delle acque di zavorra delle navi. Su questa seconda ipotesi c’è la conferma di Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio, interpellato dall’Ansa: “Arriva perché viene trasportato dalle navi da crociera e qui si può riprodurre perché le acque sono poco saline e soprattutto perché la temperatura del mare è aumentata”.

Biodiversità a rischio

Il rappresentante di Legambiente Lazio, riguardo al granchio blu, poi, tiene a sottolineare: Come tutte le specie aliene se non controllate potrebbe creare danni all’ecosistema”.
L’allarme di Roberto Sacchi deriva dal fatto che questa tipologia di crostaceo, dalle chele e zampe color blu, è caratterizzata da estrema voracità, motivo per cui potrebbe fare strage di pesci autoctoni e degli altri granchi che popolano le nostre coste. Per tale ragione il granchio blu è un pericolo l’ecosistema del Mediterraneo.

All’estero è una gustosa (e costosa) pietanza. Un’occasione per la gastronomia italiana

Tralasciando per un momento la sua pericolosità, il granchio blu, soprattutto all’estero, rappresenta una gustosa e costosa leccornia. Negli Stati Uniti, ad esempio, viene pescato e cucinato da tempo e il suo costo può arrivare persino a raggiungere i 150 euro al chilo. Nei Paesi asiatici, invece, questo crostaceo ha un valore quasi sacrale, perché considerato simbolo di virilità.
Anche la gastronomia italiana, complice l’attuale grande abbondanza, si è accorta della sua prelibatezza. Nonostante in precedenza venisse bistrattato dai pescatori, che quando lo catturavano lo gettavano di nuovo in mare, oggi ha cominciato a prendere corpo la sua commercializzazione. Sebbene le prime vendite avvenissero sottobanco (ne è un esempio l’operazione “Aringa” della Guardia Costiera di Pescara nel dicembre 2021), ora queste avvengono alla luce del sole e il prezzo di vendita all’ingrosso è di 30-40 euro al chilo. La sua richiesta (e quindi il prezzo) è in crescita, man mano che i consumatori vengono a conoscenza delle sue caratteristiche.

Vendita e consumo per salvaguardare l’ecosistema del Mediterraneo

Legambiente Lazio, data la situazione, oltre a chiedere di monitorare la situazione per capire quali conseguenze porterà sull’ecosistema e la biodiversità, ha lancia anche un appello a evitare la “caccia al granchio blu” da parte di non addetti al lavoro: il monitoraggio deve riguardare la capitaneria di porto e l’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale.
Nonostante ciò, al fine di salvaguardare la biodiversità del Mediterraneo, la vendita e il consumo del granchio blu potrebbe rappresentare una soluzione ampiamente favorevole. In tal senso, cinque ragazze di Rimini della start-up Mariscadoras che hanno dato il via al progetto “Blueat – La Pescheria Sostenibile” in collaborazione con la società Tagliapietra e figli srl, hanno lanciato un appello ai pescatori italiani per spingerli a catturare il granchio blu, con sistemi di pesca compatibili con l’ambiente marino, e a venderlo ad un prezzo stabilito alla società che ne curerà la trasformazione e l’esportazione verso i mercati internazionali, dove costituisce un prodotto molto apprezzato.

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