di Martina Bergamaschi

Il problema dell’inquinamento ambientale è una questione di cui parlano tutti. Pochi, però, sono a conoscenza del fatto che i musei sono tra gli edifici pubblici che consumano grandi quantità di energia. È per questo motivo che alcuni stanno mettendo in pratica piccoli accorgimenti “green” per diventare il più possibile attenti all’ambiente, diventando musei ecosostenibili che integrano la cultura con la sostenibilità.
In Italia, tra i tanti musei attenti all’ambiente, quali il MART di Rovereto e il MUSE di Trento, troviamo il Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, una struttura che crede molto nel suo ruolo attivo quando si parla di rispetto per l’ecosistema.
Ferragamo ha integrato la sostenibilità nella propria strategia di crescita già a partire dal 2014; nel 2017 l’azienda ha adottato il Piano di Sostenibilità aderendo così all’Alleanza italiana per l’Economia Circolare.
Le iniziative sostenibili della società Ferragamo hanno coinvolto in prima linea anche il museo fiorentino, che ha completato l’iter di rendicontazione delle emissioni di CO2 legate alle proprie attività ed ha ottenuto lo standard internazionale ISO 14064. Il Museo di Salvatore Ferragamo è stato il primo a ottenere tale certificazione, diventando capofila del progetto Museimpresa green, rendicontando le proprie emissioni con questo standard di certificazione riconosciuta a livello internazionale per i gas serra.
Il museo Ferragamo di Firenze da alcuni anni ormai veste il ruolo di primo ambasciatore del tema della sostenibilità nel mondo dei musei aziendali del nostro paese, visitati ogni anno da migliaia di turisti italiani ed esteri che rimangono affascinati dal racconto dell’evoluzione delle nostre aziende e dei loro prodotti.

“Salvatore Ferragamo, un Palazzo e la Città”, ©2015 G.de Micheli per Salvatore Ferragamo

Il numero dei visitatori è quadruplicato: dai 10,000 – 12,000 visitatori annuali degli anni precedenti, si è passati a circa 50,000 presenze.
Il crescente numero di visitatori che registra il museo ogni anno porta inevitabilmente un grande ritorno mediatico e promozionale che incentiva i curatori a organizzare mostre e collaborazioni di grande rilievo come quella tra la fondazione e Orange Fiber, primo marchio al mondo a produrre tessuti sostenibili dai sottoprodotti del succo di agrumi.
Dall’unione di questi due brand, è stata creata un’intera collezione di abiti e accessori, esposti poi al museo di Firenze.
Una volta terminata la visita del museo aziendale è possibile, per chi lo desidera, fermarsi nello store per acquistare capi o accessori che verranno poi confezionati nell’iconico packaging rosso, anch’esso rivoluzionato e attento alla sostenibilità: oltre ad essere Made in Italy e completamente riciclabile e biodegradabile è anche postconsumer, ovvero composto al 70% da fibre riciclate e per la restante parte da cellulosa ECF trattata con processi ecologici al fine di promuovere un lusso più sostenibile e di eliminare il ricorso alla plastica monouso.
L’obiettivo che si è posto il museo Ferragamo è ancora lontano. Il suo esempio dimostra però come si possano sempre aggiungere piccoli accorgimenti ecologici in grado di fare la differenza sia nella gestione della struttura, sia con iniziative di sensibilizzazione per noi visitatori. Il numero dei musei sostenibili è destinato a crescere.