di Annachiara Magenta

 

L’inquinamento ambientale è un problema ormai noto a tutti. Ma è una questione sentita da chiunque? La risposta è no: lo si vede dalle comuni abitudini di viaggio e, in particolare, da quelle dei ricchi. È questo il punto focale che gli account di Twitter e Instagram “Jet dei ricchi vogliono portare a galla. Tramite la denuncia dei consumi dei jet privati, la pagina ha raccolto sempre più consensi che portano successivamente ad una maggior consapevolezza dei cittadini. O almeno, di una parte di loro.

La politica utilizzata da Jet dei ricchi è semplice: pubblicazione di tweet o post satirici che, con tracciamento di voli tramite OpenSky Network, richiamano i lettori alla riflessione sulla questione ambientale. I loro post rivelano dati relativi al costo esorbitante dell’utilizzo del jet piuttosto di un altro mezzo (anche, banalmente, rispetto ad un aereo di linea): nei tweet si legge che per un’ora di viaggio in jet privato il costo spazia da 11000 a 26000 euro. Accanto a questo fattore, l’accento viene riposto sull’enorme quantitativo di CO2 emesso nell’atmosfera e solo in secondo luogo sui futili vantaggi che un jet privato può dare (comodità, solitudine ecc.). Si pensi che un volo di 52 minuti, l’equivalente della tratta da Milano a Napoli, inquina «quanto tutti gli spostamenti di quattro persone in un anno», come dichiarato da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana.

Dietro le quinte degli account di Instagram e Twitter si nasconde un gruppo di under 30 che mantiene l’anonimato: attraverso i contenuti sui social tentano di smascherare i paperoni dei giorni nostri e i rispettivi consumi nei trasporti. I più grandi viaggiatori finiti nel mirino sono Diego Della Valle, Matteo Renzi, i Ferragnez, Gianluca Vacchi, Sfera Ebbasta ed Elettra Lamborghini. Il collettivo di giovani, dal canto suo, si rende conto che «è impossibile abolire i voli da un giorno all’altro, ma è possibile agire in altri modi come per esempio inserendo una tassa sul carburante. Ci stiamo lavorando, quello che ci interessa è che tutte le forze politiche arrivino a parlare di abolizione dei jet privati».

Il progetto italiano è un adattamento del profilo francese L’Avion de Bernard, il quale ha inizializzato il dibattito della tematica a partire dall’inquinamento del jet privato di Bernard Arnault, terzo uomo più ricco del mondo e patron di Lvmh, la multinazionale proprietaria di oltre 70 marchi del mondo del lusso, tra cui Louis Vuitton e Christian Dior. La differenza con la pagina francese è che piuttosto di puntare il dito su una singola persona, l’account italiano si divide su vari personaggi famosi per non accanirsi solo contro uno.

In Francia la questione è molto più sentita rispetto all’Italia. Prendendo ad esempio il modo in cui la questione viene affrontata nel Paese transalpino, potremmo ottenere anche noi importanti risultati. Il governo francese è riuscito, infatti, ad approvare una legge per sopprimere tutti i voli interni sostituibili con viaggi ferroviari di massimo due ore e mezzo, proprio per ridurre le emissioni di CO2. La limitazione, inizialmente, prevedeva che la durata massima dei viaggi ferroviari fosse di quattro ore: è stata successivamente diminuita alle due ore e mezza di viaggio per non danneggiare troppo le compagnie francesi. Dal canto suo, il CEO di Air France-KLM Benjamin Smith ha dichiarato al Guardian che la compagnia si è impegnata a ridurre del 40% il numero delle sue rotte nazionali francesi entro la fine di quest’anno.

L’Italia, invece, rimane ancora diversi passi indietro: a partire da fine ottobre avranno inizio i voli interregionali che collegano Trapani e Catania, dalla durata di 50 minuti. Una sconfitta sia per la regione, dove gli spostamenti interni sono lenti e costosi a causa, tra le altre, di mancati investimenti e di una rete ferroviaria in pessime condizioni (a tal punto che è stato sospeso anche l’unico treno Frecciabianca in servizio), che a livello nazionale per i partiti (quasi esclusivamente di sinistra) che avevano incluso nel loro programma elettorale un’agenda climatica per affrontare la crisi climatica e sociale.

Come si legge da un tweet di Jet dei ricchi, “Il 10% più ricco del pianeta è responsabile del 52% delle emissioni globali. In quanto abitanti del Nord del mondo abbiamo tuttə una responsabilità climatica importante, e serve che ciascunə agisca quotidianamente per ridurre l’impatto che ha sul futuro del pianeta”. La speranza è che, in un futuro nemmeno troppo lontano, sfruttando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, si possa pensare più globalmente e non ridursi alle proprie comodità. Perché se non saremo direttamente noi a pagare il conto della nostra incuranza, lo faranno le future generazioni.