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Nell’universo della moda sostenibile brilla l’Africa di Nyny Ryke

Nell’universo della moda sostenibile brilla l’Africa di Nyny Ryke

di Martina Bergamaschi

 

“L’Africa è moda” potrebbe essere lo slogan del momento, visto che sono sempre di più i designer africani che, con le loro creazioni, ci raccontano pezzi della loro storia, del loro Paese d’origine portando una boccata d’aria fresca.

Uno degli astri nascenti della moda sostenibile africana è Nyny Ryke, giovane donna del Togo che ha studiato moda in Italia. Da qualche anno Nyny ha fondato il brand di moda sostenibile che porta il suo nome e che fonde alla perfezione il mondo etnico e colorato delle sue radici e la classicità italiana.

 

Come e quando è nata la sua passione per la moda?

Non ho dei ricordi precisi di quando sia nata la mia passione per la moda. Sicuramente ricordo bene quando, all’età di 13 anni, iniziai danza moderna e contemporanea al Foyer della Danza di Varese. In quel periodo, anche se non era molto conforme al regolamento della scuola di ballo, ho iniziato ad indossare capi che trasformavo personalmente riciclando calze smagliate e t-shirt bucate o macchiate che ricucivo a mano senza grandi conoscenze sartoriali.

Con il passare degli anni mi resi conto di essere anche abbastanza brava. Mi appassionava il mondo della sartorialità quanto quello dell’arte: di conseguenza, al momento dell’importante scelta per mio il futuro, scelsi di portare avanti queste mie grandi passioni che per me confluiscono in un’unica arte chiamata “Moda“. Fu così che iniziai a studiare Fashion Design a Milano.

Lo stile delle sue collezioni è molto colorato e particolare. Da dove prende ispirazione?

Sono sempre stata un’amante dei colori. Credo che non potrei vivere, né esprimere la mia arte e la mia passione senza di essi.

Sono cresciuta in Italia ma sono nativa del Togo, nell’Africa occidentale. Lì, come in tanti Paesi africani, nasciamo circondati da tante vibrazioni: cromatiche, naturali che provengono dalla fauna e dalla flora, dal cibo che consumiamo, per non parlare delle decise vibrazioni sonore. Tutti questi elementi rappresentano la mia prima fonte d’ispirazione.

La seconda fonte a cui faccio riferimento proviene dai miei viaggi e, quindi, dalla realtà che mi circonda.

Quali materiali utilizza per realizzare i capi d’abbigliamento?

A seconda della linea o della collezione che produco i tessuti possono variare. Spesso parto da tessuti realizzati in Togo in modo etico e sostenibile come il kente, il batik, e il bogolan. Tutte queste tipologie di tessuti sono realizzate partendo da una base di cotone bio e arricchite da tinture eco-friendly. Dal 2018 mi sono ripromessa di lavorare in modo più etico e sostenibile.

Sono consapevole del fatto che è molto difficile essere al 100% sostenibili ma, nel mio piccolo, cerco sempre di produrre i miei tessuti e di rifornirmi da aziende tessili con certificazione GOTS, ISO, o che vendono materiali di riciclo o Upcycling.

So che ha messo a punto il kente league, può spiegarmi di cosa si tratta?

Di per sé ho semplicemente ripreso la vecchia tradizione/tecnica di tessitura e l’ho riportata in chiave moderna, occidentale e sperimentale. La maggioranza dei kente sul mercato oppure quelli usati dai designer sono rigidi, pesanti, e se leggeri sono fatti di fibre sintetiche o artificiali.

Io stessa usavo alcuni di questi tessuti, finché non mi è venuto in mente di sperimentare e brevettare i miei propri kente: il “Kentelig” e l’“Elasken”. Il primo è un mix tra kente e lino, il secondo, invece, un kente elastico. Di sicuro non ho intenzione di fermarmi qui.

Perché è così importante per lei la sostenibilità? 

Ho visto tanto inquinamento ed intasamento causato da rifiuti di ogni genere durante i miei viaggi all’estero ma, specialmente, nel mio paese d’origine e in tanti altri paesi dell’Africa, cosa assolutamente non accettabile nel 2022. Di conseguenza ho sempre cercato di agire al meglio sia nella mia vita privata che in quella lavorativa, cercando di non far parte di questo sistema sbagliato, di puro consumismo.

Anche se lavoro nel campo della moda, vorrei contribuire il più possibile ad un sistema di educazione alla sostenibilità, eticità e consapevolezza, dando veramente il giusto valore e rispetto a ciò che possediamo in natura o che creiamo.

In che modo il suo brand rispetta l’ambiente?

Come già detto, il mio brand si impegna ad utilizzare sempre più materiali biodegradabili, adoperare sempre più materie poco o, addirittura, non nocivo per noi stessi, per l’ambiente e per gli animali. In quanto Fashion designer o Creative Director, tengo in modo particolare a distaccarmi dal fast fashion o dall’high street fashion.

Quali sono i suoi obiettivi futuri? 

Il nostro obiettivo per i prossimi cinque anni è quello di espanderci a livello internazionale, sia con le nostre collezioni che i nostri tessuti mantenendo sempre la nostra filosofia di base di eticità e sostenibilità.

Il nostro livello di sostenibilità al momento è dell’85%, nei prossimi cinque anni aumenterà fino a raggiungere il 90% e il 99% nei prossimi 10 anni, anche se spero prima!

Da diversi anni è in corso un processo anche a livello sociale: ci impegniamo affinché tutti i nostri collaboratori ed artigiani, donne e uomini del Togo, percepiscano sia un salario equo, sia una forma di educazione scolastica e di moda etica e sostenibile.

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