Scienziate e scienziati con attiviste e attivisti per il clima di Scientist Rebellion, Extinction Rebellion ed Ultima Generazione, hanno bloccato nei giorni scorsi vari aeroporti privati e hanno protestato contro l’uso dei jet privati in undici Paesi. All’incirca 200 persone hanno preso parte alle proteste; 129 di queste sono scienziate e scienziati di diverse discipline. I dimostranti e le dimostranti hanno adottato azioni di disturbo per bloccare le entrate agli aeroporti, incatenandosi con tubi di acciaio e catene, incollandosi alle porte e alle finestre e spegnendo gli allarmi antincendio. In altri casi, le persone hanno usato arte e musica. A Ibiza, ad esempio, hanno messo in atto una scena teatrale per rappresentare il disprezzo e l’arroganza delle persone più ricche quando le persone meno abbienti sono in gravi difficoltà economiche: 31 dei dimostranti sono stati sottoposti a fermo di polizia e poi rilasciati, e 58 sono stati identificati da parte della polizia. 

Gli 11 fermati a Milano Linate lamentano il maltrattamento subito dalle Forze di Polizia, che non adottando le necessarie precauzioni nello scollare i manifestanti, hanno causato loro ferite alle mani degli scienziati e attivisti/e. Sono stati poi portati e trattenuti in questura per alcune ore e denunciati. Il Dr. Gianluca Grimalda, ricercatore in Scienze Sociali, una delle persone fermate, trattenute in questura e denunciate per la protesta a Milano, ha dichiarato: “Per evitare una catastrofe climatica, le società devono passare alla modalità d’emergenza. Ciò include la riduzione delle emissioni delle élite più facoltose, la cui impronta di carbonio è di gran lunga più elevata di quella del resto della popolazione. È inaccettabile che le persone super-ricche continuino a girare il mondo in lungo e in largo mentre milioni stanno soffrendo per gli impatti disastrosi del cambio climatico.

Questi giorni di azione fanno parte della campagna internazionale “Facciamoli pagare” (Make Them Pay). Le proteste hanno fatto appello alle e ai leader attualmente a Sharm el Sheikh, in Egitto, per la 27a conferenza annuale dell’ONU sul cambio climatico (COP27), di vietare l’uso dei jet privati, che necessitano approssimativamente di 10 volte l’ammontare di energia consumato dagli aerei commerciali e di cinquanta volte di quello consumato dai treni per passeggero e passeggera. Durante le proteste è stata anche perorata la richiesta di una tassa per chi prende frequentemente voli (più voli mensili, anche per tratte brevi, si parla anche di 100 voli l’anno). La tassazione aiuterebbe sia la riduzione delle emissioni sia a pagare le perdite e i danni climatici, sovvenzionare una finanza per il clima e cancellare il debito economico nei paesi più vulnerabili al surriscaldamento globale. Queste richieste si inseriscono in una proposta fatta dal Gruppo dei Paesi meno sviluppati – che rappresentano gli stati più vulnerabili sul piano climatico presenti alla COP27 – e sono state appoggiate da varie Assemblee Cittadine nazionali.

Lo scienziato climatico Peter Kalmus è stato una delle persone arrestate per aver partecipato al blocco in Nord Carolina. “Oggi sono stato arrestato per la seconda volta mentre provavo ad ampliare la consapevolezza della gente sull’urgenza del problema del collasso planetario“, ha detto il Dr. Kalmus. “Siamo dalla parte giusta della storia, ma la sensazione è che stiamo perdendo. Abbiamo bisogno di rinforzi, abbiamo bisogno di più scienziate e scienziati e più persone che si impegnino nella disobbedienza civile non-violenta. Nel punto in cui siamo, non è necessario essere una scienziata o un scienziato per sapere che finché non mettiamo fine all’uso delle energie fossili ogni estate sarà più calda della precedente e che, di conseguenza, rischiamo di perdere essenzialmente tutto. L’indifferenza della nostra società nei riguardi di questo fatto fondamentale mi lascia senza parole“.

La Dr.ssa Rose Abramoff, ecologista del cambiamento climatico, anche lei arrestata, ha detto: “Durante questo periodo critico, ogni tonnellata di combustibili fossili emessa danneggia i nostri sistemi di supporto della vita naturale e ci avvicina sempre di più a punti estremi di devastazione. Un primo passo cruciale verso una transizione che faccia risparmiare energia è vietare i viaggi in jet privato, tassare chi vola frequentemente e far sì che le persone più abbienti e le nazioni paghino il loro debito climatico al Sud Globale e alle comunità indigene e in prima linea.”

Finlay Asher, un ingegnere aerospaziale, ha detto: “L’aviazione rappresenta il culmine dell’ingiustizia climatica e dell’ineguaglianza nelle emissioni. Solo l’1% della popolazione mondiale produce più della metà delle emissioni aeree totali mentre l’80% della popolazione globale non ha mai messo piede in un aereo. Non posso starmene da parte mentre le emissioni provenienti dall’industria in cui lavoro continuano ad aumentare e contribuiscono a un massacro climatico che porta al caos in tutto il mondo. Il fatto che le vendite di jet privati stiano aumentando a dismisura dimostra che stiamo venendo meno totalmente a una giustizia climatica ed economica.

Le proteste per chiedere l’abolizione dei jet privati sono sempre maggiori. L’impatto ambientale di questi mezzi è altissimo, come dimostrato da collettivi protesta globale per chiedere l’abolizione dei jet privati come Jet dei ricchi.