Nella giornata di sabato 19 novembre, Extinction Rebellion Bologna è stato protagonista di un’azione di disobbedienza civile nonviolenta, nello specifico congestionando il traffico in una zona centrale e nevralgica della città tramite l’occupazione del Ponte Matteotti per più di tre ore: alcune persone si sono legate fra loro e hanno bloccato il traffico mentre altre si riappropriavano del ponte e organizzavano workshop, assemblee, interventi, attività sportive, canti e balli, rendendolo per tre ore un teatro di socialità. Un grandissimo striscione recitava: “Non resteremo passivə di fronte alla devastazione ecoclimatica che i governi stanno causando: ribellati!”. Questa azione si inserisce in un contesto di tre giorni di disobbedienza civile nonviolenta in città organizzata da Extinction Rebellion Bologna, con la partecipazione di Fridays For Future Bologna.

Extinction Rebellion Bologna lo ha fatto per comunicare l’urgenza della crisi climatica ed ecologica, per denunciare l’inazione delle nostre istituzioni e fare pressione alla Regione Emilia-Romagna affinché ascolti le tre richieste del movimento ambientalista: la revisione del Patto per il Lavoro e per il Clima e l’anticipo degli obiettivi al suo interno, l’istituzione di un’Assemblea Cittadina regionale che decida le politiche che influenzeranno il nostro futuro e l’invio di una lettera al Governo Italiano chiedendo che venga dichiarato a livello nazionale uno stato di emergenza climatica ed ecologica. Le richieste sono state consegnate ieri al Presidente della Giunta e dell’Assemblea Legislativa.

La Regione Emilia-Romagna ha firmato nel 2020 il Patto per il Lavoro e per il Clima, che contiene l’agenda climatica regionale. Uno degli obiettivi fondamentali del Patto, il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050, non è ritenuto all’altezza dell’emergenza climatica ed ecologica che dobbiamo affrontare. “Il 2050 è troppo tardi, è un obiettivo che non tutela il nostro futuro, e la possibilità di averne uno. La comunità scientifica afferma che dobbiamo azzerare le emissioni di gas climalteranti, compreso il gas naturale, il prima possibile per evitare il collasso climatico ed ecologico”, spiegano gli attivisti e le attiviste.  “Il Patto inoltre non specifica le modalità attraverso cui si raggiungeranno gli obiettivi fissati né obiettivi intermedi, che permetterebbero di monitorare i lavori della Regione. Nelle azioni, oltre che nelle promesse, la Regione sta andando in una direzione opposta rispetto a ciò che ci richiederebbe una reale transizione ecologica. Gli allargamenti di autostrade, tangenziali ed aeroporti, come il Passante di Mezzo e il Marconi a Bologna, per cui verranno investiti miliardi di fondi pubblici, renderanno impossibile un azzeramento di emissioni in tempi brevi e necessari e peggioreranno la qualità dell’aria e della vita delle persone nel capoluogo emiliano”.

Ben 76 associazioni ecologiste regionali, costituitesi nella Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna (RECA ER), non hanno firmato il Patto per il Lavoro e per il Clima perché le osservazioni e le modifiche da loro suggerite alla Regione durante la fase di consultazione non sono state incluse nel documento programmatico della Regione stessa.