di   Pietro Pace

Gigi Montali è un fotografo giramondo che grazie ai suoi scatti ha immortalato e raccontato le tante esperienze che ha vissuto nei suoi viaggi. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione della sua ultima esplorazione: la città di Chinguetti, in Mauritania, nel centro ovest dell’Africa.

Anticamente questo “ksar” era un importante crocevia per il mondo arabo, da esso passavano le carovane che dal deserto si dirigevano verso il mare e viceversa. Il commercio era molto fiorente, anche grazie alla presenza di numerose oasi verdi nelle vicinanze della città; inoltre, con la scoperta di incisioni rupestri, si ha la testimonianza che l’area fosse una zona rigogliosa di fauna e flora.

Successivamente, con la colonizzazione iniziata nel XV secolo prima e i cambiamenti climatici poi, ha perso importanza, fino ad arrivare ad essere quasi sepolta dal deserto.

Oltre ad essere tutt’oggi una città santa dell’Islam, custodiva numerose importanti biblioteche del mondo arabo. Migliaia di volumi scritti a mano che parlavano di scienza, religione e geografia venivano consultati ogni giorno per ampliare il sapere del mondo fino a quel tempo conosciuto.

“A causa dei cambiamenti storici che ha avuto la Mauritania, molti manoscritti sono finiti in possesso di famiglie locali. L’intento dei ricercatori è quello di riunire tutti i testi per la creazione di una nuova grande biblioteca, ma i proprietari non si vogliono privare facilmente dei propri averi, convinti che facciano parte della loro storia” racconta Gigi Montali.

Dal 1996 Chinguetti è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. L’organizzazione ha finanziato diverse spedizioni per riportare alla luce la parte antica, in gran parte sommersa dal deserto.

“Ancora oggi, diversi quartieri sono circondati dalla sabbia. Nella città vecchia sono state liberate le prime biblioteche, ma non sono come ce le potremmo immaginare. Infatti, i manoscritti sono conservati male e in maniera disordinata in plichi: testi scritti a mano di inestimabile valore che se fossero in Europa sarebbero esposti in musei dietro ad una teca” spiega Montali. Attualmente, in alcune scuole islamiche si scrive ancora su tavolette con inchiostro e pennino, per fare in modo che i ragazzi imparino a memoria i versetti del Corano. Il fotografo ci spiega, inoltre, come sia usanza lavare la lavagnetta e bere l’acqua di pulitura, per assimilare ancora di più il testo dentro di sé.

 

La popolazione abita principalmente nella città nuova, separata da quella vecchia da una lingua di deserto. C’è un basso livello di protezione dei beni e un alto tasso di corruzione, bastano pochi soldi o una piccola mancia per farsi fare dei favori. La lingua che si parla maggiormente è l’arabo ma è diffuso anche il francese, con cui i turisti riescono a dialogare con i locali.

“La tecnologia è presente, quasi la totalità della popolazione di Chinguetti possiede un cellulare e sui tetti delle case sono presenti pannelli fotovoltaici per sfruttare il sole e il vento del Sahara come fonte di energia”. Nel deserto, invece, vivono beduini e nomadi che risiedono in tende, per approvvigionarsi utilizzano oasi più o meno vicine alla città, ma ci sono anche dei pozzi nelle vicinanze.

Quest’anno per la Mauritania è stato molto piovoso, si sono create nuove grandi pozze d’acqua. Le stagioni sono simili all’Italia, le temperature arrivano ben oltre i 40 gradi ma il caldo si gestisce grazie all’assenza di umidità e la secchezza del clima, la sera invece è fresco. Ci viene raccontato un interessante aneddoto: “Abbiamo chiesto alle persone se andrebbero a vivere in un posto con più risorse. Ci hanno risposto che non lascerebbero mai il posto dove vivono. Conducono una vita molto semplice e gli basta così, si aiutano a vicenda e spesso si utilizza ancora il baratto come metodo di commercio e sopravvivenza”.

L’ultima curiosa fotografia che ci viene mostrata è del letto del Po in questo ultimo periodo. È presto spiegato il collegamento: “Siamo davanti ad una siccità storica, peggio di quella registrata nel 2003. Dal letto del fiume sono emersi resti di piante a causa del ritiro delle acque. Il paesaggio è quasi desertico, con un po’ di fantasia ricorda quello della Mauritania. Anche Chinguetti era una città fiorente con oasi, villaggi, e con carovane, ma poi con il passare del tempo è diventata quasi disabitata. L’avvertimento da lanciare è semplice: se non c’è vita la natura fa il suo corso, tanto in Africa quanto nella valle del Po”.