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La bicicletta di Di Felice salverà il mondo

La bicicletta di Di Felice salverà il mondo

di Lorenzo Carini

Da solo, in sella alla sua bicicletta, gira il mondo con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa gli effetti del cambiamento climatico. Omar Di Felice ha un passato da professionista del ciclismo su strada e un presente da stella internazionale dell’ultracycling, disciplina estrema delle due ruote, consistente in una serie di prove molto dispendiose sotto il profilo della distanza e dell’altimetria, che nulla hanno a che vedere con le tradizionali corse a tappe note al più, Giro d’Italia e Tour de France su tutte.

Di Felice, secondo cui “la bicicletta salverà il mondo”, si spende quotidianamente a favore dell’ambiente, rendendosi protagonista di numerose iniziative, rivolte in particolari alle giovani generazioni, sui più disparati temi riguardanti la salvaguardia del pianeta. Nell’ambito di uno dei suoi ultimi progetti, Bike to 1.5°C, l’ultraciclista romano ha tentato nelle scorse settimane di compiere la traversata dell’Antartide, ma si è dovuto fermare prima di portare a termine la missione a causa di alcuni problemi personali.

Cosa ti ha spinto a passare dal ciclismo “classico” all’ultracycling?

“Ad un certo punto della mia carriera, ho capito che il ciclismo tradizionale era soltanto una tappa di passaggio verso la mia vera inclinazione alle lunghe-lunghissime distanze. Ho cominciato, di conseguenza, a preferire le avventure rispetto al ciclismo con cui avevo convissuto fin da piccolo, partecipando con successo alle prime competizioni ufficiali di ultracycling”.

Ripeti spesso che “la bicicletta salverà il mondo”, ma sembra che non tutti ne siano consapevoli. Sei d’accordo?

“Credo che l’essere umano, purtroppo, abbia un po’ messo da parte certi valori e soprattutto alcune cose che ci hanno da sempre caratterizzato. La bicicletta è il primo mezzo con cui ognuno di noi ha scoperto il mondo ed è proprio da lei che dobbiamo ripartire: in questo momento storico, dobbiamo cercare di rivedere le nostre abitudini per essere più gentili verso il pianeta e porre il freno ad una crisi climatica che continua ad avanzare a grandi falcate. La bicicletta è lo strumento che può consentirci di abbattere le emissioni in ambito urbano: in tutti quei contesti in cui possiamo lasciare l’auto in garage una volta in più, sarebbe buono utilizzare la bicicletta, un mezzo più leggero e grazie al quale ci si può spostare anche più velocemente nelle città, riducendo l’impatto dato dalle automobili”.

 

In Italia, le istituzioni sembrano poco coinvolte rispetto alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’impatto del cambiamento climatico… Come te lo spieghi?

“In Italia mancano la cultura e la capacità di affidarsi ai dati e agli studi per capire quanto la bicicletta possa essere in grado di muovere grandi volumi di affari: analizzando l’aspetto dal punto di vista economico, la bici è un mezzo che potrebbe darci una grandissima opportunità di crescita. A questo, si aggiungono interessi politici che qualcuno preferisce non toccare perché si tratta di fare scelte impopolari, che inizialmente potrebbero tradursi in pochi voti. Nel nostro Paese, si fanno spesso i discorsi su quanto la politica cerchi soluzioni reali e su quanto invece si soffermi soltanto alla ricerca del consenso”.

 

Che messaggio ti senti di lanciare alle giovani generazioni?

“Lottate per inseguire i vostri desideri perché il mondo sarà vostro. Bisogna slegarsi dalle resistenze e dai pensieri delle vecchie generazioni: personalmente, entro spesso nelle scuole per parlare delle mie iniziative e ho notato, nei giovani, una spiccata sensibilità che mi rende molto ottimista. I ragazzi d’oggi devono fare un passaggio ulteriore, prendere in mano le redini del loro futuro, farsi strada tra le vecchie generazioni e portare avanti le loro battaglie”.

 

Tornando alle tue avventure, di recente non è riuscita la traversata dell’Antartide. Ci riproverai?

“La traversata dell’Antartide non è andata come avrei immaginato, ma è stata una prima esperienza che mi ha permesso di prendere le misure al luogo e capire quello che dovrò affrontare. Non riesco ad immaginare che questo tentativo sia stato unico e isolato: in futuro, appena si potrà, tornerò lì con l’obiettivo di portare a termine il percorso”.

La tua attività ha molte cose in comune a quella degli alpinisti…

“Scalare una montagna è diverso dal pedalare in sella ad una bicicletta, ma alla base c’è la stessa volontà di mettersi in gioco con i propri limiti: si punta sempre a fare qualcosa che apparentemente può sembrare contro le capacità dell’essere umano. Il contenuto è lo stesso, ma cambia il mezzo con cui si cerca di raggiungere l’obiettivo: scalare un 8.000 metri o attraversare l’Antartide in bicicletta è la stessa cosa, rappresenta la medesima missione interiore”.

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