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Milano-Cortina 2026. Sarà come Torino 2006 ?

Milano-Cortina 2026. Sarà come Torino 2006 ?

L’Italia avrà l’onore di ospitare, dal 6 al 22 febbraio 2026, la 25a edizione dei Giochi Olimpici Invernali: le sedi prescelte, quelle di Milano e Cortina d’Ampezzo, si stanno preparando ad accogliere la prestigiosa rassegna a cinque cerchi, ma non filtra grande ottimismo a poco più di tre anni dal via ufficiale delle competizioni.

Perché il nostro Paese ha offerto la sua candidatura ad ospitare l’evento, in un periodo come quello attuale, in cui il cambiamento climatico non ha certo risparmiato il nostro ecosistema? È questo uno dei principali interrogativi che si pongono non soltanto gli abitanti delle zone coinvolte dalla kermesse (alcune discipline si disputeranno anche lontano da Milano e Cortina, a cui tuttavia si è scelto di “riservare” un posto nella denominazione ufficiale), ma anche gli addetti ai lavori ed i semplici appassionati degli sport invernali.

Il “precedente” del 2006

Lo scetticismo generale su Milano-Cortina 2026 è dettato, in gran parte, dal ricordo di quanto accaduto diciassette anni fa, quando fu la città di Torino ad ospitare le Olimpiadi invernali. Anche in quella circostanza, il CIO costrinse gli organizzatori a realizzare numerose strutture temporanee ad-hoc per ospitare determinate competizioni, mentre per altri impianti già esistenti si attuarono più agevoli lavori di ristrutturazione con aumento delle capienze.

Ben quattro strutture utilizzate per l’Olimpiade di Torino 2006 sono cadute in disuso al termine delle gare. Lo stadio del trampolino di Pragelato, costato ben 35 milioni di euro e per la cui costruzione si rese necessario il disboscamento di una vasta porzione della montagna circostante, è tuttora abbandonato a se stesso, al pari dell’impianto dedicato al bob, realizzato a Cesana San Sicario per 110 milioni di euro. La stessa sorte è toccata al Villaggio Olimpico, fiore all’occhiello nel 2006, costruito per ospitare tutti gli atleti in gara e ora diventato rifugio abusivo per oltre 1.400 persone, nonché principale fonte di dispiego della microcriminalità nella zona.

Milano-Cortina 2026, si rischia una Torino-bis?

I primi lavori infrastrutturali in vista delle Olimpiadi del 2026 sono cominciati tre anni fa, poco dopo la conferma di Milano e Cortina come città ospitanti a discapito delle località svedesi di Stoccolma e Are. Mentre alcuni impianti risultano essere già in regola con gli standard attuali del CIO, come il Mediolanum Forum di Assago (la “casa” del basket verrà riconvertita in sede di gare di pattinaggio di figura e short track) e la Pista Stelvio di Bormio, tante altre strutture necessitano di ammodernamento o totale costruzione, con la conseguenza di spese esorbitanti per il settore pubblico e privato.

Come riportato in una recente indagine pubblicata da Il Sole 24 Ore, il CIO investirà sulle Olimpiadi di Milano-Cortina circa 940 milioni di dollari, mentre ne arriveranno altri 550 dagli sponsor dell’evento e poco meno di 500 dalla vendita dei biglietti, dal merchandising e dagli eventi collaterali. Sarà, in definitiva, un giro d’affari da oltre due miliardi.

Il tempo scorre e la situazione, in alcune località, si fa sempre più critica: in Veneto serviranno 200 milioni per rendere fruibile la pista di Cortina d’Ampezzo destinata al bob, in Trentino Alto-Adige saranno invece 100 i milioni di euro da utilizzare per mettere in funzione l’ovale di Baselga di Pinè (Trento).

La situazione appare più tranquilla in Lombardia: a Milano sarà costruito ex-novo l’impianto per l’hockey su ghiaccio maschile, mentre per il torneo femminile sarà sistemato il già esistente Palasharp; in una zona dismessa dalle Ferrovie dello Stato, verrà costruita una maxi Cittadella dello Sport dal valore di 170 milioni di euro, per la quale si prospetta un “futuro” da studentato alla conclusione dei Giochi Olimpici.

L’ambiente è in pericolo

I lavori messi in atto per l’appuntamento del 2026 stanno avendo un impatto ambientale enorme sui territori coinvolti: diverse associazioni di protezione ambientale, tra cui il Club alpino italiano e il WWF, hanno mostrato tutta la loro preoccupazione per quanto sta accadendo, interrogandosi sulla liceità delle operazioni, senza tuttavia ricevere rassicurazioni dagli organi competenti.

Alcune infrastrutture saranno realizzate in zone dichiarate “Patrimonio dell’Umanità” UNESCO, altre in località tutelate dalla Convenzione delle Alpi: le proteste degli ambientalisti non hanno portato ad alcun ripensamento, con le nostre montagne che saranno messe a dura prova per una manifestazione per la quale, visti che i precedenti, si sarebbe potuto dire di no.

Ma, si sa, l’aspetto economico viene prima d’ogni altra cosa, anche dello splendido panorama alpino italiano.

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