di Sabia Braccia

La mostra sul Po al Palazzo delle Acque 

Aperta dal 20 gennaio al 21 marzo 2023 la mostra “LA FORZA DELLE ACQUE. Governare il Grande fiume: mito, identità, strumenti” illustra potenzialità e problematiche dello stretto legame fra il Po, i suoi affluenti e il territorio. Come avevamo già raccontato essa approfondisce i diversi aspetti storici, culturali, territoriali e ambientali implicati nella gestione del Grande fiume da parte delle istituzioni deputate alla sua governance. Promossa da quattro Enti pubblici e curata dall’Università di Parma, la mostra è suddivisa in otto sezioni e situata nel Palazzo delle Acque, già sede dell’ex Magistrato del Po e del Genio civile a Parma. Oggi è il luogo di lavoro dei quattro Enti: l’AIPo (Agenzia interregionale per il fiume Po), l’ADBPo (Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po), l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile e l’ARPAE (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna).

Storia, strumenti, problematiche 

L’allestimento organizzato nei corridoi, fra gli uffici dei tecnici e le sale di monitoraggio, è uno dei punti di forza della mostra. Alcune sezioni prediligono una visione “storica”, proponendosi di raccontare la storia del Palazzo e delle istituzioni del Po, gli strumenti di monitoraggio utilizzati, la cartografia prodotta (anche abbastanza datata e di pregevolissima fattura) e le varie forme di mito, letteratura ed arte che hanno raccontato il fiume.  Esse introducono però al vero e proprio fulcro della mostra: l’interazione del Po con la popolazione locale, interazione oggi monitorata ed assicurata dai quattro enti. Anche in questo caso si parte dal Plio-Pleistocene (3,3 milioni di anni fa) e si illustrano i cambiamenti geomorfologici della Penisola che hanno portato alla situazione attuale, il vantaggio e lo sviluppo dei quali quest’area ha potuto beneficiare, ma anche le canalizzazioni che hanno costretto l’attuale corso del Po comportando problemi di gestione delle piene. Fra queste ultime l’alluvione del novembre 1951 è sicuramente la più citata della mostra, illustrata anche da testimonianze fotografiche. Interessanti gli ultimi piani del Palazzo, in uno dei quali è situata la Sala di emergenza con decine di monitor che mostrano i vari rilevamenti quotidiani, le misurazioni, le previsioni meteorologiche, l’andamento delle acque.

Sala di controllo

La rinaturazione del fiume: combattere l’artificialità

Sempre nella stessa zona vengono esposti anche i progetti volti allo studio di una gestione sicura e ragionata del fiume, progetti condivisi anche da altre città europee attraversate da grandi fiumi. Il più importante è sicuramente quello della rinaturazione del fiume Po, il cui corso eccessivamente costretto ha comportato danni e disagi (perdita di parte della biodiversità, eccessivo sfruttamento del suolo e stentato contenimento delle piene). Come spiega la stessa ADBPo, la rinaturazione consiste nella riduzione dell’artificialità, nel «recupero delle dinamiche morfologiche anche mediante la riapertura di lanche e rami laterali» con rimboschimenti e contrasto di specie alloctone. Obiettivo del progetto è quindi riavvicinare il Po alle sue condizioni morfologiche naturali. Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque e Progetti sul Territorio del WWF Italia, illustra nel video qui caricato come il contrasto della canalizzazione dei fiumi sia fondamentale, fornendo esempi e confronti. Spiega inoltre come la riapertura delle lanche e dei rami permetta al fiume di crearsi ulteriore spazio, dei bacini che in caso di piena fungono da spugne, assorbendo una parte delle acque e poi ricedendola – sotto forma di falda acquifera – nei periodi di secca.

Nel caso specifico del Po il progetto prevede la realizzazione nei prossimi 3 anni di «56 interventi di miglioramento ecologico e di ripristino ambientale dislocati lungo tutto il corso del Grande fiume e, principalmente, fra Lombardia ed Emilia, ovvero nel territorio più fortemente antropizzato» (citazione tratta dal pannello dedicato della mostra). L’area coinvolta si estende per circa 28.000 ettari di superficie, mentre la portata economica del progetto equivale a 357 milioni di euro già ottenuti.

Valorizzare il paesaggio con “ciclovia VENTO”

Per la valorizzazione paesaggistica invece «l’obiettivo più ambizioso è ciclovia VENTO, una dorsale cicloturistica lungo il Po, la più estesa fra quelle del Sistema Nazionale delle Ciclovie Turistiche (SNCT)». VENTO si estende per circa 706 km e sfrutta gli argini maestri del Po offrendo particolari suggestioni, per collegare Venezia e Torino passando per Milano. Attualmente sono stati coperti 574 km di ciclovia, circa l’82% del totale; coinvolti nel progetto da 182 milioni di euro sono 4 regioni, 12 province e 120 comuni.

Progetto VENTO

Insomma, c’è molto lavoro da fare nei prossimi anni, lavoro con il quale restituire alla natura ciò che abbiamo indebitamente prelevato mettendo a rischio noi stessi e la naturale biodiversità del Po. Istituzioni, regioni, enti e personale hanno però a disposizione progetti approvati e fondi stanziati: la rinaturazione del Grande fiume e il ritorno ad una convivenza meno unilaterale fra popolazione e natura è oggi più che mai necessaria. È del 27 gennaio di quest’anno infatti l’allarme del «Corriere della Sera» sulle precipitazioni ridotte e sulla portata del Po inferiore a quella dello scorso anno: il rischio è una siccità ancora maggiore quest’estate. Non sono più solo le piene a destare preoccupazioni; in questo particolare momento storico il rischio di secca e siccità insegna che saper interagire con gli elementi naturali, non abusarne, non condizionarli troppo è più che mai fondamentale.